Mondo Candido – Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi

Mondo CandidoE’ il 1975, anno in cui il duo Gualtiero Jacopetti / Franco Prosperi esce dalla serie "mondo" e dirige un film vero e proprio. Ma e’ proprio cosi’?
S’intuisce dal titolo che Voltaire c’entri qualcosa e si tratta infatti di una rivisitazione, un adeguamento forse o una riscrittura, una parafrasi, una trasposizione aggiornata nel tempo del suo "Candido".
Parlare di trasposizione e’ sicuramente eccessivo, non lo e’ invece nel senso e nel contenuto, un’analisi spietata del "migliore dei mondi possibili" contro il quale Voltaire prima, Jacopetti poi, si scagliano con violenza e disprezzo.
Con grandi differenze la trama e’ la stessa: Candido e’ un giovane nobile di buon cuore che il destino portera’ lontano dal Barone suo protettore ma soprattutto dalla figlia Cunegonda della quale e’ innamorato.
Arruolato suo malgrado, riuscira’ a scappare scoprendo che la corte del Barone e’ stata decimata ma Cunegonda e’ viva, scatta percio’ la ricerca che lo condurra’ negli Stati Uniti, Irlanda e Israele.
Film a dir poco spiazzante, inaccessibile a chiunque non contestualizzi epoca e situazione.
Jacopetti approccia uno stile postmoderno che enfatizza il messaggio attraverso la commistione di epoche e contenuti, una rivisitazione dei "migliori mondi possibili" che ovviamente da Voltaire a oggi, sono molto diversi tipologicamente ma non topologicamente. Percio’ il nuovo Eldorado altro non puo’ essere che gli USA, i post sessantottini i nuovi barbari e i vetusti hippies una manica di barboni decerebrati, tutti quanti campioni di una societa’ a pezzi senza piu’ riferimenti etici e culturali. In cio’ il "candido" si presta benissimo a raccontare l’attualita’ di allora e di oggi purtroppo.
Visivamente e’ bellissimo perche’ non bisogna mai, mai dimenticare che Jacopetti fu anche un regista straordinario oltreche’ cronista di un’epoca e basta vedere i suoi film, tutti i suoi film, per comprenderlo.
Spiazza il mescolarsi di film in costume con la modernita’, si vive del resto ancora sull’onda lunga della serie "mondo" ma anche del "pecoreccio" iniziato col padre nobile "Brancaleone", passando per i pasoliniani "Medea" e "Il Decameron" e proprio la fotografia di Guarnieri per l’opera di Euripide ad essere un buon paragone di immagine. Penso anche a "Evviva la liberta’" di Klein, vicina nel caustico antimperialismo ma ancora di piu’ lo e’ Ken Russell e sara’ lo Zeitgeist, se ne esce proprio quell’anno con "Liztomania" e come dire, con tanti padri o epigoni nobili, il film non e’ secondo a nessuno. Certo, invecchiato e’ invecchiatissimo ma solo nella sintassi non nel messaggio.
Serve molta pazienza nel guardarlo, contestualizzare nudita’ e ammennicoli che appartenevano molto a quell’epoca e poco alla nostra. E’ complicato fare proprio un linguaggio cosi’ distante e non confonderlo coi tanti film del periodo nati col solo scopo di mostrare tette al vento ma superato il primo impatto, diviene chiarissimo dove Jacopetti e Prosperi volevano andare a parare e s’inizia ad apprezzare lo sforzo.
Film da non sottovalutare, figlio di un’epoca nient’affatto lontana, un messaggio ancora piu’ valido oggi che allora.

Scheda IMDB

Addio Zio Tom – Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi

Addio Zio TomChe Jacopetti sia stato uno dei piu’ innovativi e importanti registi italiani e non solo italiani, emerge chiaramente da ogni sua opera, dal taglio e dall’impostazione discutibile o meno che sia e del resto i suoi film sono li’ per questo, per discutere e far discutere e anche in questo e’ sempre riuscito benissimo.
Dopo i primi tre Mondo, il mercato era stracarico di infinite varianti del genere, percio’ arriviamo ad "Africa Addio", reportage sullo stato del continente nero alla fine del colonialismo e la tragedia che si stava consumando e ancora si consuma, grazie ai nuovi invasori ideologici, trasformati oggigiorno in mondialisti benpensanti, nonche’ beneficiari da parte di onlus e cooperative.
Ad ogni modo nel 1971, nel centro esatto delle sommosse razziali statunitensi, l’anno dell’orgoglio negro, degli Shaft e delle pantere nere a casa dei ricchi e illuminati democratici americani, Jacopetti se ne esce con "Addio Zio Tom", progenitore di tutte le docufiction successive per quanto e’ da dire, un film cosi’ non l’ha fatto mai nessuno.
L’impronta del regista, anzi dei registi essendoci di mezzo il collega di sempre Franco Prosperi, resta nel contrasto tra situazioni espresse con l’attualita’ di odiatori negri di professione che auspicano e invitano a sterminare, squartare, stuprare i bianchi, a confronto con il passato del secolo precedente quando la schiavitu’ era pratica abituale oltreoceano. Tutto nero su bianco, non fosse che di quei testi non resta piu’ memoria e i protagonisti di allora come Amiri Baraka, padri ignobili dell’altra faccia del razzismo, vengono ricordati come forti guerrieri con nobili ideali. Jacopetti in qualche modo e contrariamente a quanto qualcuno vuole fare credere, riesce persino a giustificare questa marmaglia mettendo in scena l’alba dello schiavismo, tendendo un filo rosso tra presente e passato come una forma di causa-effetto da un lato ma che evidenziando come certa trivialita’ non sia propriamente derivata da trascorsi storici e che la stessa gente, quando si trova dall’altra parte della barricata, sia molto peggio di coloro che combattono. Il film e’ rimasto potente nella memoria oltre che per l’dea, anche per la sua realizzazione. in quella Haiti allora nelle grinfie di Francois "Papa Doc" Duvalier che prese in simpatia i registi e gli concesse ogni agevolazione per girare il film, incluse centinaia di comparse disponibili per tutto.
Documentario, finzione, impossibile dirlo. Gran cinema, un corso accelerato di storia di rado raccontata e cio’ basti.

Scheda IMDB

Africa Addio – Gualtiero Jacopetti, Franco Prosperi

Africa addioEccoci dunque al film piu’ importante tra quelli scritti e diretti da Jacopetti. Vero forse che "Africa addio" non ha aperto la strada ad un genere come "Mondo cane" ma sotto ogni punto di vista, evolve e nel contempo sposta la mira verso altri bersagli. Se nei capitoli precedenti, l’Africa nel bene e nel male e’ ancora ritratta come terra esotica, un esotismo che nasce dal primitivismo ritrovato tanto di moda oltreoceano, non di meno Jacopetti sviluppava le potenzialita’ giornalistiche oltre l’entertainment.
Vero anche che dell’Africa restavano forti tracce dell’avventura colonialista italiana, la sola avuta negli ultimi 1000 anni e comunque le cronache internazionali, le stesse raccontate sotto un’altra prospettiva dal film, proiettano la pellicola nella cronaca che in quei giorni si stava scrivendo.
Il tema e’ l’Africa post colonialista ma adoperando sintassi da social network 2.0 si potrebbe anche sintetizzare in "quello che i media non vi dicono".
Di quell’anno e’ "La battaglia di Algeri" di Pontecorvo, tanto per dire dove soffiasse il vento, un vento corrosivo che dal continente nero all’ingenuo Occidente, soffiava non certo per il bene degli africani ma per sostituire i vecchi padroni con altri, padroni con mire economiche come gli indiani e con mire politiche come i comunisti sovietici, che poi alla fine e’ la stessa cosa. Questa pero’ e’ storia mentre il punto centrale e’ l’etica dell’operazione jacopettiana.
Cosi’ inizia il film:
"La nuova Africa risorgerà lottizzata sulle tombe di qualche bianco, di milioni di negri e su quegli immensi cimiteri che una volta furono le sue riserve di caccia. L’impresa è così moderna e attuale che non è il caso di discuterla sul piano morale. Questo film vuole soltanto dare un addio alla vecchia Africa che muore e affidare alla storia il documento della sua agonia."
A prescindere da cio’ che si pensa di tutta la questione, serve riconoscere l’importanza di un documento che ha una sua impostazione e un suo pensiero autonomo e cio’ merita rispetto a prescindere dalle proprie opinioni, sempreche’ le proprie opinioni concepiscano pareri discordi, il che non e’ sempre vero.
Per la liberta’ ogni prezzo e’ dovuto? Ma soprattutto, capiamo che la liberta’ implica un popolo che sappia poi gestirla, controllarla, amministrarla? E ancora, il caos anarchico e’ preferibile all’ordine? E’ giusto infine affermare che le democrazie violente siano preferibili a blandi regimi?
Dal 1966, anno di uscita del film, si sono scritte enciclopedie a riguardo. Jacopetti dice: il colonialismo e’ male? Si. Cio’ che lo sta sostituendo e’ meglio? Assolutamente no. Brutta gente quei bianchi colonialisti allampanati e fuori dal mondo? Chi gli preferisce gli infiniti Bokassa, con kili d’oro al collo e morti ammazzati nel freezer, dice di si.
Oggi abbiamo 50 anni di senno del poi sul quale ragionare e un dato certo e’ che non sono bastati affinche’ questa povera terra trovasse un equilibrio. anzi.
Riconosciamo nelle mostruosita’ che ci giungono dall’Africa oggi, le stesse di allora, stessa insanabile violenza che forse un tempo poteva essere scambiata per reazione, oggi e’ tragica constatazione di un orrore morale che travalica il predominio tra i popoli ma rientra nel computo di gente sfalsata cronologicamente  di millenni da noi.
Poi anche questo per piu’ d’uno e’ una cosa bellissima, sempre la stessa feccia che da allora a oggi, e’ riuscita a conquistare i posti di comando e che insiste nel far passare la barbarie come forma alternativa di civilta’ ma del resto c’era chi fomentava odio ideologico dentro a stanzette ammuffite in qualche sede di partito, molto distante da chi come Jacopetti ha rischiato la pelle trovandosi sanguinante e spalle al muro con un mitro puntato, come si vede dalle drammatiche riprese.
Penso al piu’ recente caso del Sudafrica, vuoi per i santi premi Nobel e per la schiera di guitti al suo seguito, vuoi che ce ne hanno raccontate tante ma tutte di un solo colore e infine perche’ si presta bene per rispondere alla domanda: questa liberta’ vale 70 morti ammazzati al giorno, 10 mila all’anno o 64 mila stupri, una donna su 4 e fate voi il conto al giorno? Certamente se sono morti, figlie e mogli degli altri, qualche entusiasta lo si trova.
Tutto qui. Comunque ricordiamo che molti di quei bianchi cacciati e uccisi, era gente che viveva li’ da tre generazioni, un lasso di tempo che qualche diritto dovrebbe pur garantirlo, alla luce poi delle modernissime proposte di rendere cittadini italiani gente che pesta il nostro suolo da un lustro o poco piu’.
Ce n’e’ anche per chi degli uomini non gliene puo’ fregare di meno, perche’ l’eccidio animale e’ l’ultimo dei problemi per chi non ha interesse alcuno della vita altrui e se degli inglesi puoi dire tutto il male possibile ma quando si tratta di bestie, ne hanno piu’ cura che degli delle persone.
Percio’ la loro dipartita e’ coincisa anche con la totale distruzione di oasi faunistiche preservate accuratamente per decenni e se centinaia di cadaveri umani non turbano le vostre coscienze, quelli animali forse si.
Sembra non stia parlando del film ma il film in realta’ e’ questo, domanda e risposta, e’ giornalismo sul grande schermo, soprattutto e’ una voce fuori dal coro che si puo’ rifiutare ma prima e’ da ascoltare.
Sul girato in senso stretto, la bravura e il coraggio del duo e’ innegabile. C’e’ cura, arte, mestiere, il voler dare la forma migliore ad un discorso che merita molta cautela ed autorevolezza. La morte e’ veramente in diretta ma non ci si limita a riproporla, si vuole farlo con un taglio e uno stile che ha fatto epoca, anticipando di decenni cinema e televisione d’informazione.

Scheda IMDB

Gualtiero Jacopetti. Graffi sul mondo – Stefano Loparco

Gualtiero Jacopetti. Graffi sul mondoComprai io libro a pochi giorni dalla sua uscita ma colpevolmente lo leggo solo oggi perche’ l’idea era di ripercorrere parallelamente alla lettura tutta la filmografia di Jacopetti e non ho avuto occasione di farlo prima.
A molti il nome non giungera’ nuovo, lasciandolo forse in una nuvola di conosco-non-conosco ed e’ una strana situazione quando si parla di un regista che ha segnato indelebilmente un’epoca inventando di fatto un genere cinematografico che annovera centinaia di pellicole prodotte in tutto il mondo e che ancora oggi trova epigoni non solo nel cinema ma nella cronaca e nella televisione. Jacopetti e’ il creatore consapevole e determinato della serie "mondo" da cui i mondo movie, ovvero quei film che a cavallo tra cronaca e la ricostruzione scenica, portavano sul grande schermo luoghi lontani e fatti curiosi, spesso drammatici, conditi da esotismo ed erotismo.
Jacopetti, giornalista, direttore, responsabile per molti anni dei cinegiornali quando il cinema era luogo di aggregazione e informazione e gia’ allora il suo stile ironico e anarchico si sentiva e gli procurava non pochi grattacapi. Personaggio dietro e innanzi le quinte, protagonista delle serate romane, playboy per aspetto e carattere, sue furono le conquiste femminili piu’ ambite dell’epoca al punto che in molti riconoscono nel Marcello de "La Dolce Vita" felliniana Jacopetti l’ispiratore e del resto tra i due registi esisteva una antica conoscenza e amicizia.
Tra scandali che fecero epoca, lutti eccellenti e mondanita’, Jacopetti collaboro’ con Blasetti nel celebre ed osannato "Europa di notte", il vero apripista al suo primo "Mondo cane" del 1962. Da quel momento nacque in genere che Jacopetti porto’ avanti per altri cinque film piu’ un sesto in realta’ pura finzione trattando della trasposizione molto elaborata del "Candido" di Voltaire. Affrontero’ i film uno ad uno percio’ non mi dilungo troppo. Quello che importa sapere e’ l’impatto che il suo lavoro ebbe sull’opinione pubblica e nell’informazione.
Jacopetti era come detto uomo invidiato e da invidiare, gia’ questo una grave copla innanzi certa stampa piccina e rancorosa. Che poi fosse un liberale di stampo einaudiano, meglio dire manuziano e ancor peggio fervente anticomunista, lo condannava a critiche violente a prescindere dal merito di ogni suo lavoro. Con lui l’aggettivo "Fascista" si e’ sprecato per quanto si sappia, negli anni in cui i Fo e i Bocca militavano a Salo’, Jacopetti lavorava gia’ con l’esercito statunitense. Molto piu’ anarchico che di destra, combatteva un sistema gia’ molle e lassista come quello democristiano dall’alto, percio’ non aveva amici su un fronte e neppure sull’altro. Fu accusato di tutto, anche di violenza su minore, negli anni in cui a 21 anni non si era ancora adulti e il dito puntato contro di lui e’ lo stesso che s’abbassato su stupratori di tredicenni come Polanski o pedofili alla Woody Allen che confondono l’adozione con l’allevamento sessuale. Potere delle amicizie, non stiamo dicendo nulla di nuovo.
Quando poi produsse "Africa addio" nel quale altro non si faceva che mettere in guardia sull’anarchia post-colonialista, l’odio irreggimentato fu implacabile, cieca  e feroce, totalmente ideologico laddove Jacopetti, non senza un intervento etico, continuava a farsi prima cronista dei fatti, poi regista perche’ non dimentichiamo, tecnicamente nessuno ebbe e pote’ mai ridire sulla precisione del montaggio e del girato mai banale, una continua ricerca sull’immagine piu’ incisiva e sorprendente.
Etica ed estetica, cosi’ si potrebbe riassumere la vita di Jacopetti per quanto difficilmente riassumibile. Loparco .sceglie la strada giusta, innanzitutto contestualizzando epoca e fatti e nel racconto non cronologico, inframmezza testimonianze, biografia, documenti e analisi.  La sua indagine e’ serissima e precisa, il suo stile ricercato ma mai noioso e ben si presta a raccontare una storia piu’ vicina alla fantasia che alla cronaca.
Ecco, il punto di forza e’ che il libro si legge come un romanzo d’avventura pur essendo storia e analisi di un importante pezzo di cinema. merito di Loparco che certo dal soggetto ha ricevuto molto piu’ che una generica suggestione. Purtroppo il libro manca di completezza limitandosi al Jacopetti regista sino alla meta’ degli anni ’70, anzi concentrandosi in gran parte sui primi quattro film. In parte si legge una scelta precisa da parte dello scrittore, dall’altro il quadro resta incompleto sul Jacopetti uomo e si sarebbe voluto saperne ancora di piu’.
Ciononostante e’  un gran bel libro, consigliato a chi ama le biografie ma soprattutto il cinema, 
Non si puo’ e non si deve perdere.

Mondo Cane 2 – Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara, Franco Prosperi

Mondo cane 2Con "Mondo Cane 2" continua e si conclude la trilogia di Jacopetti e soci iniziata col primo "Mondo Cane" e proseguita poi con "La donna nel mondo". Parlo di trilogia perche’ a tutti gli effetti, il materiale girato per il primo film basto’ praticamente per realizzarne tre per quanto cio’ non fosse inizialmente in programma. Che la situazione sia anomala per cavalcare l’onda, lo si riscontra anche dal fatto che malgrado dai titoli di testa, il team sia il medesimo, in realta’ le parti erano gia’ in causa tra loro con forti dissidi tra i tre registi, la produzione e persino i due musicisti. Basti dire che Jacopetti era molto contrario all’uscita del secondo "Mondo Cane" ma cio’ non impedi’ alla Cineriz di guadagnarci ancora qualcosa, perche’ e’ vero che il film non incasso’ quanto gli altri due ma ando’ ugualmente molto bene al botteghino.
Era il periodo in cui Jacopetti ancora doveva riprendersi dalla tragica scomparsa della compagna Belinda Lee e uscire dalla dipendenza da morfina. Pendevano in realta’ sulla sua testa altri grattacapi, come l’accusa per tentata violenza a due prostitute minori a Hong Kong, dove giro’ guarda caso un reportage sull’argomento e nulla fa escludere si sia trattato di una vendetta da parte delle autorita’ o chi per loro.
Belinda Lee gli credette, la stampa avversa ovviamente no. Tutto questo pero’ non fece altro che alzare l’interesse per i suoi film rinforzando ancor piu’ la sua leggenda.
Il film comunque resta il piu’ debole dei tre. Spompato perche’ ripetitivo, il senso del raffazzonato si fa forte del riconoscere il girato di cose gia’ viste e le sequenze nuove sanno di seconda scelta.
Jacopetti non smette di graffiare, anzi ammolla in partenza due belle sciabolate nei denti agli inglesi rei di aver censurato il suo film causa la sequenza iniziale dei cani del primo episodio e ci riesce mettendo in mostra l’etica di gente che ai cani taglia le corde vocali prima di vivisezionarli ma per il resto, anche sul fronte testi, il risultato e’ nettamente inferiore ai primi episodi. Certo, c’e’ la famosa e controversa scena del monaco buddista che si da’ fuoco, scena rivelatasi poi un falso ma Jacopetti si difese affermando di aver ricostruito qualcosa che davvero avveniva ed era avvenuto esattamente in quel modo. Se ne puo’ discutere ma oggi lo chiamiamo docufiction percio’ Jacopetti ancora una volta fu un precursore e del resto non e’ un’operazione poi tanto diversa da quella che l’osannatissimo Rosi compiva in quegli stessi anni ma come dire, il suo era impegno civile altroche’.
Ad ogni modo qualche momento importante ed impressionate c’e’ ma si collega con "Addio Africa" quindi ne scriviamo li’.
Da vedersi per completezza.

Scheda IMDB

La donna nel mondo – Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara, Franco Prosperi

La donna nel mondoDopo il successo clamoroso di "Mondo cane", un seguito era quasi d’obbligo tantopiu’ che il materiale girato, bastava e basto’, per almeno tre film incluso questo "La donna nel mondo". In realta’ il progetto doveva essere piu’ complesso. Da poco Oriana Fallaci aveva dato alle stampe "Il sesso inutile, viaggio intono alla donna", editore Rizzoli ovvero lo stesso patron della Cineriz che produsse i film del trio di registi. Considerando l’idea di trarre un film dal libro della Fallaci e visto l’esubero di materiale si penso’ di far convergere le due cose ma quando il caratteraccio di Jacopetti si scontro’ con quello della Fallaci, la collaborazione cesso’ immediatamente.
L’idea pero’ era buona, il motore avviato, percio’ si procedette con la riorganizzazione del girato e la scrittura di un nuovo testo. La macchina in realta’ gia’ scricchiolava tra i tre registi e s’iniziarono a pagare i tanti inghippi, inconvenienti e tragedie occorse durante le riprese del film precedente.
In primo luogo il tragico incidente automobilistico nel quale perse la vita Belinda Lee, alla quale il film e’ dedicato. Bellezza sfolgorante, ormai una certezza nel firmamento hollywoodiano e a quel tempo compagna di Jacopetti e di lui incinta. Il regista ne usci’ distrutto, fisicamente e moralmente e la morfina che in un primo tempo servi’ ad attenuare il dolore, divenne vizio dal quale usci’ soltanto anni dopo e con enorme fatica. 
Coi primi soldi, iniziarono anche le diatribe su diritti e percentuali e Jacopetti era uomo difficilissimo da trattare.
Ad ogni modo il film fu messo assieme e chi ha visto il primo "Mondo cane" sapra’ riconoscere la continuita’ tra le due opere per quanto questa si concentri sulla donna e sulle possibili varianti.
E’ una donna scoperta, e’ il caso di dirlo, in lungo e in largo, antipodi geografici, culturali e morali che si alternano nello stile jacopettiano del creare da un lato un contrasto shockante, dall’altro sottolineare come spesso il ridicolo delle altrui diversita’ in fondo altro non sia che consuetudini proprie soltanto girate in altra forma.
Certo, il messaggio e’ rivolto a spettatori di 50 anni fa, oggi nessuno si stupisce delle donne che fanno il soldato o delle starlette festivaliere ma l’esotismo africano o di altri continenti ancora sa colpire.
Film criticato sempre dai soliti, italiani ovviamente perche’ all’estero ma anche da noi fu un grande successo.
Seminale nell’introdurre il tassello "donna" nel mosaico del cinema di genere, dal quale scaturirono un’infinita pletora di variazioni, il nuovo capitolo resta fondamentale per comprendere il costume di un’epoca ma ancor meglio per comprendere la grandezza del Jacopetti, uomo, scrittore e regista e la ragione di tanto successo.
NB: per rimarcare la bieca ignoranza e la faziosita’ del sistema dell’informazione italiana, basta mettere a confronto la pagina di Wikipedia italiana con quella inglese. O giapponese.

Scheda IMDB

Mondo Cane – Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara, Franco Prosperi

Mondo caneScrivere di "Mondo Cane" e’ come scrivere di "cinema western" o "Guerre stellari", impossibile farne una sintesi.
Innanzitutto perche’ prima serve parlare di Jacopetti e su questo rimando al libro "Gualtiero Jacopetti. Graffi sul mondo", poi perche’ serve capire l’Italia degli anni ’60, infine bisogna conoscere origine ed epilogo del genere Mondo e l’impatto ancora oggi ben riconoscibile nel cinema, nella televisione e nel giornalismo in genere.
Ad ogni modo siamo nel 1962, l’Italia e’ nel pieno del boom ma la nostra e’ una nazione lunga e stretta che a stento conosce se stessa, tantomeno il mondo. La televisione appartiene a pochi, l’alfabetizzazione e’ da realizzarsi completamente e il cinema gioca ancora un ruolo fondamentale nell’intrattenimento e nell’informazione del grande pubblico. Jacopetti viene dai cinegiornali e da essi estende il linguaggio che vuole essere parte informazione e parte spettacolo, popolare nell’etimo non nella sua accezione semplicistica e banale.
A questa s’aggiunge l’esperienza con Blasetti nei testi di "Europa di notte", documentario che mette in scena canzoni, cabaret, numeri vari e un pizzico di erotismo pescato appunto nei night di tutta Europa. Tutto quanto appare oggi banale, inspiegabile nel suo successo ma serve contestualizzare lo stato di arretratezza di quei tempi dove le finestre sul mondo erano del tutto assenti.
Come il cinema c’insegna la distanza tra nord e sud non era solo in kilometri, possiamo quindi immaginare l’effetto straniante del grattacielo o del negro con spilloni nel naso al contadino perduto con le sue pecore in qualche anfratto roccioso del meridione. Facile giudicare, meno comprendere questa facile evidenza.
L’idea di azzerare le distanze tra popoli e nazioni confrontando diverse forme di tribalita’ riesce molto meglio di ogni imposizione multiculturale. Jacopetti lo capi’ 50 anni fa, chi gli da’ addosso ancora no. 
Tante le scene e i momenti curiosi, equilibrio tra comico e drammatico, leggero e straziante, scene di altri popoli che sono altri mondi per etnia e stile di vita. La tribu’ africana dai riti selvaggi racchiudeva in se’ il facile erotismo di donne a seno nudo ma non di meno documentava nel mondialismo piu’ ampio, l’essenza dell’umanita’ nel suo insieme.
Oggi per quanto possibile, il film e’ ancora piu’ incredibile perche’ se e’ vero che la New York degli anni ’60 non fa alcun effetto, i corpi straziati dei cacciatori di squali o i riti alimentari di tribu’ antropofaghe, ancora colpiscono duro.
Quanto fa riflettere poi lo scherno rivolto a pazzi americani che piangono su costose tombe riservate ai loro cani quando un attimo prima una donna col figlio morto, allattava un maiale. C’e’ da pensarci ancor di piu’ ora.
Sorprendente sotto ogni punto di vista, assistendo ad un pezzo importante di cinema, comprendiamo come il mondo non sia cosi’ piccolo come i nuovi media vogliono raccontarci ma nel contempo come volendo, le distanze si possano percorrere in un attimo. La modernita’ di Jacopetti, il suo linguaggio semplice ma non semplicistico, ce lo racconta con forza immutata. Ed e’ solo l’inizio.

Scheda IMDB

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: