Spring Breakers – Harmony Korine

Spring BreakersPremetto che parlare di questo film e’ problematico. E’ uno strano oggetto che non si sa bene come afferrare, in certi punti rovente altri ghiacciato, da un parte lame taglienti dall’altra viscido e scivoloso. A volte si inveisce contro un Korine scoppiato, in altri si resta senza respiro in attesa del seguito.
E se fosse questa la forza della pellicola? Andiamo con ordine.
In un mondo come quello attuale creato ad immagine e somiglianza di MTV e governato da genitori tolleranti ed amorevoli, quattro ragazze le cui ambizioni si circoscrivono in quattro parole, soldi, sesso, droga e party, compiono una rapina pur di partecipare allo "spring break", vacanze tramutate in maxi orgia che l’Occidente tutto concede ai suoi giovani virgulti.
Le cose pero’ non andranno esattamente come loro speravano.
L’inizio e’ uno psichedelico videoclip di colori saturi e tette al vento.
Gente che beve ininterrottamente, si fa di qualcosa ed e’ addosso a qualcun’altro, sprezzanti col provocatorissimo dito medio alzato e la lingua di fuori. "E anche Korine e’ andato" si pensa sconsolati, eppure qualcosa c’e’ sotto. Montaggio che con crescente frequenza rimbalza avanti e indietro nel tempo, dialoghi ripetuti e ricontestualizzati dalle situazioni che si avvicendano sullo schermo. Quella compiacenza del mostrarsi regista finalmente (?) patinato, si intervalla a sprazzi polemici e acidi, fintanto che con l’arrivo di James Franco, il film svolta drasticamente abbandonando la parvenza di docufiction e sfociando nel dramma. 
Certo che giunti al party della greek, la memoria vola ad "Animal house" piu’ vicina a me per storia e indole e se alcool e sesso non sono mai mancati, a suo tempo le cose si facevano con una goliardia oggi assente e che non si sublima nello sballo. E’ irritante smarrire Korine per lunghi minuti e quando ricompare col suo cinema fatto di svolte repentine e mostri solo in parte addomesticati, si corre per riannodate il filo degli intenti.
Le ragazze sono brave e ancor piu’ lo e’ James Franco, vittima e carnefice su una strada senza uscita, spianata a suon di benessere. Come il film, il suo personaggio resta in bilico tra orrore e venerazione e cosi’ Korine sa farsi odiare ferocemente e ammirare, dimenticando talvolta che si tratta di finzione per quanto simile a troppa cronaca letta quotidianamente.
Inutile ogni analisi moraleggiante, Collodi ci insegna che sempre e’ esistito e sempre esistera’ un paese dei balocchi con la pelle come prezzo del biglietto e sconforta semmai scoprire che anche questa generazione non si e’ mossa in avanti di un passo verso una nuova direzione.
Su Korine non resta che scoprire col prossimo film se c’e’ o ci fa e se "Spring breakers" sia da intendersi il primo passo verso il declino o il trampolino per uno dei piu’ grandi registi della nostra epoca.

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Trash Humpers – Harmony Korine

Trash HumpersKorine  arreso alle passerelle e al glamour? Giammai. Di solito il regista indipendente, se ha talento, fortuna e qualche spintarella, finisce per dirigere almeno un mid-budget e poi via via, piu’ veloce della luce.
Korine no, Korine ha dentro di se’ una bassa risoluzione pronta a sgranare qualunque tecnologia digitale perche’ il rumore ricordiamolo bene, e’ dentro di noi, non nei mezzi che ci circondano.
Insisto sull’aspetto noise del nostro perche’ egli intenzionalmente ha voluto con "Trash Humpers" tornare al VHS e alla bassa qualita’ di immagine capace pero’ di evocare suggestioni, memorie e dove non attinge dai ricordi, inventa con lo stile.
Gia’ dai titoli il ritorno al lo-fi e lo-bit e’ palese, omaggio ed esaltazione del vecchio, quando il vecchio era molto piu’ divertente del nuovo e se i protagonisti sono un gruppo di anziani delinquenti, satiri, sporchi, brutti e cattivi, in questa fiera del "era meglio quando si stava peggio", ci sta alla perfezione.
Iconoclasta piu’ che mai, Korine pare domandarsi perche’ solo i giovani devono avere il privilegio di essere delinquenti e molto, molto, molto stupidi? In realta’ non so quanto sia giusto definire iconoclasta un regista dagli intenti distruttori ma non finalizzati a colpire chissa’ chi  o chissa’ cosa, o piuttosto colui che ricerca una edonistica valvola di sfogo verso un’insana passione per il casino, insana e nel contempo gioiosa e sprezzante.
Come e piu’ di prima, Korine assembla segmenti video slegati tra loro, stile filmino amatoriale ai tempi dell’analogico, che ritrae la banda di vecchiacci e il loro hobby di vandalizzare tutto quanto gli capita attorno e di avere fugaci ma continui amplessi con bidoni della spazzatura, lampioni, staccionate e altro arredo urbano.
La festa continua talvolta a casa loro, una specie di letamaio frequentato da altri figuri, accumunati dalla passione per l’orrido. Non si fanno mancare neppure qualche omicidio ma sempre col sorriso, per cosi’ dire, sulle labbra.
Filmino divertente, breve ma ugualmente stancante sul finale quando all’ennesimo bidone ingroppato, la corda e’ un po’ troppo tirata. Interessante piu’ concettualmente che nel concreto dove una piccola sottotrama non avrebbe guastato, rendendo piu’ interessante l’operazione.
Stay hungry, stay foolish, dalla teoria alla pratica.

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Mister Lonely – Harmony Korine

Mister LonelyOtto anni sono trascorsi dal precedente "Julien Donkey-Boy" e invece sembra un secolo. Korine ha fatto i soldi, e’ diventato celebre, si e’ imborghesito (mammamia che orrore)? Forse e’ uscito dai puzzolenti circoli d’essai ed e’ stato adottato da multisala splendenti e plasticosi?  
Evidentemente no, dal momento in cui si tratta di un cambio d’abito senza che l’abito faccia il monaco e la spettacolare sigla iniziale, patinata e in slow motion, e’ solo in apparenza surreale per rivelarsi presto in pieno stile Korine.
Tutta la vicenda in realta’ resta sospesa tra vissuto e sogno, una sorta di leggera improbabilita’ che aleggia tra i fotogrammi e in questo Korine ci ha abituati sin dal principio. Voglio dire, che esista un sosia di Michael Jackson che imita il suo idolo per campare ci sta, cosi’ come ci sta che in lui non vi sia semplice idolatria per il personaggio pubblico, bensi’ una filosofia di vita che pone la maschera innanzi la persona, in fondo solo piu’ palese rispetto l’abitudine che noi tutti piu’ o meno abbiamo.
Forse e’ piu’ improbabile ma non impossibile incontrare una sosia di Marilyn che vive in una comune di sosia, che abbia per marito un Charlie Chaplin e per figlia una Shirley Temple,  per quanto e’ da dire che delle suore volanti e Werner Herzog prete, un po’ piu’ assurdi lo sono.
Korine fa tutto con molta naturalezza, dimostrando se ve ne fosse bisogno, che l’etichetta da cinematografaro indipendente, quindi grezzo e spartano, era una scelta e non una necessita’ o perlomeno che la pietanza da preparare e’ in funzione degli ingredienti messi a disposizione, non dalla mano del cuoco.
Sorprende un poco questa vena poetica invero non troppo nascosta se andiamo oltre l’ironia con la quale Korine riveste i suoi film e qui, dati soggetto e pretesto, si fa ancora piu’ forte senza smarrirsi comunque nello stile del nostro che sopra le righe ci vive e sguazza. Persino toccante nel finale, Korine dimostra una rara sensibilita’ che si manifesta in fotogrammi da incorniciare, in un misticismo che non trova risposta ma che fa guardare al cielo.
Tra gli interpreti voglio ricordare i due principali, il convincente Michalel / Diego Luna e l’incantevole Samanha Morton, brava da commuovere, ancora una volta perfetta in tutto cio’ che fa.
I duri hanno un cuore e anche Korine non e’ da meno.

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Julien Donkey-Boy – Harmony Korine

Julien Donkey BoyAlla sua seconda prova, Korine impatto’ una miriade di personalita’ che dopo "Gummo" lo vollero nel loro cerchio.
Il primo tra questi fu von Trier che lo coinvolse nel Dogma 95, a ben vedere un’estensione di quanto il regista ci aveva gia’ mostrato, una sorta  di evoluzione naturale o approdo inevitabile di uno stile grezzo e ruvido che nei dogmi del Dogma, cascava benissimo.
In effetti i mostri di Korine ben si sposano dai mostri tipici che il Dogma 95 aveva gia’ palesato con "Festen" e "The idiots", quindi la sinergia era perfetta.
Altra grande presenza aggregata fu Werner Herzog che dopo "Gummo" si mise in contatto con lui e da maestro volle farsi allievo recitando la parte del padre dispotico e deviato, uomo con una strana idea di famiglia e di educazione, uno di quelli che riversa nei figli le proprie ambizioni mancate e che spesso si mette in contrasto con Julien, figlio schizofrenico.
La gente curiosa in casa non manca, continuando con una nonna ossessionata dal cagnolino, una sorella gravida ma con ambizioni di danzatrice e un fratello succube dal padre che lo vuole grande atleta.
Una bella famiglia di mostri come direbbe l’abantantuoniano Cecco, a rischio oltretutto d’incesto e per non farsi mancare nulla, tragedia finale. Non fossero finite qui le stranezze, Julien e famiglia frequentano un gruppo di disabili di varia natura, come pattinatrici cieche e batteristi senza braccia.
Korine ha una sua poetica, la non-poetica che passa attraverso il lo-fi dell’immagine e una propensione al rumore fatto video. Fosse un musicista, Korine sarebbe un magnifico esponente dell’harsh noise piu’ estremo, rumoroso e impattante com’e’, nei testi come nel girato. A vederlo il film, si resta col fiato sospeso nell’attesa del prossimo evento, del colpo di grazia all’ordinario e alla logica laddove la sorpresa nasce dallo spostamento laterale rispetto quanto ci si attende, persino dal buonsenso. Per fare questo Korine esce dai binari tracciati superando anche l’improvvisazione con vere e proprie candid camera come quelle che hanno reso tanto celebre Sacha Baron Cohen e che Julien a volte ricorda, seppur si dovrebbe dire il contrario. 
Buon proseguimento di carriera, da seguire assolutamente.

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Gummo – Harmony Korine

GummoParlando di von Trier e del  Dogma 95, spunto’ fuori il nome di Korine e alla buonora, giunge il momento di dedicargli una piccola retrospettiva.
Lasciando il blabla sul cinema indipendente a chi di cinema se ne intende, Korine esordisce nel 1997 con "Gummo", film molto meno semplice da definire di quanto appaia. E’ la storia, se di storia si puo’ parlare, di un gruppo di ragazzotti della profonda e lontana provincia americana o di cio’ che ne rimane dopo un violentissimo tornado.
La distruzione non e’ fuori nelle strade, e’ anche li’ ovviamente ma ancor piu’ esiste una devianza collettiva che nell’insieme diviene regola, anzi c’e’ da chiedersi dove sia da porre il confine tra l’ordinario nostro e loro.
Di questo si tratta: dove tracciare una linea netta tra giusto e sbagliato.
Posto l’inevitabile confronto con le nostre vite, quale soluzione e’ uscita dai binari del buonsenso? Cio’ che appare tanto al di fuori del cortiletto che ci insegnano essere "normale", potrebbe essere piu’ "normale" del nostro.
Ragazzi che arrotondano cacciando gatti da vendere in macelleria, un tumore al seno visto come ostacolo per mettere su famiglia, sesso a pagamento con ritardate mentali, nonne morenti accudite da adolescenti travestiti, ritrovi serali con l’hobby di ubriacarsi e combattere contro sedie da cucina. Non ci facciamo mancare nani neri e pederasti, sniffate di colla, subumane ipercattoliche, cani morti sulle antenne televisive. Non so, in qualche modo tutto questo non mi fa piu’ orrore di bambine che si prostituiscono per le ricariche telefoniche.
Korine sradica nel profondo le radici della provocazione e penso ai festival internazionali, quelli coi tappeti rossi e della critica esperta, che per far parlare di loro ripetono all’infinito noiosissimo sesso e l’ennesima dissacrazione di Crocefissi, quando basterebbe mostrare un gatto putrido coperto di mosche. Gli alieni sono tra noi, in realta’ siamo noi soltanto un pochino diversi. Anche loro mangiano spaghetti ma non in case traslucide con mamme sorridenti ma nel bel mezzo di uno shampoo immersi in una vasca di acqua lurida. I gatti non gustano scatolette prelibate ma le scatolette prelibate sono piene di gatti laddove invertendo i fattori il risultato non cambia, non troppo almeno.
Non trovo alcuna differenza coi racconti di giovani rampanti alle prese col mondo patinato delle riviste alla moda, Korine e’ soltanto molto ma molto piu’ divertente.

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