J.G. Ballard Il futuro quotidiano – Simone Brioni

J.G. Ballard Il futuro quotidianoEbbi modo di scrivere ampiamente su "La mostra delle atrocita’", lo strano caso in cui importanti vicende personali si legano a filo doppio con un libro che a sua volta e’ fondamentale nella carriera di Ballard e nella storia della letteratura. Anzi mi spingo a dire che "La mostra delle atrocita’" e’ per la seconda meta’ del XX Secolo cio’ che "Ulisse" di Joyce e’ stato per la prima. In generale Ballard resta un autore formidabile e nel contempo singolare, molte anime in lui o cosi’ almeno da’ l’idea di essere. Sara’ che l’ho conosciuto come scrittore di fantascienza ed e’ una chiave di lettura ma quegli stessi libri visti in chiave distopica, divengono uno spaccato odierno, un modo di raccontare una societa’ e gli individui che la compongono, la perdita di equilibrio come unica arma di difesa dove in un mondo perfetto e ordinato, la sola liberta’ possibile e’ la violenza.
Brioni concentra lo sguardo su due lavori affini e per molti versi complementari, "La mostra delle atrocita’" e "Crash", il primo anticipatore del secondo o se vogliamo il secondo come approfondimento del primo.
Il punto di partenza resta l’omicidio di Kennedy, il momento in cui i media divengono parte integrante della coscienza collettiva, anzi e’ l’istante in cui si puo’ iniziare a dire che il medium e’ il messaggio, formula essenziale e seminale coniata da Marshall McLuhan, utile a interpretare l’uso delle immagini e delle informazioni che sempre piu’ caratterizzano il bombardamento massmediatico quotidiano.
Ho apprezzato molto il lavoro di Brioni, cosi’ come mi e’ piaciuta l’introduzione di Paolo Simonetti. Ottima la scelta di lasciare in originale gli estratti dai libri per meglio cogliere le sfumature linguistiche per quanto sarebbe stato piu’ corretto fornire anche la traduzione per chi non padroneggia l’inglese. Gran parte del libro si concentra su i due testi sopracitati e solo nel finale si analizzano brevemente i successivi "High rise" o "Condominium" di uraniana memoria, "Running wilde", "Cocaine nights" fino a "Super-Cannes", esegesi di non-luoghi per esseri ormai non-umani che nell’anarchia ritrovano la propria umanita’.
Percio’ non stiamo parlando di una biografia di Ballard e neppure un’analisi sul suo lavoro concentrandosi soltanto su una minima parte per quanto fondamentale essa sia.
Invece mi e’ piaciuta poco la tendenza ad analizzare fatti e personaggi a posteriori, ad interpretare con le conoscenze successive agli accadimenti, definendo in questo modo un senso che all’origine poteva non essere cosi’ pregnante ed incisivo. Unire un testo del 1970 a cio’ che e’ avvenuto dieci anni dopo e commenti di dieci anni dopo ancora, non rende un buon servizio alla verita’ del testo, creando un effetto alla "nostradamus" dove a frasi buttate a casaccio, qualcuno secoli dopo interpreta a posteriori contestualmente a quanto accade.
Difetto a tratti fastidiosi che comunque non degrada troppo il giudizio complessivo del lavoro.

Gli scultori di nuvole – J.G. Ballard

Gli scultori di nuvoleSo di ripetermi ma il Ballard che ho conosciuto dal principio, era il Ballard della fantascienza, comunque anarchico e allergico al sistema, il Ballard delle catastrofi sociali ed ambientali come se uomo e natura fatti della stessa pasta, procedessero di pari passo verso la distruzione, gemelli eterozigoti di madre stupida e crudele.
Ritorno a questo Ballard con l’ennesimo vecchio Urania recuperato e gia’ riprenderlo con la serie che me lo fece conoscere, e’ un piacere in piu’.
La gestione della collana del duo Fruttero & Lucentini ebbe tanti meriti, tra i quali l’allargare gli orizzonti del genere, includendo spesso romanzi e racconti non propriamente legati alla fantascienza, come in questo caso.
Nel senso piu’ ampio infatti, la fantascienza si puo’ considerare una branca del fantastico ed e’ in questa accezione che non di rado si sono letti racconti horror e fantastici appunto, come e’ il caso dell’antologia in questione.
Nessun alieno quindi, ne’ astronavi e neppure galassie lontane lontane.
I racconti sono minuscoli, asciutti, intimisti, raccolti e cupi. Il mistero s’annida nel cuore dei tanti protagonisti, azioni che non hanno bisogno di spiegazioni in un microcosmo nel quale causa ed effetto coincidono e collassano.
Non esiste una soluzione, ogni conseguenza pare inevitabile, predestinata ed in quanto tale mai terribile, nella natura che piu’ che mai appare cattiva.
E’ il Ballard dei primi anni ’60 che precede i romanzi di successo, riconoscibile nelle esperienze di pilota d’aeroplano, nel disagio fisico che esplodera’ anni dopo in "Crash", nel disagio interiore del quale divenne voce e maestro, viaggiatore da dentro a fuori e ancora dentro, cerchio senza soluzione di continuita’ ed e’ capovolgimento dello spazio cosi’ come e’ capovolgimento del tempo. Scrittore dalle grandi promesse poi mantenute, non tradisce inesperienza, semmai resta piu’ contratto e rigido di come impareremo poi a conoscerlo.
Bella lettura per serate d’autunno, come quando qualcosa muore e la rinascita sembra troppo lontana.

Super-Cannes – J.G. Ballard

Super-CannesContinua l’indagine all’interno del Ballard che non odora di fantascienza per quanto a dire il vero, non mi sentirei di collocare il romanzo in un continuum temporale ben definito e parafrasando un formidabile incipit televisivo di qualche anno fa "Questa storia si svolge l’anno prossimo in Francia".
Una giovane dottoressa viene invitata col non piu’ giovane marito, a lasciare l’Inghilterra per andare a lavora sulle colline di Cannes in un ben piu’ che lussuoso residence per dirigenti di altissimo livello delle piu’ importanti multinazionali.
Lusso sfrenato finalizzato a creare un habitat perfetto in cui creare, dirigere e gestire. Tutto appare meraviglioso ma un conoscente della donna, colui del quale prende il posto, se n’e’ uscito uccidendosi dopo aver ammazzato dieci persone.
Al marito, ospite nullafacente del centro, non restera’ che indagare ed e’ da qui che Ballard mescola gli ingredienti, quelli che meglio conosce.
C’e’ la lotta di classe di "Condominium", il connubio eros-meccanica di "Crash", la follia del potere de "La mostra delle atrocita’" ma anche la sua esperienza alla RAF e credo qualcosa di piu’ in comune col suo passato.
Non amo i gialli, i thriller mi lasciano indifferente ma faccio volentieri un’eccezione quando serve.
La scrittura di Ballard passa attraverso lenti anamorfiche di immagine straniante, come un ronzio che si sovrappone a quanto i sensi percepiscono. La dimensione dell’autore ha qualcosa di disallineato rispetto la nostra ordinaria, c’e’ spesso qualcosa in piu’, a volte qualcosa in meno, aurea mutante e trasognata all’interno di un cosmo riconoscibile eppure sconosciuto ed e’ su questo piano che la vicenda si snoda. Ballard resta sospeso sui fatti facendoli scivolare addosso ai protagonisti, eppure dalle azioni non del tutto coerenti con quanto gli accade.
Ho aspettato sino alla fine un ricongiungimento tra epica e pathos eppure il divario laddove doveva restringersi si e’ invece allargato, concludendo piuttosto frettolosamente e senza convincere, non del tutto almeno.
Caratterizzazioni dei personaggi ben definite ma con la sensazione che il verso del taglio sia contrario alla nervatura e percio’ poco convincenti come spesso accade alle loro azioni.
La mano e’ esperta ma il dosaggio dei bianchi e dei neri e’ sbagliato, con grandi zone di una sola tinta o al contrario trobando grigio laddove serve definizione. C’e’ qualcosa di mal definito e non credo dipenda solo dai miei gusti.
Dimenticavo, copertina orrenda, una delle piu’ brutte di sempre, come da tradizione Feltrinelli del resto.

Crash – David Cronenberg

CrashImmagino che a Cronenberg non sia parso vero leggere un romanzo come "Crash" di Ballard e che a fine lettura si sia alzato di scatto dal divano e telefonando al suo agente abbia urlato "Questo me lo pappo io!"
Forse la scena non sara’ stata cosi’ fantozziana ma certo e’ che le citazioni si confondono e senza conoscere Ballard si penserebbe che abbia scritto "Crash" con la foto del regista sullo specchio del bagno, come Rocky e Ivan Drago.
Che le cose non stiano cosi’ lo dice la presenza costantemente e nuovamente declinata di tutte le tematiche care allo scrittore, il sesso innanzitutto, condanna e salvezza di un Occidente collassato e pronto alla deflagrazione, poi il rapporto stretto tra uomo e mezzo, unione che ben si sposa con la ricerca deviante di una realta’ decentrata ma non aliena al normale vivere quotidiano. 
Accade cosi’ che un incidente stradale sveli al protagonista, omonimo dell’autore, nuove vie del sesso da percorrere dopo molte ricerche fallite e nel contempo si apra innanzi ai suoi occhi, un mondo nuovo e molto, molto pericoloso a base di incidenti, auto schiantate e corpi alla costante ricerca dell’impatto, del contorcimento, della penetrazione, ogni penetrazione possibile.
Di tutta la filmografia di Cronenberg, ho voluto tenerlo per ultimo o quasi, perche’ troppo ballardiano nel soggetto laddove certe esplorazioni, la nuova carne per capirci,  le aveva gia’ compiute il regista da "Il demone sotto la pelle" in poi e fara’ di meglio col successivo "EXistenZ", quindi cio’ che resta e’ la variante sesso che gira e rigira per Ballard e’ un fine, per Cronenberg e’ un mezzo e non so, alla fine non mi ha entusiasmato.
Attenzione, Cronenberg e’ perfetto perche’ sa rimanere fedele alla sua iconografia e non delude, riconoscibile eppure mai uguale a se stesso, un piacere sempre e comunque. Il soggetto invece non mi prende, non mi coinvolge, non mi pone domande e non mi emoziona. Questione di gusti, non e’ colpa di nessuno.
Anche le interpretazioni mi lasciano indifferente e dire che c’e’ gente di mestiere in ballo ma temo che senza la giusta magia, anche la recitazione si sfaldi inutilmente sul terreno.
Con "Crash" ho gia’ dato, per fortuna rimane in imperitura memoria tutto quanto il resto.

Scheda IMDB

La mostra delle atrocita’ – J.G. Ballard

La mostra delle atrocita'Comprai questo libro in una caldissima giornata di mare negli ultimi giorni dell’Agosto 2004. Non e’ importante essere troppo precisi. Furono ore terribili e sublimi, confuse eppure chiarissime. Ricordo poco ma ricordo cio’ che lo rese importante. Riuscii a non fuggire da me stesso, resistetti tenacemente fintanto che il sole, le onde, la spiaggia me lo permisero. Pensare e non pensare, riflettere e non farlo, ridurre al minimo il ronzio nella testa e isolare il presente da cio’ che era stato e soprattutto da cio’ che sarebbe poi accaduto. Verso sera, poco prima di cena, mi avventurai in una libreria, una di quelle coi libri scontati piene di spazzatura editoriale non ancora raccolta e qualche reale e straordinaria occasione recuperata all’ultimo, prima dell’oblio del macero.
Ballard per una manciata di euro non si rifiuta, soprattutto quel Ballard a me poco noto, che non scrive fantascienza.
Andai a mangiare e le poche righe pagine lette mi mandarono in confusione. Ci riprovai poco dopo, panchina e gelato, voglia di restare ancora in quei luoghi ma leggevo senza che una sola frase assumesse un senso compiuto. Sono sconvolto, mi dissi, ho bisogno di tranquillita’, ribadii.
Mesi dopo, superato il timore di affrontare qualcosa che mi riportasse troppo vicino a quella giornata, riprovai ma lo straniamento non era cessato e diedi ancora colpa al trauma non del tutto assorbito e col tempo, con gli anni che passavano veloci, ho riprovato a leggerlo, arrendendomi sempre dopo poche pagine.
Ho voluto riprovare oggi, l’effetto non cambia ma questa volta non mi sono fermato, ho proseguito all’interno del testo e il suo guazzabuglio di periodi scollegati tra loro ed in totale anarchia e qualcosa e’ scattato, ad un certo punto il flusso di parole si e’ tramutato in un flusso di coscienza e come una lingua sino a quel momento ignota divenuta comprensibile, ho avuto accesso al significato o dovrei dire al significante del libro di Ballard.
L’errore che non so quanto comune ma di certo mio, e’ nel pretendere coscientemente un nesso tra le parti mentre serve farsi trasportare passivamente dalle associazioni evocate dal testo che ruotando vorticosamente rivelano un movimento laddove i singoli fotogrammi, individualmente restano immobili.
E’ nell’esposizione non lineare ed ossessiva di meccanica, sesso e morte, trasposte nelle controparti umane della Monroe, dei coniugi Kennedy, Malcom X e molti altri, nel resoconto della cronaca che attraversa il Vietnam involandosi sulla Luna, che la matematica vince o si cerca di far vincere sul caos inaccettabile dell’esistenza intesa come cosmico esistere, nel cercare una regola d’infinite somme e moltiplicazioni che diano senso laddove il senso non sembra esserci. Bisogna dar credito a Ballard di aver portato avanti in tempi non sospetti l’interessante equivalenza uomo – macchina, scambiandone ruoli e fattori, anticipando con questo romanzo il suo "Crash" e le tematiche di "nuova carne" tanto care a Cronenberg, che non a caso portera’ Ballard sul grande schermo. 
Questo e’ un libro a cui oggi tengo molto perche’ e’ il segno tangibile degli sforzi da me compiuti per giungere sino qui, un libro inesauribile in quanto letteralmente incomprensibile ma logicamente perfettamente chiaro e definito e percio’ leggibile all’infinito ed ogni volta rivelera’ diverse figure, frammenti diversamente interconnessi, spazi interiori prima sconosciuti.
In conclusione verra’ spontaneo domandarmi cosa centra il mio lungo antefatto. Niente e del resto non mi interessa parlare del libro nemmeno troppo quando va invece letto e percepito, non compreso.
Non centra nulla o almeno non c’e’ una relazione diretta e se solo esiste un disegno anche per me, correndo tra le pagine l’ho intravisto senza comprenderlo appieno e lo scontro fisico col libro in un giorno tanto particolare della mia vita e’ algebra, non karma.
C’e’ uno schema per ognuno e che ognuno trovi il proprio. Non conosco il mio ma almeno potrebbe dare indizi sul luogo dal quale iniziare a cercare.

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