Ti ho sposato per allegria – Luciano Salce

Ti ho sposato per allegriaHo uno strano rapporto con la Ginzburg, perche’ tanto mi piace nel teatro quanto poco mi convince nei romanzi.
La distinzione s’intende non e’ cosi’ netta ma di norma, sulla lunga distanza mi annoia quando al contrario sul racconto o meglio ancora sul monologo, la trovo efficacissima specie se dietro il testo c’e’ un grande attore o una grande attrice, Adriana Asti su tutti.
Ritrovare la scrittrice al cinema e’ una bella prova, mediando infatti lo script cinematografico tra il romanzo e la pièce teatrale, ero curioso di vedere se avesse prevalso l’eccellenza o la mediocrita’.
Ebbene in questa accozzaglia di parole, immagini, cosce in genere molto pretestuose – non le cosce s’intende -  il pollice si capovolge con fare negativo ma non e’ tutta colpa della sceneggiatura.
Salce guidato da chissa’ quale libido, mette in scena tagli da "Blow up" pecoreccio senza una vera trama, dialoghi e situazioni mutuate dalla commedia omonima della Ginzburg tirata all’inverosimile per farci stare dentro la pellicola.
Dell’intera operazione sbagliata li’ per li’ non ci si accorge molto, presi come si e’ tra le grazie della Vitti e della Buccella. Albertazzi e’ bravo, perfetto come sua abitudine ed in qualunque situazione, peccato solo che la sua presenza aumenti il rimpianto per un prodotto di ben altro calibro.
Ma alla fine, il film di che parla? Di niente. Niente e ancora niente. Pura dialettica, immagini trite e ritrite.
Un cugino nobile potrebbe essere "A piedi nudi nel parco", come guardarlo da un altra galassia con una lente d’ingrandimento, cosi’ per dire. Per quanto coperte, le tette della Buccella impreziosiscono, le gambe della Vitti pure e direi non ci sia altro da aggiungere.
Psichedelia de noantri in salsa radical-chic. Per cultori annoiati.

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Rag. Arturo De Fanti, bancario – precario – Luciano Salce

Rag. Arturo De FantiIl ragioniere De Fanti ha un problema comune a molti: i soldi.
Lui bancario, la moglie casalinga e piena di pretese, una ex domestica non retribuita che recupera i soldi dovuti vivendo in casa sua da nullafacente e un’amante piu’ da mantenere che da godere quindi che fa?
Colpo di genio, si chiama l’amante a casa propria e unendo gli stipendi, nonche’ i letti e migliorare in un sol colpo, il proprio tenore di vita.
La moglie prima abbozza poi pretende di avere un’amante anche lei e la faccenda si complica quando anche questo si piazzera’ a casa loro, tutti insieme non molto appassionatamente.
Gli ingredienti per una commedia brillante che bissi il successo de "L’anatra all’arancia" ci sono tutti ma il tonfo questa volta e’ rumoroso e la ragione e’ evidente e palese.
Non si puo’ vedere, tantomeno rendere credibile un Paolo Villaggio sposato con la Spaak e la Rizzoli come amante, oltretutto con una Bonaccorti terza incomoda che piu’ comoda non si puo’.
Se cio’ non bastasse, Gigi Reder, il Filini nazionale amante della moglie e amante dell’amante, da’ il colpo di grazia.
Si puo’ volere bene a Villaggio ma egli e’ sempre e comunque Fantozzi e attenzione, non perche’ intrappolato nel personaggio ma in quanto sa fare solo quello. E’ Fantozzi qui, e’ Fantozzi con Fracchia, e’ Fantozzi con Olmi e Fellini, e’ Fantozzi a teatro, nelle interviste, in televisione e nei libri che scrive.
Intendiamoci, sara’ ricordato nei secoli al pari di un Arlecchino o un Pulcinella ma Villaggio non e’ capace di fare altro, quindi che si accontenti e si rassegni.
Ad ogni modo la cantonata presa da Salce e’ notevole, forse l’amicizia ha ottenebrato il suo giudizio, magari ha pesato il periodo d’oro di Villaggio, sbagliando a cavalcare un’onda questa volta incavalcabile.
Forse il testo potrebbe funzionare e teatro e magari qualcuno ci ha provato ma di certo al cinema non funziona.
Poco brillante e poco divertente, il lato sexy salva dall’imbarazzo generale e da’ una scusa per vederlo.
Null’altro.

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Il… belpaese – Luciano Salce

Il belpaeseSi ricompone la coppia Salce – Villaggio dopo il clamoroso successo bissato da "Il secondo tragico Fantozzi" per un’ennesima commedia sull’Italia e gli italiani.
Guido Belardinelli / Villaggio, torna nella sua Milano dopo otto anni trascorsi su una piattaforma petrolifera, anni di sacrifici per realizzare il sogno di possedere un’orologeria come sua padre.
Il vero problema nasce quando sbarchera’ in una nazione che piu’ nulla ha da spartire con quella dalla quale era partito, valori morali e civili disintegrati nell’anarchia imperante e totalizzante.
Nella piu’ totale rassegnazione, la gente procede imperterrita con la propria vita malgrado rapine, manifestazioni, violenze, omicidi, rapimenti e tutto il repertorio di delinquenza che la politica di quel tempo permetteva e in parte sosteneva.
Guido prima non capisce poi si adegua o almeno tenta di farlo e nel processo di consapevolezza s’inserira’ Mia, ragazza degli anni ’70, confusa e scontenta incapace di fare qualcosa della propria vita, eppure sara’ lei a raddrizzare le sorti di entrambi.
Parabola para-politica, farsa spinta al massimo ma non troppo, l’altra faccia del poliziottesco, entrambi fotografie di una percezione deviata di una societa’ distrutta e ancora piu’ malsana di come veniva percepita.
Le iperboli alla lunga stancano e Villaggio e’ inevitabilmente e inesorabilmente Fantozzi, coadiuvato anche dal ripescaggio di gags gia’ viste nei precedenti film. Divertente il giovane Boldi, talentuoso e ben nella parte.
Film invecchiatissimo col pregio di farci ricordare, malgrado le esagerazioni, da cosa siamo usciti e infondere speranza che gli idioti di oggi, esattamente come gli idioti di allora, si estinguano lasciando a stento un disgustoso ricordo.

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Il sindacalista – Luciano Salce

Il sindacalistaSaverio e’ uno convinto. Convinto che i lavoratori vadano difesi ad oltranza e che qualunque mezzo e’ buono pur di ottenere cio’ che lui ritiene giustizia sociale e la sconfitta dei padroni.
E’ un sindacalista, uno autonomo al quale persino la "triade" sta stretta e le sue battaglie le combatte da solo, battaglie spesso inutili e retoriche ma del resto l’importante nella vita e’ essere coerenti, anche a costo di perdere contatto con le proprie idee.
Ovviamente Saverio ha una nemesi, quel Luigi Tamperletti titolare della fabbrica nella quale lavora, un imprenditore che produce, che rischia e capace anche di godersi gli onori oltre agli oneri della sua impresa, fino al giorno in cui, proprio grazie ai Saverio, capisce che il gioco non vale piu’ la candela..
Salce controcorrente, persino coraggioso nel sottolineare le idiosincrasie del sistema, tutto il sistema, giunto a privilegiare la lotta e a breve le P38, alla ragionevolezza.
Un anno dopo "La classe operaia va in Paradiso" serviva una bella pernacchia non denigratoria ma liberatoria e quale miglior faccia se non quella mascellosa di Lando Buzzanca capace di imprimere al volto del protagonista la giusta mistura di severita’ e nel contempo goliardia.
Renzo Montagnani, l’imprenditore Tamperletti, e’ ancora pre-baffo e pre-Edwige ed e’ altrettanto in ruolo nel suo essere paziente ma non scemo, ragionevole ma opportunista quando serve.
Essendo "commedia all’italiana", si evita l’impatto del quotidiano piu’ vicino alla "tragedia all’italiana", nello strano paradosso di spingere sul pedale del grottesco tratteggiando mostri che da li’ a poco si manifesteranno con un orrore ben maggiore quindi facendo dei protagonisti delle icone curiose e sane rispetto una realta’ quella si assurda e pericolosa.
Oggi il film e’ fortunatamente molto lontano ed invecchiato. I sindacalisti alla Buzzanca esistono ancora ma ispirano tanta tenerezza e un pizzico di pieta’ e in fondo servono per ricordarci sempre quanta strada avanti nel sociale e’ stata fatta malgrado loro.

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Cattivi soggetti – Luciano Salce

Cattivi soggettiQuesta volta l’occasione alla lettura arriva con un vecchio filmato televisivo, un’intervista promozionale, scambio di favori comune ancora oggi, nel quale un autore si presta a farsi intervistare e in cambio parla del suo libro o del suo film.
Trattandosi di Luciano Salce si sarebbe pensato ad un’uscita cinematografica, al contrario invece, protagonista fu il suo esordio in libreria.
Filmato a parte, ricordo il libro nelle vetrine delle librerie e un gran parlare attorno, poi tutto finisce, Salce non c’e’ piu’ e resta la curiosita’ di leggere qualcosa da uno dei grandi del cinema italiano.
Si perche’, che ne dicano gli "amici" abbiamo avuto del gran cinema dalle nostre parti e i soliti Fellini ed Antonioni spesso rappresentano la buccia di un frutto molto piu’ saporito e se sempre meno hanno voglia di annoiarsi con  "La strada" o "l’eclisse", con la regia di Salce, "Fantozzi" e "Il professor Guidi Tersilli" riempiono ancora le prime serate.
Non m’interessa rivangare il solito discorso quanto evidenziare che dietro la faccia storta e il fare annoiato, Salce ha rappresentato un pezzo rilevante della storia di tutti e in quest’ottica il suo libro assume l’importante ruolo di testimone per un tempo ormai passato.
In realta’ il libro non ha alcun legame col cinema e nessun collegamento diretto col suo autore o meglio leggendo la quarta di copertina, s’impara che si dovrebbe trattare di una raccolta di scritti e soggetti cinematografici bocciati o mai proposti, gustoso doppio senso per il titolo di copertina ma null’altro che abbia sapore di cinema.
E’ un insieme di racconti slegati tra loro, personaggi protagonisti a modo loro poco raccomandabili, cinici e modernamente crudeli, per come si poteva gia’ essere crudeli alle porte degli anni ’80.
In verita’ il libro non e’ granche’ per diverse ragioni, un po’ per lo stile di scrittura, buono per carita’ ma fin troppo barocco, eccessivamente ricercato per storie alcune delle quali nemmeno cosi’ originali.
Inoltre ed e’ la pecca maggiore, non c’e’ nulla del Salce che conosciamo, non la sua goliardia, non il suo volo radente sul mondo circostante, tantomeno il suo stile inimitabilmente sardonico.
Libro che poteva aver scritto chiunque e neppure cosi’ interessante in fondo.
Poco male, mi consolero’ coi suoi film e chiamiamolo consolarsi…

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