Nuovo Impero d’Occidente – Mario Farneti

Nuovo Impero d'OccidentePer la terza volta e ancora e sempre ripeto la domanda posta su "Occidente" e "Attacco all’Occidente": chi ha fatto si che gli italiani perdessero l’idea di essere e diventare il grande popolo di una grande nazione? Domanda spontanea leggendo i primi due capitoli, legittima e rabbiosa col terzo laddove e uso le parole dell’autore: "2012. Sono trascorsi quarant’anni dalla morte di Mussolini e vent’anni dalla vittoria sugli arabi. Romano Tebaldi è il Duce d’Italia, incontrastato dittatore di una superpotenza mondiale, rispettata e temuta, che primeggia in campo industriale e militare grazie a straordinarie conoscenze scientifiche e tecnologiche."
E’ complicato parlare della trama, legata com’e’ a filo doppio coi primi due capitoli che distanziati rispettivamente da quaranta e venti anni, pongono le fondamenta di una vicenda ancora una volta straordinariamente complessa eppure brillantemente risolta da Farneti.
L’ucronica Italia del 2012 e’ davvero temuta e considerata, una nazione alla quale le altre chinano il capo in segno di rispetto e sara’ in prima linea nella nuova guerra mondiale contro coloro che vogliono politicamente e fisicamente cambiare la faccia della Terra e per fare questo ritroveremo uomini, storie, suggestioni gia’ lette nei due episodi precedenti facendo di "Nuovo Impero d’Occidente" non una conclusione ma una bella riga di somma per cio’ che era rimasto aperto o ancor meglio, una soluzione per tanti capitoli dati per conclusi quando invece erano al di la’ dall’essere spiegati. E’ evidente quindi che siamo di fronte ad una trilogia da prendersi tassativamente come unica corposa saga di ben oltre mille pagine che attraverso quaranta anni, di storia raccontano un mondo molto molto diverso dall’attuale.
Ho amato molto questa terza parte, la piu’ entusiasmante, potente direi, esaltante nella ricostruzione storica e sembra un paradosso per una ucronia ma e’ un’impressione che nasce grazie alla brillante definizione di fatti conseguenti a pochi elementi deviati dal normale percorso storico.
Farneti e’ bravissimo nel creare nuove conseguenze geopolitiche, sociali e tecnologiche e pare qui, piu’ che in passato, molto divertito nell’inventare nuovi ruoli a personaggi esistenti, a ben vedere non troppo diversi dagli attuali. Serve piu’ ironia che fantasia a far salvare la vita al  nipote del Duce a Gino Strada e togliere a Fo il ruolo di guitto assegnandogli un posto tra i grandi commediografi degni di passare alla storia.
Eppure in tanto ipertecnologico ritmo, emergono idee potenti, idee sulle quali riflettere uscendo dall’idea di un messaggio politico schierato laddove, tornando alla domanda iniziale, servirebbe trovare dentro ognuno di noi uno spirito di grandezza piu’ forte degli interessi di coloro che dal dopoguerra ad oggi, hanno spinto affinche’ l’Italia fosse "paese" e non "Patria", uscire dalle contrapposizioni inventate da chi vuole essere piu’ uguale di tutti gli altri, comprendere che lavorare per la propria nazione significa lavorare per se stessi.
Questa e’ la lezione della saga di Farneti, questo il messaggio volendo trovarne uno che non sia gia’ stampato a chiare lettere, questo e’ cio’ che amo di piu’ nell’intera trilogia.
Qui dentro c’e’ un cosmo con la sua etica e la sua epica e con la la forza delle idee, il viaggio puo’ essere entusiasmante. Per me certamente e’ stato cosi’.

Recensione del primo capitolo "Occidente"
Recensione del secondo capitolo "Attacco all’Occidente"
Sito di Mario Farneti
Pagine di "Nuovo Impero d’Occidente"

Attacco all’Occidente – Mario Farneti (estratto)

ATTACCO ALL’OCCIDENTE
di Mario Farneti
(Recensione qui)

CAPITOLO PRIMO

La Land Rover giallo sabbia attraversò la porta di travertino che si ergeva tra le rovine del vecchio Forte delle Aquile Nere, e si diresse verso il deserto. I fasci littori ne ornavano ancora gli stipiti, mentre dodici aquile imperiali nere, ad ali spiegate, svettavano sul cornicione. Al centro della trabeazione, un medaglione col profilo di Mussolini, ornato di alloro, tramandava l’eco di antiche glorie.
– Meglio morti che comunisti! – Leo Callahan ripeté ad alta voce la frase scritta in caratteri cubitali su un muro sbrecciato dai colpi di granata, martoriato dalle schegge e dalle raffiche di mitragliatrice.
– Un rudere glorioso della Terza Guerra Mondiale – commentò Dana. – Poco distante da qui, nei pressi di Isha, due divisioni di Camicie Nere del corpo di spedizione italiano in Pakistan affrontarono le divisioni corazzate sovietiche del generale Andropov, lasciando sul campo almeno seimila morti.
Fu una pagina eroica per l’Italia fascista.
Leo accese un sigaro cubano e aspirò profondamente: – Era la primavera del ’46, a quel tempo ero un ragazzo, ma ricordo bene quanta eco ebbero sulla stampa le gesta degli eroi del Forte delle Aquile Nere: un pugno di miliziani fascisti e una compagnia di paracadutisti della Folgore, che tennero testa, per quaranta giorni, a forze nemiche soverchianti, fino all’arrivo degli inglesi.
– Fu la prima vittoria degli occidentali: l’inizio della disfatta dei comunisti. È molto triste che questo luogo sia caduto nell’oblio, se solo si pensa che Mussolini intitolò una delle piazze più grandi di Roma agli eroi del Forte delle Aquile Nere e Churchill, per riconoscenza, fece la stessa cosa a Londra.

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Attacco all’Occidente – Mario Farneti

Attacco all'OccidenteRipeto la domanda con la quale ho aperto le considerazioni su "Occidente": chi ha fatto si che gli italiani perdessero l’idea di essere e diventare il grande popolo di una grande nazione?
Se il primo capitolo urlava il bisogno di una risposta, il secondo "Attacco all’Occidente" imprime un’accelerazione al necessario confrontarsi con la narrazione e il conseguente posizionarsi in un punto ben  preciso degli schieramenti ed avvenimenti.
E’ l’ucronico 1992 dell’impero fascista di una Italia scampata alle grinfie naziste e che dopo aver sconfitto la Russia comunista nella Terza Guerra Mondiale, e’ assurta al ruolo di superpotenza al pari di Stati Uniti e Cina.
Ritroviamo Romano Tebaldi 20 anni dopo le vicende del primo libro, Triumviro dell’Impero ancora in cerca di un Duce che lo presieda.
Abbandonata la divisa di soldato, e’ salito ai vertici del potere politico e divenuto fiero padre di Benito, giovane ufficiale ventenne e altri due ragazzi avuti con la giornalista italo-americana Dana di Maggio anch’essa conosciuta nel primo capitolo, oggi sua moglie ma non per questo meno intraprendente e critica nei confronti del fascismo.
Accade pero’ l’Impero venga brutalmente  attaccato e invaso dalle forze musulmane della Mezza Luna Nera che in possesso di misteriose quanto devastanti armi elettromagnetiche, arrivano sino a Roma obbligando Tebaldi all’esilio a Salo’ dal quale organizzera’ la resistenza contro le armate arabe e i collaborazionisti italiani che nel frattempo non hanno esitato nel mettersi al fianco dell’invasore anche a costo di massacrare i propri concittadini.
La situazione sarebbe gia’ abbastanza complessa anche senza la presenza in campo di multinazionali, strani monaci, leggende e forze che vanno oltre l’umana comprensione.
Farneti prosegue nella decostruzione storica, riorganizzandola in un nuovo e coerente quadro generale, operazione di per se’ abbastanza complessa ma non limitandosi a questo, introduce come gia’ fece con "Occidente", una serie di elementi fantastici dal sapore fantasy e declinando nel finale verso fantascienza in piena regola.
Descrizioni accurate e circostanziate raccontate col piglio del giornalista che coi suoi resoconti, trascina nel gorgo di una guerra che seppur immaginaria, coinvolge e suggestiona.
Il rapporto tra lettore e libro si spinge nell’antro profondo del proprio intimo ed e’ raro per un’opera di fantasia ma avere a che fare con luoghi, persone e situazioni appartenenti alla cronaca e non alla finzione, diverte, sorprende e talvolta suscita emozioni normalmente legate all’attualita’ e alla storia.
Come nel precedente capitolo, trovo Farneti meno efficace nei dialoghi, qui comunque meno presenti ma del resto e’ la vicenda che conta.
Appassionante e ben tratteggiato, opera complessa ed articolata da godersi con lo spirito del viaggiatore transdimensionale che si aspetta di tutto e non ha paura di niente, neppure della storia per una volta fatta dai vinti.

Mussolini nel 1940, risparmio’ all’Italia un conflitto sanguinoso, rifiutando di seguire il folle disegno di Hitler.
In quale paese vivremmo, se fossimo stati coinvolti nella sua stessa rovina? Sarebbe esistita ancora l’Italia?
O saremmo stati ridotti a una colonia dei Paesi vincitori, senza piu’ dignita’, senza tradizioni, senza l’orgoglio di dirsi italiani. Anche la cultura e forse addirittura il linguaggio sarebbero stati colonizzati.
Certe volte penso che dopo una sconfitta cosi’ cocente, il dirsi antifascisti sarebbe diventato un titolo di merito e l’antifascismo una virtu’.
Tutto questo per colpa di una guerra insensata che avrebbe provocato il capovolgimento di ogni valore.

Sito di Mario Farneti
Pagine di "Attacco all’Occidente"
Primo capitolo di "Attacco all’Occidente"

Occidente – Mario Farneti

Leggendo “Occidente” di Mario Farneti, sorge una considerazione: chi ha fatto si che gli italiani perdessero l’idea di essere e diventare il grande popolo di una grande nazione?
Sara’ che il necessario antifascismo del dopoguerra, ha fatto in modo si gettasse via il bambino con l’acqua sporca ma e’ curioso sorprendersi nel concepire l’Italia come superpotenza.
Farneti non si fa intrappolare e racconta di una paese che puo’ affrontare alla pari gli Stati Uniti d’America e sul presupposto storico che l’Italia non abbia seguito il nazismo nella sua follia e caduta, ha costruito una storia appassionante e coerente.
L’ucronia non e’ argomento inedito per appassionati di fantascienza (“La svastica al sole” di Dick e “Fatherland” di Harris su tutti) e ricordo ancora le mirabolanti letture dei “What if” Marvel eppure Farneti sa tessere una tela dalle sfumature inedite e a volte esaltanti.
Trama ottimamente congeniata, appassionante e coinvolgente, meno efficaci i dialoghi troppo saturi e speziati almeno per un appassionato del minimalismo d’oltreoceano come il sottoscritto ma nulla che impedisca di buttarsi a capofitto nella lettura del secondo capitolo della trilogia di “Occidente”.
Viva l’Italia!

Sito di Mario Farneti

Occidente (Capitolo Primo) – Mario Farneti

Capitolo Primo

Il rombo assordante di una squadriglia di cacciabombardieri fece tremare le pareti della postazione di comando del campo Gladio 7, vicino alla riva destra del fiume Tourane, 40 chilometri Nord- Ovest della base di Da Nang.
Tre aviogetti Fiat G91 sfrecciarono a volo radente, seguiti poco dopo da un quarto velivolo che lasciò dietro di sé una lunga scia di fumo nero mentre sfiorava le cime degli alberi sulla riva opposta del fiume. Volava così basso che per un attimo si riuscì a vedere il pilota alzare il braccio destro, come per chiedere aiuto agli uomini del campo.
L’aiutante Cavan afferrò il binocolo per osservare l’aviogetto che tentò un’impennata e scomparve oltre la barriera compatta della giungla.
– Quello non ce la fa a tornare alla base stasera! Non riuscirà neanche a lanciarsi col paracadute. È troppo basso! – disse rivolto al capomanipolo Tebaldi.
– Toccherà a noi andare a recuperare i cocci… Come sempre!
L’ufficiale aggrottò la fronte, poi sputò la gomma americana che gli allappava la bocca e, senza aggiungere altro, strappò il binocolo dalle mani del sottufficiale e s’affrettò a salire sulla torretta d’osservazione.
Circa otto chilometri verso Est una colonna di fumo s’alzò tra la fitta vegetazione.
– È caduto laggiù! Forse il pilota se l’è cavata con un atterraggio di fortuna… – Tebaldi scese di corsa e raggiunse il bunker del centro comunicazioni.
– Mettiti in contatto con Da Nang e chiedi un elicottero per il recupero del pilota – ordinò al radiotelegrafista che picchiettò subito sul tasto un breve messaggio in codice Morse, senza che dall’altra parte giungesse alcuna risposta.
– Riprova ancora, maledizione! – imprecò. – Siamo a poche decine di chilometri e non riusciamo a farci sentire!
– Signorsì, capomanipolo! – rispose l’operatore con affanno, mettendo ancora mano al tasto per ripetere lo stesso messaggio con l’identico monotono ritmo.
Dall’altoparlante del ricevitore una serie di bip annunciarono l’arrivo della risposta.
– Dice che… – Tebaldi lo interruppe e terminò la frase: –…che dobbiamo mandare subito una pattuglia a recuperarlo, perché i loro elicotteri sono tutti impegnati a Cam Lo contro i viet, i nostri amici americani pensano prima ai fatti loro…

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