Node Festival 2016 – Modena 11-11-2016

Huerco S Node 2016Finalmente torna a Modena il Node Festival dopo una pausa forzata durata oltre un anno. Un’amministrazione cittadina che non ha poche migliaia di euro per una manifestazione il cui eco ha abbondantemente superato i confini provinciali quando invece ne spende duecentomila per esibire figurine di sua proprieta’ in locali gia’ pagati, da’ il senso del degrado nel quale Modena e’ precipitata, eppure gli organizzatori ce l’hanno fatta e con una formula completamente rinnovata. Una settimana colma d’appuntamenti, alcuni a prezzi popolarissimi come per Lubomyr Melnyk e la serata del venerdi’ gratuita e in seno alla Galleria Civica come da tradizione. Se l’anno di fermo e’ servito a qualcosa e’ stato per consentire di riassestare la formula iniziale, tornando a riequilibrare la parte sonora con quella visuale, estendere ed allargare il dominio della performance sino ad abbracciare l’elettronica che compone su tante bande di frequenza.
Gea Brown e’ una sound artist di casa nostra malgrado le apparenze e ci presenta un set piu’ vicino alla performance che al concerto. Sara’ per via dei suoi trascorsi nel mondo dell’arte che la conversazione con Bettina Wenzel si destruttura reichamente in una sorta di pattern tridimensionale, una disposizione cubista del parlato accompagnato da droni, campioni e per dar forza alla propensione djiing, piatto e base gracchiante a far da supporto ritmico. Un lavoro interessante.
A seguire c’e’  Fis, un non-duo composto da Oliver Peryman che in questa occasione s’affianca al videoartista Jovan Vucinic in una performance nella quale si precipita nel suono, una ricerca minuziosa di anfratti ed echi profondi, una lente d’ingrandimento acustica che rivela paesaggi sorprendenti, sottolineati dal visual stratificato e minuzioso di acqua, gocce, pietre e foglie, l’ordinario che si fa straordinario se osservato da vicino e con occhio ben aperto. In effetti e’ difficile stabilire se sia l’elettroacustica ad accompagnare il video o viceversa, gran bel lavoro collaborativo quindi, un legame che implica i due elementi associati. Non clamoroso ma gradevole. 
Becker & Keszler Node 2016Huerco S. aka Brian Leeds viene dagli Stati Uniti per proporci la sua idea d’ambient, idea figlia di tendenze che ascoltiamo sempre piu’ di frequente. Il nuovo ambient infatti non e’ un etereo figlio dell’aria ma scivola fluido, a tratti vischioso dove le dolci curve di droni cangianti s’inaspriscono in angoli secchi e svolte repentine.
Visual dell’italianissimo Riccardo Bazzoni per un set interessante ma che non ci racconta troppo di nuovo.
Chiudono la serata il duo Rashad Becker all’elettronica e Eli Keszler alla batteria e con batteria intendendo la classica con rullante, cassa e piatti seppur preparata come Cage insegna. Cio’ che il duo propone e’ una performance improvvisata e se e’ vero che l’elettronica dal vivo ha comunque una forte valenza istintiva, il suono acustico rimanda ad inedite sonorita’ jazz per un esperimento piu’ efficace nell’idea che nel compimento.
Come appunto il free insegna, serve comunque un centro armonico o ritmico attorno al quale ruotare, equilibrio che al duo manca quasi sempre, percio’ alla fine resta poco e ci si gode dei momenti di sincrono nei quali emerge uno schema da seguire anche per loro e per noi. Buono il principio, meno efficace il risultato.
In conclusione che dire, gran ritorno del Node, scelte raffinate, stile ed equilibrio ritrovato e seppur i singoli artisti non mi abbiano impressionato, la strada da percorrere e’ questa, una strada che conto sia molto lunga.

Programma Node 2016

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Lubomyr Melnyk, Modena 09-11-2016

Lubomyr MelnykTorna il Node a Modena, dopo due anni nei quali l’amministrazione ha preferito la certezza del cotechino alla sfida della sperimentazione. Fortuna nostra pero’  torna alla grande con una formula espansa e decisamente interessante. A sorpresa ma non troppo, una delle proposte e’ Lubomyr Melnyk, poco elettronico, per nulla multimediale ma ben inscrivibile nell’ambito della sperimentazione essendo l’unico esponente degno di rilievo o meglio unico, della cosiddetta  "continuous music".
Melnyk e’ uno strano personaggio, ucraino di origine, si presenta in pubblico come un santone eremita, forse perche’ per anni ha vissuto lontano dalla civilita’, una sorta di misticismo animista e naturalista che e’ parte integrante della sua  tecnica e di conseguenza dello stile musicale.
Egli rientra di buon diritto nel new classical, movimento che sempre piu’ prende piede tra grandi artisti e qualche sopravvalutato bluff, un ritorno all’ordine con tanti padri, spesso non troppo originale ma sorprendentemente con piu’ prospettive rispetto un’avanguardia contemporanea, da decenni pressoche’ immobile e che dopo aver distrutto tutto, pare incapace di ricostruire continuando a girare a vuoto attorno alle proprie macerie.
Lo stile di Melnyk consiste in un flusso continuo ed ininterrotto di note, patterns velocissimi, plasma sonoro che come un mantra s’annulla e si trasforma nella ripetizione. Egli e’ lontano del minimalismo canonico eppure la trasfigurazione del suono nel quale gli spazi sono annullati e le note fuse una nell’altra, si puo’ intendere e percepire come un solo bordone cangiante, un effetto che Riley, Glass o Reich per fare i soliti nomi, hanno raggiunto attraverso la psicoacustica mentre Melnyk ci arriva con la fisica delle armoniche. Le risonanze infatti coprono un ruolo fondamentale creando un suono continuo invece che discreto come ci aspetteremmo dal pianoforte. Semplice da capire sulla carta, strabiliante all’ascolto, . Se da un punto di vista melodico e tecnico Melnyk propone brani semplici molto arpeggiati dimenticandosi di fatto di tutta l’evoluzione stilistica e tecnica degli ultimi 100 anni, inventa pero’ un complesso armonico nuovo mai udito prima.
Confesso che ascoltato sui vari canali digitali, Melnyk risultasse come un interessante funambolo del pianoforte, facili melodie di sfondo e rilassante tappeto acustico ma e’ sentito dal vivo che si comprende l’ampiezza e la valenza dell’effetto spettrale. Neppure e’ trascurabile la sua spiritualita’ non solo apparente che infonde nei brani che egli precede con spiegazioni entusiastiche e dettagliate che aggiungono un livello semantico a composizioni a tutti gli effetti a programma. Resto dell’idea che oltre l’incredibile affetto acustico la tecnica di Melnyk non conceda allo stile molto di piu’ di quanto abbia gia’ dato col rischio quindi di non evolversi in qualcosa d’altro fermandosi ad un ottimo esperimento ma vedremo. Intanto funziona, sorprende e credo sia gia’ molto di piu’ di quanto lo stesso Melnyk abbia mai osato sperare.

Pagina ufficiale

Node Festival 2014 – Modena 07-06-2014

Ormai la tradizione del Node va rispettata ed e’ un vero piacere proseguire nel seguire una manifestazione che ci vede spettatori in questo periodo dell’anno. Oltretutto vi sono state un paio di novita’ importanti. La prima riguarda il ritorno al Palazzo Santa Margherita, la sede storica dell’evento che dopo due anni torna ad essere protagonista.
La seconda novita’ e’ l’esposizione di opere di alcuni artisti che in qualche modo proseguono il cammino audio-visuale  che da sempre caratterizza la manifestazione e che negli ultimi anni e’ in parte finita in secondo piano, anzi si puo’ senza smentita affermare che raramente si e’ raggiunto un tale equilibrio tra vista e udito come in questa edizione.
Node 2014 - Pe LangTransiente e’ il nome, programmaticamente mutante, suono che diviene movimento e viceversa, materializzazione dell’invisibile fronte d’aria che fa giungere i rumori sino a noi, qui si esplicitano in forme diverse sulle quali gli artisti sono intervenuti per farne opera cinetica e sonora. Non sono molte le opere esposte ma si fanno volere bene, in particolare la fenomenale installazione di Pe Lang (foto) e di Edgardo Rudnitzky, zen quanto basta per farsi ricordare.
Tornando al festival, l’organizzazione e’ sempre ottima, il comparto tecnico eccellente con l’impianto audio che ha retto benissimo sotto i bassi feroci e gli acuti lancinanti degli artisti duranti le loro performance, nonche’ una buona climatizzazione grazie alla quale s’e’ creato il giusto clima, in ogni senso, per la miglior fruizione possibile

Node 2014 - LumisokeaLumisokea Duo italo-belga sul palco per l’apertura della serata. Sala preparata con fumi solcati ad inizio esibizione da lame di luci geometriche ed ancestrali, rimando immaginario a misteri di mondi scomparsi o ancora da scoprire.
Ecco, il progetto si basa su questo, suggestione ed immaginazione ed e’ la suggestione a dar forza a l’intero impianto tecnico e sonoro. Onde oscure accompagnano la luce, contrasto evidente nell’uno che rafforza l’altro, dove l’ambient nerissimo lascia ancora spazio a varchi di frequenze meno angoscianti. Quando pero’ i bassi spostano l’onda su lidi piu’ dubstep, anche la complessita’ luminosa s’enfatizza accentuando il contrasto sino al parossismo.
Nel complesso l’operazione e’ buona, forse avrebbe giovato una maggiore sperimentazione laddove l’ambientazione e l’aritmicita’ non sempre reggono sotto il peso dell’attenzione e qualche momento di stanca inficia la performance.

Node 2104 - Roly PorterRoly Porter Innegabilmente l’artista che ho preferito della serata, anzi aggiungo, una scoperta che difficilmente dimentichero’. L’inizio e’ ordinario, non banale s’intende ma i droni sono quelli di sempre, accentuando un’indole cosmica piacevole col giusto retrogusto dark ambient sempre di molto effetto. Poi senza troppa enfasi ma nemmeno sottotraccia, il suono si gonfia, s’enfatizza e come le immagini alle spalle dell’artista, da un modesto nucleo centrale, esplode in un plasma di suoni e di forme agghiaccianti.
Mentre vortici di energia kubrickiani si materializzano, Porter dirige la miglior colonna sonora possibile e proprio il commento cinematografico e’ il solo riferimento per la sua musica titanica, cosmica e terribile. Si, terribile e bellissimo, devastante della potenza che solo Kluster, Tangerine Dream e Popol Vuh seppero esprimere al loro tempo e che in Porter ritroviamo amplificato dalla potenza della tecnologia odierna. Gia’ compositore di colonne sonore, verrebbe voglia di dirigere un film solo per averlo in sottofondo alle immagini. Stupefacente e indimenticabile.

Node 2104 - EgyptrixxEgyptrixx chiude la serata. Artista dai connotati fortemente performativi, accompagna il proprio suono con immagini appositamente create in un connubio strettissimo e cinematografico. Cosi’ come cio’ che vediamo rimanda a mondi lontani e soprattutto dimensioni fluide ed indefinite, le sonorita’ scivolano dal minimalismo al glitch, dal dubstep alla techno. Grande profondita’ di suoni, i bassi sono studiati per ottenere un riscontro fisico sull’ascoltatore, pulsazioni soffocanti, sensazioni claustrofobiche accompagnano dentro un passaggio, anzi tanti passaggi quanti sono i diversi capitoli di un unico racconto che come un diario di viaggio, narra la sua storia di nascita e trasformazione. Alcuni momenti molto buoni specie quando il ritmo si fa incalzante, nell’ordinario altrove ma comprensibilmente la tensione non puo’ sempre essere al massimo

Node Festival 2014 Youtube Playlist
Node Festival 2014
Lumisokea Web Page
Roly Porter Web Page
Egyptrixx Web Page

Atom TM – Soliera (Mo) 04-04-2014

Atom TM 1Quelli del Node vogliono bene molto bene alla Raster-Noton, per nostra fortuna aggiungo e dopo i vari festival visti in questi anni, prosegue la collaborazione portando dalle mie parti un altro pezzo da novanta delle celebre etichetta tedesca.
Atom TM, uno degli innumerevoli nicknames di Uwe Schmidt, musicista delle scena elettronica nelle sue derivazioni glitch, ambient, IDM e sperimentali in genere, un ragazzo classe 1968 col quale condivido anno di nascita e la passione per un genere musicale che lo vede da anni ai vertici della categoria.
Difficile inquadrarlo in un solo contesto, troppi gli anni di carriera e troppe le anime che albergano in lui per definirlo con esattezza e basta il progetto Atom TM per sentirlo veleggiare dal noise all’IDM spesso all’interno di un unico album.
Con l’ultimo "HD", il musicista tedesco si e’ fatto piu’ accessibile ammorbidendo i suoni e appoggiandosi placidamente su quanto il decennio ’80 ha saputo offrirci, mescolando Kraftwerk e Yello, Devo e  Art of Noise passando finanche per Prince e Herbie Hancock. L’obiettivo pero’ va ben oltre la mera riproposizione funzionale allo show business dal momento in cui, tema e scopo del lavoro, e’ una guerra aperta contro quell’impero della musica che come direbbe qualcuno, e’ giunto sino a noi carico di menzogne. Con la raffinata strategia della rielaborazione, Uwe usa le stesse armi dei grandi giocatori rivoltandogliele contro, non senza pero’ la modulazione dell’ironia che non manca e che alleggerendo il contesto, ne fa un ben piu’ giocoso ambito. 
Atom Tm 2Definire questo lavoro pop e’ eccessivo anzi fuori luogo, certo e’ che anche i palati meno raffinati possono trovare in esso qualcosa di comprensibile perche’ i frequentatori degli anni ’80 ricorderanno il contro-pop antimperialista oggi superato ma qui rispolverato da Uwe che al periodo si ispira.
"HD" e’ un concept album raro in questo ambito ma pienamente realizzato nel testo e nel suono.
La schermata d’apertura promette un "HD+" e quel plus e’ il lungo videoclip che accompagna  un’esibizione impeccabile. Uwe da un lato del palco, lascia spazio al grande schermo perfettamente in sincrono col sonoro e tutto o quasi "HD", avvolge a 360 gradi lo spettatore ipnotizzato da effetti video in stile proprio della scuderia Raster-Noton.
Fattosi icona, l’Uwe digitale assurge a Max Headroom del nuovo millennio e combatte la sua battaglia di qua e di la dello schermo passando dal glitch della krafwerkiana "Strom" all’ironica "My generation" partita dagli Who e transitata per gli Art of Noise.
Inutile dirlo, uno spettacolo per gli occhi. Le orecchie dal canto loro, erano gia’ deliziate da prima e qui siamo davvero al massimo.

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Node Festival 2013 – Modena 15-06-2013

Node 2013Come da tradizione ormai, si ritorna al Node Festival che consolida la sede dei Giardini Margherita a Modena, scelta necessaria l’anno precedente causa terremoto ma giustamente riconfermata perche’ e’ indubbio che la cornice doni pregio all’evento e lo spazio aperto ne amplifichi l’impatto.
Piccola novita’, un poco per opportunita’ , poi perche’ nessuno si offenda ma sulla carta la serata del sabato si offriva piu’ ricca, per una volta s”e’ optato per la seconda giornata. Scelta azzeccata, azzeccatissima perche’ lo scrivo senza indugi, nel complesso la serata si e’ rivelata la migliore di sempre. Vero e’ che era previsto lo showcase della Raster-Noton, come a dire il meglio del meglio in quanto elettronica praticamente in ogni declinazione possibile ma le forze in campo hanno dato prova straordinaria, al di sopra di ogni attesa.
Cornice superba e superbo impianto audio che malgrado qualche piccolo inconveniente legato al caldo ma risolto in pochi secondi, si e’ rivelato all’altezza del compito improbo di accompagnare i musicisti nell’escursione di frequenze impossibili in altri show.
Infine mi piace ricordare e congratularmi per "Mapping Around", performance a margine ma in perfetta simbiosi con l’evento, dove la Palazzina dei Giardini si e’ sciolta davanti ai nostri occhi in fantasia elettronica tridimensionale.
Gran bel lavoro, un ritorno alla creativita’ che non sia solo di facciata e mi si perdoni il calembour.

Node2013-Von Tesla (Small)VON TESLA, l’italianissimo Marco Giotto, apre le danze e parte piano, soffio glitch su un tappeto ambient, nuvole industrial ad oscurare il cielo poi il suono balza in avanti imperioso e arretra, balletto di demoni in un bosco d’inverno, che dietro una placida facciata IDM, rivela la sua vera anima dannata gia’ destinata ad acidi abissi elettronici. Von Tesla ci accompagna senza fretta in un viaggio molto, molto diverso di quanto ci si potesse aspettare e nella mutazione la sua forza, la prerogativa di un suono fluido e denso, che non indugia un solo istante a rivelarsi nella sua concreta coerenza.

Node2013-Grischa Lichtenberger (Small)GRISCHA LICHTENBERGER. Il suo arrivo non concede preludi, pochi secondi e l’aria e’ listellata in frequenze taglienti come sciabolate nel buio. Inno programmatico di uno stile che privilegia il campione frantumato in sequenze di bit come dimentico della nascita analogica. Si dice che nel DNA di Grischa  si celi materiale Autechre, il che certamente e’ vero, specialmente nella parte finale dello show ma se quest’ultimi perseguono un corpus ritmico che travalichi la materia col quale e’ composto, Lichtenberger cura con minuzia la densita’ del suono privilegiando la frequenza al beat facendo del controllo la sua arma migliore.

Node2013-Frank Bretschneider (Small)FRANK BRETSCHNEIDER. La voce del padrone. Qualcuno puo’ essere un veloce motoscafo, altri agili catamarani ma Frank e’ una corazzata che piega le onde del suono al suo passaggio e ci riesce con la forza dell’esperienza, ricordiamolo come uno dei fondatori della Raster-Noton e con un impianto ritmico che per costituzione si fonde all’apparato visuale che sottolinea e sospinge l’esperienza d’ascolto verso nuovi lidi. Sperimentare e’ verita’ ma oltre cio’ resta il groove che trascina e travolge, qualcosa di piu’ alto del solo catalizzare l’attenzione del pubblico ma vera e propria portante di uno show che accontenta gli animi piu’ semplici desiderosi di bassi che vibrino nelle ossa, sia coloro alla ricerca dell’onda perfetta.
Il classico puo’ essere devastante perche’ ricordiamolo, il glitch non e’ roba per ragazzini.

Node2013-Vladislav Delay (Small)VLADISLAV DELAY e’ la sorpresa della serata. Sulla carta e nel risultato, Vladislav ossia il finlandese Sasu Ripatti doveva essere il piu’ lontano dai miei gusti e dalle mie preferenze e confesso che i primi minuti dello show stavano scavando un solco invalicabile tra la mia idea di sperimentazione e la sua messa in pratica, poi con una progressione imponente ho cominciato a sentire crescere in me la consapevolezza del suono e con essa la comprensione del progetto. Delay regge la scena senza alcun sviluppo tonale, non una nota, non una sola nota per l’intera durata dello show, per paradosso la struttura ritmica resta opaca ma c’e’ un che di tribale, minimalismo di un mantra preistorico dove e’ l’istinto che ascolta, non la ragione. Ritmo psicoacustico che non ha bisogno di nascondersi dietro bassi martellanti il cui unico scopo e’ l’ostinazione, anzi il tappeto sonoro si compone di frequenze eccezionalmente alte, costruendo la sua efficacia sulla percezione interiore eppure non individuale ma in una bolgia sensoriale collettiva, tribale appunto.
Alla fine cio’ che doveva essermi lontano, e’ stato cio’ che piu’ mi ha sorpreso. Potenza delle idee.

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Node Festival
Mapping Around
Von Tesla
Grischa Lichtenberger
Frank Bretschneider
Vladislav Delay

Node Festival 2012 – Modena 08-06-2012

Node 2012 - Modena 08-06-2012 (Mobile)Edizione particolare quella del Node 2012 perche’ il terremoto, vissuto, raccontato o visto che sia, cambia anche le piccole cose, sposta le prospettive e talvolta si propaga in direzioni inaspettate. 
Uscire dai propri confini diventa quindi una necessita’ anche per il festival modenese che si libera dal Palazzo Santa Margherita e s’allarga nei Giardini Ducali mantenendo inalterata l’atmosfera dell’evento, aggiungendo un soffio di aria fresca e il brivido della pioggia che alla fine non imperversa ma sufficiente a provocare qualche apprensione in piu’.
Scelta comunque vincente laddove e’ il viaggio cio’ che alla fine conta.
Edizione diversa anche nelle scelte artistiche, puntando su atmosfere piu’ ambient e meno elettroniche, sostituiendo il glitch con l’acustico, preferendo il minimalismo al loop e confermando la tendenza a privilegiare il suono sul visuale, connubio sul quale invito gli organizzatori a tornare a prendere in considerazione con piu’ incisivita’

Node 2012 - Modena 08-06-2012-Sanso-xtro (Mobile)Sanso-xtro apre la manifestazione e le gocce di pioggia che minacciano di affondare l’evento, invero si pongono come il miglior palco possibile alle atmosfere tanto sintetiche quanto acustiche della sua musica. Folk minimalista? Forse si puo’. Campioni ripetuti, atmosfere da campagna immersa nella bruma scozzese piuttosto che l’assolato deserto australiano e persino la pioggia dispettosa sembra dar ragione alla musica invece che alla geografia della terra nativa dell’artista. Sequencer a 8 bit opposto al legno lavorato della chitarra acustica con risultati altalenanti laddove l’amalgama non riesce, suggestivi quando il composto in equilibrio rilascia calda energia. LFO come se piovesse ed infatti e’ piovuto.
Suono da affinare ma la strada e’ interessante

Node 2012 - Modena 08-06-2012-Orcas (Mobile)Orcas, ambient sottratto Radiohead a fette di sedicesimi e mi si perdoni ma non ho una definizione migliore. Le etichette potrebbero essere tante ma ancora una volta tutto ruota attorno al defluire lento del suono in un letto sintetico laddove la voce ha il sapore di certo 4AD di un quarto di secolo fa mentre pianoforte e chitarre generano textures e non  melodie. Pop rivisitato, profilo spinto verso il basso, sussurrato, rimeditato e non si sfugge all’elettronica anch’essa lieve ma importante, irrinunciabile, soffocata a volte nei volumi come una fiera che se liberata porta scompiglio e furore laddove anche lo sfondo del grande schermo luminoso, evoca cespugli e rami mossi dalla brezza al chiarore lunare, necessita la tranquillita’ di un dialogo empatico, non discorsivo.
Figli di un dio minimal.

Node 2012 - Modena 08-06-2012-LapaluxLapalux e’ la sferzata energetica della serata verso lidi massicciamente elettronici, alle porte del DJ set salendo sul treno veloce del dubstep. La traccia sonora e’ decisa, seguita come binari stesi in attesa di una motrice che li percorra ma tempi e modi sono in mano sua che controlla, che spinge, che taglia, come una lama seziona i campioni servendoli ancora caldi e pulsanti. AFX remixava per soldi, Lapalux per la gloria e a qualcosa e’ servito se la sua fama e’ giunta sino a noi e del resto la riposta fiducia nella ritmica pu’ che nel suono, fanno del suo braccio il perfetto strumento per esaltare il bisogno impellente di onde pulsanti e bassi possenti che rimbalzano come risonanze in tubi cromati.
Gioco di sfondamento senza troppe raffinatezze, si colpisce di sciabola non col fioretto ma l’obiettivo e’ lo scontro frontale al quale non si sfugge e non si prescinde. Frenetico al limite dell’eccesso, sulla scia dello sballo, sfiora il glitch che bussa alle porte ma e’ il basso non il noise che decide a chi cedere il passo. 
Non tutto riesce al meglio ma la partita e’ vincente, il mio preferito della serata.


Video Playlist di Node 2012

Schede informative tratte da Node

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Node Festival 2011 – Modena 10-06-2011

Ancora un evento Node a Modena e ancora io presente ad una manifestazione incapace di deludere.
Quest’anno la scheda di presentazione parla di cambiamenti e cito testualmente "sposta il proprio baricentro verso quegli artisti che hanno fatto del pensiero che sta dietro alla musica punto focale e genesi del proprio lavoro".
Il cambiamento si sente, e’ palpabile sin dalle note biografiche degli artisti in programma e prima ancora di vederli all’opera e’ facile intuire una radicale declinazione verso un uso del suono che uscito dai registri dell’autodefinizione, esplora l’ambiente in ricerca di simbiosi e nuove definizioni.
Segno e son desto e mi si perdoni il calembour ma i toni uditi al Palazzo Santa Margherita hanno saettato come anguille dentro e fuori i presenti, selvagge frequenze che hanno inciso con forza il cammino, scolpendo le immagini come nel caso di Alessio Ballerini, riempendo i volumi per Skodvin ed edificando il ritmo con Senking.

Alessio BalleriniSaldissimo il connubio suono / immagine per Ballerini, ridiscussione dei canoni sonori e visivi come da progetto "fuori sincro" voluto ed ottenuto. Scorrimento di realta’ orizzontale, immagini di natura, mondo degli uomini, mondo degli Dei e ancora natura, cerchio perfetto che si chiude eppure non si esaurisce alla sua conclusione.
La natura abbandonata non esiste; e’ gia frutto della nostra fantasia. La natura e’ gia’ in computergrafica, questa e’ la sconvolgente verita’.
Poi una umanita’ immobile e’ in perfetta comunione con essa mentre i toni si incupiscono nel mondo degli Dei perche’ Blade Runner e’ gia’ qui e al contrario della Los Angeles del 2019, non ha paura di mostrarsi di giorno.
Proprio nelle note conclusive echeggia il Vangelis della colonna sonora e non so quanto sia coincidenza.

Erik K SkodvinPiu’ minimale Skodvin, un artista e i suoi suoni, sfondo visuale di grigio tempesta e forme organiche immerse nel fluido mentre lo stacco arancione del proprio corpo e’ colmato proprio dal voluminoso campo sonoro.
Leggo di acustica ed elettronica ma siamo vicini al Ligeti micropolifonico nell’uso campionato, riverberato e stratificato di loop in real-time, esecuzione e base preorganizzata.
Il respiro e’ ampio, ossessivo ma non serrato, il controllo e’ totale e si resta sospesi a fili molto saldi eppure mobili.
Non e’ possibile farsi male pur volando molto in alto.

SenkingSenking e’ potente, forte di esperienza ed eta’, non sorprendono le scelte elettroniche con rimandi analogici piu’ che digitali.
Per coloro che il PONG l’hanno vissuto e’ un catartico e affascinante ritorno alle origini, la compressione di tutte le esperienze accumulate negli ultimi 30 anni, restituite in veloci pulse che attraversano il campo fisico lasciando vibrazioni e suggestioni di un tempo quando non esistevano interstizi tra emissione e orecchio dell’ascoltatore.
La danza riprende il controllo, l’uomo e’ inglobato dagli stessi suoni emessi e forte dello sfondo di suono scomposto in barre di frequenza ne fa scudo e spada.
Potente, affascinante, coinvolgente, efficace sottolineatura di tecnica dalla quale non si puo’ prescindere.

Non serviva altro che esserci, poi i suoni viaggiano lontano, basta solo continuare a seguirli.

I video della serata.

Schede informative tratte da NODE

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