Quinto Potere (libro) – Sam Hedrin (Paddy Chayefsky)

Quinto Potere (libro) - Sam HedrinSgomberiamo il campo da ogni dubbio, Sam Hedrin non si sa chi sia e che c’entri con "Quinto potere". E’ probabilmente un galoppino come tanti che per qualche strana ragione ha trovato il nome sulla copertina ma questa novellizzazione resta un lavoro di Paddy Chayefsky.
"Quinto potere", nell’originale "Network" diretto nel 1976 da Sidney Lumet, film col quale Chayefsky vinse il terzo Oscar in carriera. Mori’ giovane, nel 1981 a soli 58 anni e chissa’ come avrebbe commentato il decennio ’80, dopo aver saputo leggere i ’70 alla perfezione, anzi li interpreto’ talmente bene da essere ancora oggi uno dei pochi testimoni ad aver compreso sino in fondo la natura sociale, politica ed economica dell’Occidente.
Non voglio parlare del testo, dico solo che dentro c’e’ tutta la realta’ che ci circonda, l’orrore che avvolge l’individuo impotente innanzi il potere dell’economia che ha annullato ideologie e nazioni, nel capitalismo che attraverso il socialismo ha realizzato il sogno ecumenico di un grande mondo unito, dove tutti sono felici, quelli che comprano gli smartphone e quelli che li vendono, le catene di abbigliamento tutte uguali, sempre quelle in ogni singola citta’ del mondo civilizzato, il cibo che ovunque tu vada ti fa sentire sempre a casa. Volete comprendere le multinazionali? Eccole. L’Europa delle banche? Eccola. Il comunismo dei Rothschild? Qui pure lui. Ci sono poi i politici del Twitter, quelli abbronzati oltreoceano e i burattini della tradizione toscana qua da noi e c’e’ la televisione o internet ovviamente, quella dei "pensate ai bambini" ad intermittenza, quella delle guerre sante, solo alcune non altre, quelle delle "costituzioni migliori del mondo" che fanno tanta cultura. No, non manca nulla. Lo script e’ qui e cosi’ il film, caso raro in cui un’interpretazione da giganti, perche’ tutti sono giganti, viene messa in secondo piano dal testo.
Peccato per la traduzione di Andrea Terzi, tendenzialmente scadente ma soprattutto scritta senza tenere conto della versione italiana del film, oltretutto piu’ aderente al testo originale nel senso e nella sintassi.
Comunque nulla va perduto, la grandezza non si perde dentro le parole messe male.
Un testo fondamentale del XX Secolo. Punto.

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Stati di allucinazione – Paddy Chayefsky

Stati di allucinazioneIl libro no, quello non poteva mancarmi.
Se il film omonimo di Ken Russell e’ tra i miei assoluti di ogni tempo e genere, se ho bevuto la sceneggiatura come acqua di fonte alpina, il libro dal quale tutto e’ iniziato doveva ad ogni costo essere mio. 
Tra i tanti pregi della scrittura di Chayefsky si annovera la capacita’ d’immergersi nell’argomento, lo studio approfondito e l’attenta analisi dalla quale prende vita la vicenda. I palazzi letterari eretti dall’autore si ergono maestosi grazie alla solidissime fondamenta e il suo "Stati d’allucinazione" alla pari di altri suoi scritti, segue la regola medesima. Nelle pagine conclusive dedicate ai ringraziamenti, Chayefsky scrive "Ringrazio il dr. Jeffrey Lieberman… per la sollecitudine con cui mi ha seguito… allorche’ il volume di cognizioni necessarie per scrivere questo libro mi appariva troppo enorme perche’ io potessi impadronirmene." e in qualche modo risponde seppur parzialmente alla domanda su come un romanzo di questo tipo possa essere concepito. 
Come in un sublime gioco delle perle di vetro, egli mescola cognizioni non superficiali di fisica, fisiologia, endocrinologia, biologia, psicologia, storia, biochimica, religione, antropologia  e per riuscirci serve esserne padroni e per quanto non sia impossibile, e’ certo estremamente difficile o che altro puo’ essere se non una geniale intuizione mista fortuna ed esperienza. La sua e’ una teoria unificata, eterogenea ed interdisciplinare, l’idea tanto rivoluzionaria quanto creativa di unire la fisica quantistica alla visione junghiana della memoria storica e collettiva, per intenderci la coscienza come entita’ fisica, localizzata e misurabile, riferimenti al padre della psicologia analitica che non si fermano alle teorie ma ripercorrono citandoli, i suoi viaggi in Africa e Messico
L’impianto e’ piu’ complesso o meglio piu’ dettagliato rispetto il film ma Ken Russell seppe spiegare con la giusta sintesi senza perdere in coerenza e senza semplificazioni, tagliando inoltre gli inutili seppur pochi riferimenti alla politica statunitense della prima meta’ degli anni ’70 e a qualche aggiunta che all’interno della storia non mette e non toglie davvero nulla. Non bastasse questo a stupire, la costruzione della trama e’ dettagliatamente complessa ma semplice nel totale, leggibile senza riflettere troppo sulle tante, tantissime implicazioni godendosi il viaggio oppure  offre la possibilita’ di essere discussa, analizzata, sezionata praticamente in ogni sua pagina, amplificando i gradi di movimento all’interno della storia. Se proprio si vuole trovare un difetto, forse e’ nel finale, complicatissimo da rendere a parole o perlomeno molto piu’ efficace il film che la straordinaria visione di Russell ha reso storia ma diciamolo, perche’ col romanzo rinunciare al film quando con entrambi, nell’ordine che si vuole, si puo’ avere il meglio.
Non adopero con leggerezza il temine "geniale" ma in questo caso va elevato di potenza per descrivere Chayefsky e il suo lavoro.

The collected works of (Volume 4) – Paddy Chayefsky

The collected works of Paddy Chayefsky  Volume 4Impossibile non conoscere il  "monologo di Howard Beale" oppure lo strepitoso "monologo di Arthur Jensen" entrambi da "Quinto potere", "Network" in originale.
Sceneggiatura premiata e celebrata in ogni dove, e’ tutta farina del sacco di  Paddy Chayefsky che ricordiamolo, vinse per ben tre volte l’Oscar per i testi di "Quinto potere", "Anche i dottori ce l’hanno" e "Marty, vita di un timido", film incredibili appartenenti ormai alla memoria storica e culturale della settima arte e mi si conceda d’includere all’elenco una pellicola altrettanto straordinaria alla quale sono particolarmente affezionato:"Stati d’allucinazione" o nell’originale "Altered States", uno dei dieci film che salverei dovendo emigrare su un nuovo pianeta.
Senza  soffermarsi troppo sulle singole opere, e’ accaduto che gironzolando sulla rete, scoprissi una collana di libri dedicati all’autore contenenti tutte le sue sceneggiature e il caso vuole che nel volume quattro siano raccolte le tre piu’ rappresentative, per cio’ che mi concerne, una specie di piccolo miracolo.
Ecco quindi trascritta ogni singola sillaba di "Network", "The Hospital" e "Altered States", con descrizione delle scene e dell’ambientazione tali da rendere i testi perfettamente leggibili anche senza le immagini, dialoghi ora tramutati in messinscena teatrale che ancor meglio potenza e amplifica il messaggio.
Lettura fondamentale di uno dei piu’ importanti sceneggiatori di ogni tempo, laddove il testo originale in lingua inglese, brilla nella sua interezza e completezza, per quanto a onor del vero, i tre film anche nella versione italiana non perdono nulla, confermando un ottimo lavoro dei diversi traduttori.
Stupefacente e’ seguire pedissequamente i dialoghi scritti con quelli parlati, in originale o tradotti che siano e col film in sottofondo scoprire un nuovo modo di godersi lo spettacolo.
Da possedere ad ogni costo, una specie di guida all’eccellenza, il breviario d’obbligo di chi ama il cinema.

Marty, vita di un timido – Delbert Mann

Marty vita di un timidoPrimo Oscar per la sceneggiatura non originale a Paddy Chayefsky, al miglior film, miglior regia, miglior interprete maschile e grande successo di critica e pubblico.  Si e’ fatto di meglio certo ma il film ha inanellato una serie di record e "prime volte" considerevoli.
E’ la storia di Marty, italoamericano non sposato e senza figli, timido dal cuore d’oro che vive a casa con la madre, praticamente un’onta, una vergogna
negli USA della meta’ degli anni ’50.
Oltre l’aspetto sociale pero’, Marty e’ un uomo che soffre per davvero, una brava persona con molto affetto da dare a una compagna e una spiccata sensibilita’ che lo circonda di tenerezza.
Un uomo solo, circondato da familiari ed amici ancora piu’ soli di lui in continuo arrabattarsi per una vita almeno un poco meno grigia e con l’ambizione di far parte della grande giostra, forse non felice ma tranquilla come quella degli altri.
Rassegnato a restare solo, s’affida al piccolo sogno di comprare la macellerie nella quale lavora ma una sera incontrera’ l’altra sua meta’ del mondo, stessa malinconia, stessi sogni e stessa rassegnazione per un destino che pare ineluttabile.
Un film sulla bonta’, sull’essere e non essere soli e cio’ che accade quando due solitudini s’incontrano, un po’ buonista e un po’ ribelle, sincero in anni nei quali essere sinceri era ancora un pregio.
Quanto tempo, troppo tempo e’ passato e a stento si riconoscono le situazioni, le parole, a malapena c’e’ la voglia di guardare dietro l’angolo o forse sono io che resto spiazzato da un film e da un’epoca che non mi appartengono nei gusti e nei sentimenti e malgrado le situazioni universali, la distanza va oltre il semplice bianco e nero.
Premi e successo meritato ma la visione e’ stata necessaria e dovuta a Chayefsky, a Hollywood e a quel briciolo di storia nostra ma non altro.

Scheda IMDB

Monologo di Herbert Bock da "The hospital" (1971), Arthur Hiller

(Recensione film qui)
What the hell is wrong with being impotent? Kids are more hung up on sex than the Victorians.
I got a son, years old. I threw him out of the house last year.
Pietistic little humbug, he preached universal love, and he despised everyone.
Had a blanket contempt for the middle class, even its decencies.
Detested my mother because she had a petit bourgeois pride… in her son, the doctor.
I cannot tell you how brutishly he ignored that rather good lady.
When she died, he didn’t even come to the funeral, he felt the chapel service was an hypocrisy.
He told me his generation didn’t live with lies, I said, "Listen, everybody lives with lies".
I grabbed him by his poncho and I dragged him the length of our seven-room, despicably affluent middle-class apartment, and I flung him out. I haven’t seen him since.
You know what he said to me? He’s standing there on the landing, on the verge of tears.
He shrieked at me: "You old fink, you can’t even get it up anymore".
That was it, you see, that was his real revolution, It wasn’t racism, the oppressed poor, or the war in Vietnam.
The ultimate American societal sickness was a limp dingus.
My God, if there is a despised, misunderstood minority in this country, it is us poor, impotent bastards. I’m impotent, and I’m proud of it.
Impotence is beautiful, baby! Power to the impotent! Right on, baby! – Right on!
You know, when I say impotent, I don’t mean merely limp.
Disagreeable as it may be for a woman, a man may lust for other things, something a little less transient than an erection, a sense of permanent worth. That’s what medicine was to me, my reason for being. when I was.
I presented a paper before the annual convention of the Society of Clinical Investigation that pioneered the whole goddamn field of lmmunology.
A breakthrough, I’m in all the textbooks, I happen to be an eminent man.
You know something else? I don’t give a goddamn.
When I say impotent I mean I’ve lost even my desire to work.
That’s a hell of a lot more primal passion than sex, I’ve lost my reason for being.
My purpose, the only thing I ever truly loved. It is all rubbish, isn’t it?
Transplants, antibodies, we manufacture genes, we can produce birth ectogenetically.
We can practically clone people like carrots and half the kids in this ghetto haven’t even been inoculated for polio!
We have established the most enormous medical entity ever conceived and people are sicker than ever!
We cure nothing! We heal nothing! The whole goddamn wretched world is strangulating in front of our eyes.
That’s what I mean when I say impotent.

Anche i dottori ce l’hanno – Arthur Hiller

Anche i dottori ce l'hannoNon fosse stato per Paddy Chayefsky, avrei continuato ad evitare un film con un titolo cosi’ che in originale suona piu’ dignitosamente come "The Hospital" e sono certo sia a causa di scelte commerciali assassine, che una pellicola del 1971 pluripremiata e anticipatrice di generi e situazioni, scelta dal Congresso degli Stati Uniti per essere conservata nell’archivio del National Film Registry, sia rimasta relegata nell’oblio senza alcuna distribuzione home-video e a memoria, senza passaggi televisivi degni di nota.
Herbert Bock e’ un arrivato medico responsabile di un importante ospedale, cinquantatreenne fresco di separazione e un gran desiderio di morire causa insensatezza della famiglia, del lavoro, dell’esistere come vuoto procedere nel tempo.
Intanto pero’ alcune strane morti sono piu’ che tragiche fatalita’ e coincidenze.
Premio Oscar per la sceneggiatura originale a Chayefsky e fu la sua seconda statuetta, in attesa della terza che arrivera’ con "Network" o l’italico "Quinto potere", nel 1976.
Chayefsky esce piano piano, qualche battuta qua e la’, rasoiate sferzate a chi capita, cinismo che si taglia col coltello ma niente in confronto ai monologhi che esplodono devastando il senso comune e il quotidiano intendere del quieto esistere. Siamo dannati questa e’ la verita’ e ci siamo infilati in questa situazione con tutti i piedi e un bel sorriso stampigliato sulla faccia. Impossibile uscirne quindi la consapevolezza e’ forse il solo possibile buon viso a cattivo gioco. La freddezza, ecco la sua carta vincente, la razionalita’ estrema supportata dal coraggio di non mentire mai, dal non nascondersi innanzi alle debolezze, a partire dalle proprie e anzi farne arma e non solo scudo contro il degrado del quale ognuno, senza eccezioni, e’ responsabile e la responsabilita’, parola maledetta ed esiliata tra le altre quali "dovere", "dignita’" e molte altre, sono cio’ che distingue l’Uomo dalla sua caricatura.
Straordinario, sotto ogni e ripeto, ogni punto di vista.
Molto buona la regia di Hill; qualche strano svarione fatto di teste mozzate e brutti posizionamenti di camera ma per il resto attualissimo, in uno stile fatto di lunghi piani sequenza e telecamera in spalla come riprenderanno poi i telefilm dei medici dagli anni ’90 in poi, i quali tornando a Chayefsky, devono anche la grammatica dei dialoghi in una struttura diciamo tecnica e razionale, vera e non verosimile posta in un centro per gli addetti ai lavori con una periferia aperta a tutti.
Non si faccia il mio errore, il titolo non centra, lo si dimentichi e si renda onore a una grande pellicola che nel complicato inizio degli anni ’70, seppe essere modello per stile tematiche nei decenni futuri.

Scheda IMDB

Monologo di Howard Beale da "Quinto potere" (1976), Sidney Lumet

Edward George Ruddy è morto oggi! Edward George Ruddy era il grande presidente della Union Broadcasting Systems ed è morto alle 11 di questa mattina di collasso cardiaco e, poveri noi, stiamo affondando nella merda! Così un ricco ometto coi capelli bianchi è morto. Cosa c’entra questo con il prezzo del riso, esatto?
E perché io dico "poveri noi"? Perché voi, il pubblico, ed altri 62 milioni di americani, ascoltate me in questo istante!
Perché meno del 3% di voialtri legge libri, capito? Perché meno del 15% di voi legge giornali o riviste!
Perché l’unica verità che conoscete è quella che ricevete alla TV!
Attualmente, c’è da noi un’intera generazione che non ha mai saputo niente che non fosse trasmesso alla TV.
La TV è la loro Bibbia, la suprema rivelazione. La TV può creare o distruggere presidenti, papi, primi ministri.
La TV è la più spaventosa, maledettissima forza di questo mondo senza Dio, e poveri noi, se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati e quindi poveri noi che Edward George Ruddy è morto.
Perché questa Società è ora nella mani della CCA, la Communications Corporation of America; c’è un nuovo presidente in carica, chiamato Frank Hackett, al 20° piano nell’ufficio del signor Ruddy e quando una fra le più grandi corporazioni del mondo controlla la più efficiente macchina per una propaganda fasulla e vuota, in questo mondo senza Dio, io non so quali altre cazzate verranno spacciate per verità, qui.
Quindi ascoltatemi. Ascoltatemi! La televisione non è la verità!
La televisione è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un carnevale, una troupe viaggiante di acrobati, cantastorie, ballerini, cantanti, giocolieri, fenomeni da baraccone, domatori di leoni e giocatori di calcio! Ammazzare la noia è il nostro solo mestiere.
Quindi se volete la verità andate da Dio, andate dal vostro guru, andate dentro voi stessi, amici, perché quello è l’unico posto dove troverete mai la verità vera. Sapete, da noi non potrete ottenere mai la verità: vi diremo tutto quello che volete sentire mentendo senza vergogna, noi vi diremo che, che Nero Wolfe trova sempre l’assassino e che nessuno muore di cancro in casa del dottor Kildare e che per quanto si trovi nei guai il nostro eroe, non temete, guardate l’orologio, alla fine dell’ora l’eroe vince, vi diremo qualsiasi cazzata vogliate sentire.
Noi commerciamo illusioni, niente di tutto questo è vero, ma voi tutti ve ne state seduti là, giorno dopo giorno, notte dopo notte, di ogni età, razza, fede… conoscete soltanto noi!
Già cominciate a credere alle illusioni che fabbrichiamo qui, cominciate a credere che la TV è la realtà e che le vostre vite sono irreali. Voi fate tutto quello che la TV vi dice: vi vestite come in TV, mangiate come in TV, tirate su bambini come in TV, persino pensate come in TV.
Questa è pazzia di massa, siete tutti matti! In nome di Dio, siete voialtri la realtà: noi siamo le illusioni!
Quindi spegnete i vostri televisori, spegneteli ora, spegneteli immediatamente, spegneteli e lasciateli spenti, spegnete i televisori proprio a metà della frase che vi sto dicendo adesso, spegneteli subito!!

Monologo di Arthur Jensen da "Quinto potere" (1976), Sidney Lumet

Lei ha osato interferire con le primordiali forze della Natura, signor Beale, e io non lo ammetto, è chiaro?!
Lei crede di aver fermato solo una trattativa di affari e invece non è così.
Gli arabi hanno portato miliardi di dollari fuori da questo paese e ora ce li devono riportare.
È il flusso e riflusso, l’alta e bassa marea, il giusto equilibrio ecologico.
Lei è un vecchio che pensa in termini di "nazioni" e di "popoli"… Non vi sono nazioni, non vi sono popoli; non vi sono russi, non vi sono arabi; non vi sono Terzi Mondi, non c’è nessun Ovest.
Esiste soltanto un Unico, un Solo Sistema di Sistemi: uno, vasto e immane, interdipendente, intrecciato, multivariato, multinazionale, dominio dei dollari: petroldollari, elettrodollari, multidollari, reichmark, sterline, rubli, franchi e shekels!
È il Sistema Internazionale Valutario che determina la totalità della vita su questo pianeta.
Questo è l’ordine naturale delle cose, oggi.
Questa è l’atomica e sub–atomica e galattica struttura delle cose oggigiorno.
E lei ha interferito con le primordiali forze della Natura!
E lei dovrà espiare.
Capisce quello che le dico signor Beale?
Lei si mette sul suo piccolo teleschermo da 21 pollici e sbraita parlando d’"America" e di "democrazia"…
Non esiste l’America, non esiste la democrazia!
Esistono solo IBM, ITT, AT&T, Dupont, DOW, Union Carbide e Texo. Sono queste le nazioni del mondo, oggi.
Di cosa crede che parlino i russi ai loro consigli di Stato? Di Carlo Marx?
Tirano fuori diagrammi di programmazione lineare, le teorie di decisione statistica, le probabili soluzioni, e computano i probabili prezzi e costi delle loro transazioni e dei loro investimenti: proprio come noi.
Non viviamo più in un mondo di nazioni e di ideologie, signor Beale: il mondo è un insieme di corporazioni, inesorabilmente regolato dalle immutabili, spietate leggi del business.
Il mondo è un business, signor Beale: lo è stato fin da quando l’uomo è uscito dal magma.
E i nostri figli vivranno, signor Beale, per vedere quel mondo perfetto, in cui non ci saranno né guerra né fame né oppressione né brutalità: una vasta ed ecumenica società finanziaria per la quale tutti gli uomini lavoreranno per creare un profitto comune, nella quale tutti avranno una partecipazione azionaria, e ogni necessità sarà soddisfatta, ogni angoscia tranquillizzata, ogni noia superata.

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