Un artista chiamato Banksy – Palazzo dei Diamanti, Ferrara 27-06-2020

Banksy Ferrara 1

Banksy Ferrara 2

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Boldini e la moda + Henri Foucault – Palazzo dei Diamanti, Ferrara 27-04-2019

Boldini e la moda

Boldini e la moda 2

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Henri Foucault Corpo splendenti

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Courbet e la natura + Eva Jospin, Sous-bois – Palazzo dei Diamanti, Ferarra 08-12-2018

Courbet Ferrara 1

Courbet Ferrara 2

 

Eva Jospin – Sous-bois (Offside)

Eva Jospin 1

Eva Jospin 2

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Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni – Palazzo dei Diamanti, Ferrara 31-03-2018

Stati d'animo - Boccioni

Stati d'animo - Pellizza da Volpedo

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Orlando Furioso 500 anni – Palazzo dei Diamanti, Ferrara 17-12-2016

Orlando Furioso 500 anniConfesso che in un primo tempo avevo deciso di non andare.
Un po’ per preferenze personali che non contemplano l’arte antecedente la seconda meta’ dell’800, poi perche’ l’idea di portare in mostra "cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi" mi sembrava un po’ troppo generica e facile. Mi sbagliavo ma per scoprirlo ho dato fiducia al Palazzo dei  Diamanti che in tanti anni ha sbagliato poco o nulla.
Grande cura, come sempre, nella sistemazione degli ambienti, delle luci ma soprattutto nell’idea che sostiene il progetto e poteva non essere facile creare un impianto nel quale da un lato celebrare i 500 anni del primo Orlando Furioso che fu stampato proprio a Ferrara nel 1516, dall’altro raccontare una storia che andasse a monte dell’opera stessa, scavando nella storia e finanche nella psicologia dell’Ariosto. Difficile per noi contemporanei bombardati come siamo da una quantita’ abnorme di immagini, informazioni, stimoli di ogni genere e grado, metterci nella condizione dell’ Ariosto e di chi viveva senza altre immagini che provenissero dal quotidiano.
Per lui cosa e come inventare le storie, da dove trarre le idee e l’ispirazione poteva essere complicato ed e’ questa la domanda alla quale si e’ cercata una risposta.
L’Orlando furioso e’ opera estremamente complessa, modernissima nella struttura che intrecciando fatti e personaggi come le piu’ recenti fiction, esplora anzi crea un mondo le cui origini risiedono nella storia e nell’iconografia del tempo. Guido Beltrami, uno dei curatori, nella sua audioguida non frammenta la narrazione ma la espone opera per opera attraverso il monologo, una lectio magistralis di grande impatto, ben comprensibile e facilmente assimilabile. Quindi troviamo oggetti, libri, icone e tutta il materiale disponibile all’Ariosto, poi il lavoro dell’Ariosto stesso, con riferimenti reali, le stampe e le pitture che egli stesso ispiro’, per finire con l’epilogo, quel "Don Chisciotte" primo esempio di romanzo moderno del quale L’Orlando Furioso e’ matrice.
Inutile dire che mi ha entusiasmato e ripeto, non seguo questo periodo storico e non me ne curo ma parliamo di una mostra d’importanza nazionale che ha un suo perche’ della tanta attenzione ricevuta e del grande successo al punto da essere prorogata sino al 29 Gennaio 2017. Mi fa piacere anche sottolineare come al Palazzo dei Diamanti abbiano trovato la fantastica soluzione del segnare cosa fotografare e cosa no, permettendo la divulgazione delle immagini e nel contempo proteggendo cio’ che i diritti non consentono di fotografare.
Bravi e ancora bravi, di certo la soluzione piu’ pratica e intelligente di quelle viste sino ad oggi.
Complimenti e una raccomandazione, da non perdere il giro al bookshop, sempre ben fornito di bei testi e ottime occasioni.

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Audioguida

De Chirico a Ferrara – Ferrara, 5-11-2015

De Chirico Ferrara 1Il rapporto di de Chirico con Ferrara fu importante anzi fondamentale lo sappiamo, percio’ e’ giusto, persino inevitabile che a lui fosse dedicata una grande mostra all’interno del Palazzo dei Diamanti, una sede che in questi anni si sta dimostrando sempre piu’ presente ed estremamente vitale.
L’artista arrivo’ nel capoluogo emiliano nel 1915, prestando servizio nell’esercito. L’idea di una pittura astratta eppure descritta attraverso simboli e immagini concrete e ben delineate, gli giunse qualche anno prima a Firenze ma e’ nel periodo ferrarese che si sviluppo’ nel pieno delle sue potenzialita’ e non soltanto pittoriche. Fu proprio a Ferrare che de Chirico conobbe Carlo Carra’ e con lui  intraprese un percorso comune e reciproco di scambio stilistico ma soprattutto intellettuale anche grazie ad un provvidenziale ricovero che prescriveva come cura il coltivare delle proprie passioni. L’idea stessa della metafisica si consolido’ attraverso il perfezionamento continuo di una forma che non si risolve nella rappresentazione pur essendo perfettamente leggibile nei singoli elementi ma da decifrare nel suo insieme. Ogni suo quadro e’ un rebus composto da elementi ricorrenti, personali, ambientali e letterari come cellule grammaticali da assemblare per un discorso compiuto eppure infinito al quale si aggiungono e si raggiungono, risultati sempre nuovi. Il fascino che suscita ancora oggi la pittura di de Chirico e’ tutta qui, nel piacere di scoprire sempre cose nuove anche dopo molti anni e occasioni di studio. In mostra troviamo il de Chirico che amiamo di piu’ e diciamocelo, il migliore. Opere da catalogo, tutte, da i quadri nei quadri ai manichini. Colpevolmente assenti le piazze e chissa’ da che e’ dipeso. Vero e’ che parliamo di un periodo antecedente a quello ferrarese ma voglio dire, per completezza e  visto che gia’ la fondazione Magnani Rocca aveva fatto un prestito, tanto valeva aggiungere la splendida piazza in loro possesso. De Chirico Ferrara 2
Ad accompagnarci nel percorso, una nutrita raccolta di opere fenomenali di Carra’ ovviamente ma altrettante di Ernst, splendidi Morandi e che dire di Magritte e Dali’, tutti legati a de Chirico per suggestione ed ispirazione. Opere meravigliose che da sole varrebbero il prezzo del biglietto, raddoppiate in importanza dal confronto reciproco.
Grande affluenza di pubblico per un successo meritato  e di cio’ mi congratulo. Ancora una volta il Palazzo dei Diamanti si dimostra una sede superba e c’e’ da lodare per i curatori non soltanto per l’impianto espositivo ma per l’ambiente sempre ben curato, temperatura ideale e illuminazione perfetta, tra le migliori in assoluto.
Un ultimo appunto: in occasione della mostra "La rosa di fuoco" ebbi un cortese scambio di battute con un responsabile in merito al fotografare le opere, un importante veicolo pubblicitario a mio dire, vincolato da obblighi mi disse in risposta. Ebbene con molta  intelligenza e organizzazione, il vincolo rimane ma escluso su certe opere libere di essere fotografate. Lo trovo un giusto compromesso che tutela tutti e permette nel contempo di raccontare meglio la propria esperienza e di questi tempi 2.0 e’ una mossa saggia. Bravi, bravi, ancora bravi e complimenti.

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Videoarte a Palazzo dei Diamanti. 1973-1979 (Ferrara, 3-10-2015)

Videoarte a Palazzo dei DiamantiSono abbastanza vecchio da avere un ricordo del televisore come oggetto esoterico, quasi magico. L’idea formidabile del mondo comodamente a casa vostra, rimase intatta per gran parte degli anni ’70 mescolandosi poi allo stupore tecnologico del primo colore a 30 pollici, densissimo, abbagliante, osceno, a sottolineare e anticipare l’idea di una realta’ tanto satura quanto artificiale.
La videoarte nasce sì sotto la spinta dei tempi ma soprattutto grazie alla diffusione di hardware sempre piu’ compatto ed economico, onda tecnologica iniziata prima nel grande impero e giunta inevitabilmente in ritardo anche da noi. Chiaro quindi che l’irresistibile richiamo all’arte per chi poteva, economicamente e tecnicamente, fece si che la passione per il mezzo si tramutasse in girati nei quali lo spirito d’avanguardia compensava talvolta carenze di altra natura.
Il fascino della videoarte in fondo e’ anche nel discernere l’estro dall’insignificante astrusita’, eppure ci s’incanta di un’epoca vicinissima che percepiamo pero’ distante eoni causa l’enorme distanza tecnico.
Ferrara fu culla di un importante centro di sperimentazione e oggi ricorda gli anni in cui il Centro di Video Arte sfornava opere di Plessi, Janus, Kubisch o Gianikian che negli anni successivi fecero il giro d’italia e approfittando del lavoro di restauro compiuto dal DAMS di Gorizia – Universita’ di Udine. tornano a casa per una breve apparizione pubblica. La mostra iniziata il 26 Settembre terminera’ il 18 Ottobre, in un piccolo spazio all’interno del Palazzo dei Diamanti che comprende diversi televisori, rigorosamente vecchi CRT, con tre video in rotazione ognuno, alcune teche con materiale originale dell’epoca e una nutrita  serie di fotografie dei protagonisti e dei loro lavori. Inutile dire che la qualita’ del girato ha diversi gradi di interesse e importanza. Personalmente trovo le riprese delle performance meno interessanti delle sperimentazioni vere e proprie, quantomeno perche’ l’onda lunga Fluxus aveva gia’ allora detto tutto o quasi mentre la ricerca che si spinge ad esplorare le nuove possibilita’ del medium televisivo, offre ancora oggi qualche spunto interessante.
Anche l’ingenuita’ rientra nel piacere del recupero laddove l’esperienza d’oltreoceano e’ evidente e una candid camera a quel tempo, faceva arte.
Pur restando lontani dalla potenza espressiva dei Warhol, Paik, Viola e che piaccia o no ci metto anche la Abramovic, idee ce ne sono e comunque l’interesse resta immutato per quanto e’ da dire, la rotazione dei video su singolo schermo e’ problematica quando la durata supera i 20 minuti, oltretutto stando in piedi e non permettendo piu’ di qualche spettatore alla volta. Vero e’ che lo spazio e’ compatto, ok gratuito ma qualcosa si poteva fare.
Benemerita comunque l’organizzazione, mi e’ piaciuta, mi e’ piaciuto anche il catalogo che consiglio cosi’ come il bookshop offre alcune preziosita’. Un giro che il Palazzo dei Diamanti merita sempre e comunque.

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La rosa di fuoco, la Barcellona di Picasso e Gaudi’ (Palazzo dei Diamanti, Ferrara 06-06-2015)

La rosa di fuocoLo dico? Picasso mi piace e mi convince il giusto. Lungi da me smentire la rivoluzione e le innovazioni tecniche e stilistiche da lui apportate, cosi’ come non saro’ io a negare la forza dirompente del suo lavoro e quanto la pittura gli debba ma fintantoché l’arte resta nel dominio del soggettivo, posso permettermi di preferirgli molto molto altro. Certo e’ che della sua lunga vita e carriera, il periodo che preferisco arriva sino agli anni ’20, percio’ questa mostra ferrarese risponde ai requisiti minimi e necessari.
Invece non ho bisogno di ragioni particolari per ammirare Gaudi’, il grande architetto modernista spagnolo, colui che anticipo’ gran parte delle avanguardie artistiche e tecniche del ‘900 attraverso la dura materia da costruzione eppure fluida o organica sotto la spinta della fede in Dio e della natura.
In realta’ Picasso e Gaudi’ sono un pretesto, un gran bel pretesto per raccontare la vera protagonista della mostra, la Barcellona del ventennio che inizia col 1888 con l’Esposizione Universale e termina nel 1909, anno della "settimana tragica", periodo nel quale ha saputo proporsi come gemella di pari forza e grado alla Parigi culla di scrittori, poeti, musicisti e naturalmente pittori. Allora il mondo che contava aveva due fuochi e attraverso questi due fuochi si e’ evoluta la cultura europea e non solo. Viene da se’ che a quel tempo le distanza tra le due citta’, o tra le due nazioni, fosse idealmente piu’ vicina che oggi, per quanto l’impronta stilistica resti sempre ben riconoscibile e tangibile e se anche la bohème parigina trovava una sponda privilegiata nei caffe’ di Barcellona, e’ impossibile confondere i volti e gli interni iberici dai rispettivi francesi.
Ammiriamo percio’ opere straordinarie di Ramon Casas, Isidre Nonell, Joaquim Mir, Hermenegildo Anglada Camarasa e ovviamente del giovane Picasso che stilisticamente non sempre uguagliava i suoi colleghi ma che dal periodo blu in avanti ha innestato una marcia in piu’, anticipando cio’ che sarebbe avvenuto da li’ a breve.
Scopro quindi un Casas meraviglioso e l’impressionismo etereo di Anglada Camarasa, la conferma della grandezza di Gaudi’ che a vederlo e rivederlo non cessa di stupire e si, "La ragazza in camicia" di Picasso lascia davvero senza fiato, degna rappresentante della mostra e fine del periodo storico preso in considerazione, carico del disastro sociale di una nazione che ancora affrontava gli strascichi della guerra ispano-americana.
Grande merito va ai curatori, per l’idea e l’esecuzione, mostra in fondo nemmeno troppo estesa ma raccontata con precisione e ben rappresentata, per quanto un po’ di contesto storico in piu’ non avrebbe guastato.
Ancora una volta le mostre al Palazzo dei Diamanti confermano grande attenzione, cura e ottima gestione.
Un piccolo appunto: molto spesso nei grandi musei e nelle grandi esposizioni, le foto sono permesse e talvolta incentivate perche’ si e’ compreso che nell’era dei social network, il passaparola dell’immagine e’ il miglior veicolo pubblicitario.
E’ una riflessione che il Palazzo dei Diamanti dovrebbe fare.

Pagina ufficiale della mostra

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