Tomas Saraceno – Aria – Palazzo Strozzi, Firenze 01-08-2020

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Natalia Goncharova Una donna e le avanguardie, tra Gauguin, Matisse e Picasso – Palazzo Strozzi, Firenze 14-12-2019

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Marina Abramovic. The Cleaner – Palazzo Strozzi, Firenze 15-12-2018

Marina Abramovic Firenze 1

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The Florence Experiment – Carsten Holler, Stefano Mancuso – Palazzo Strozzi, Firenze 30-06-2018

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Nascita di una Nazione – Palazzo Strozzi, Firenze 30-06-2018

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Utopie Radicali Oltre l’architettura: Firenze 1966-1976 – Palazzo Strozzi, 13-01-2018

 

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Bill Viola – Palazzo Strozzi, Firenze 17-06-2017

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Liu Xiaodong: Migrazioni – Palazzo Strozzi, Firenze 11-06-2016

Liu Xiaodong MigrazioniNon tutti hanno approfittato della mostra sulla collezione Guggenheim per visitare Liu Xiadong negli adiacenti spazi della Strozzina e hanno fatto male. Liu e’ un nome di spicco nel panorama artistico cinese, nato nel 1963 appartiene a quella lunga, lunghissima schiera di personalita’ che hanno conservato un chiaro ricordo del maoismo e del post maoismo e ad esso restano legati. Per decenni il regime comunista ha imposto una sorta di iperrealismo finalizzato ad esaltarne i pregi, percio’ niente voli pindarici, piedi ben piantati a terra e ogni velleita’ artistica relegata ad impreziosire il messaggio di gioia e virtu’ che a tutti i costi doveva trasparire.
Anche tra gli artisti maturati dagli anni ’80 in poi, e’ rimasto questo vincolo alla realta’ di tutti i giorni dal quale in pochi riescono ad affrancarsi, incluso Liu che il quotidiano lo dipinge in tempo reale, scene ordinarie di uomini e donne che passeggiano, mangiano, lavorano. L’intervento dell’artista e’ di carattere impressionista, il sottolineare col colore e naturalmente con la scelta fotografica dell’istante, cio’ che vuole raccontare e sottintendere.
Non e’ un caso quindi che oltre ai ritratti dal vivo, Liu rielabori fotografie o ci dipinga direttamente sopra.
Incaricato da Palazzo Strozzi di raccontare l’emigrazione dei suoi concittadini a Prato dove risiede la piu’ grande comunita’ cinese d’Europa, Liu si e’ accorto che aveva poco da raccontare, forse perche’ al contrario di quanto fa comodo dire, la convivenza esiste e funziona anche se il colore della pelle e’ diverso ma quando i cittadini stranieri non creano problemi di ordine pubblico, non sono un peso alla collettivita’ anzi come lui stesso racconta, per un cinese il massimo della vita e’ lavorare e tornare a casa giusto il tempo per contare i soldi, si capisce che tutto il resto e’ lurido profitto di chi per motivi economici e/o politici, ha interesse a far credere il contrario.
A questo punto il pittore ha spostato il discorso sui "migranti" ed e’ passato in Austria, ma anche qui ha trovato molto poco dal momento in cui, al contrario dell’Italia, non si permette a questi di prendere possesso delle citta’ e dei luoghi pubblici. E’ andato quindi in Grecia, sulle tracce del bambino morto, cercando la spiaggia purtroppo celebre dove e’ stato ripescato, trovandola lontana e perduta e senza ben capire come potesse essere piena di giornalisti a immortalare l’evento e infine ha ripiegato verso un campo d’accoglienza, dove riprese alla mano, si conferma che le donne e bambini che imperversano sui media occidentali, in realta’ compongono una nettissima minoranza, il resto sono uomini adulti e forti abbastanza per combattere per il proprio paese ma che hanno scelto invece di vegetare passando il loro tempo a giocare e annoiarsi. Liu ce lo racconta nel bel documentario che introduce la mostra e che consiglio. Naturalmente egli vive tutto questo con passione e sincero rammarico e lo si apprezza per questo, oltre che per le grandi tele, poche ma superbe e come detto cariche di pathos e sensibilita’. Troviamo anche foto e bozzetti, altre immagini sempre della comunita’ cinese di Prato, bellissimi esempi di convivenza e insomma il progetto e a sua evoluzione trova una forma completa e conclusa.
Bel lavoro, ben curato, merita una visita anche al di fuori della grande esposizione al piano superiore.

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Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim – Palazzo Strozzi, Firenze 11-06-2016

Da Kandinsky a Pollock - BurriPer chi ama l’arte contemporanea, Peggy Guggenheim e’ una specie di mamma, anzi mamma, sorella, amante, divinita’ in Terra, praticamente il tutto. Che da lei e famiglia sia transitata l’arte della seconda meta’ del ‘900 e’ storia, anzi i Guggenheim ribaltarono il rapporto tra mercante e arte, creando di fatto il sistema deleterio finche’ si vuole ma oramai regola, del commercio che crea gli artisti e non viceversa.
Cio’ non svaluta il valore dei protetti che ella sostenne, semmai pone interrogativi su come la faccenda sia decaduta nei decenni a venire ma qui il discorso s’allarga troppo. Percio’ dire Guggenheim e’ dire il meglio dell’arte americana e del vecchio continente, un’influenza che di fatto ha rimbalzato tra gli oceani modificando nel profondo la tecnica, quindi l’estetica ma ancor piu’ il modo di pensare l’arte. L’informale europeo fu portato negli Stati Uniti e li’ masticato, assimilato, rielaborato, vedi l’espressionismo astratto e ributtato nel vecchio continente in un feedback che ha accelerato a velocita’ fantastica l’evoluzione di stili e idee.
A Palazzo Strozzi e’ anzitutto un ritorno perche Peggy qui fece la sua prima esposizione nel 1949 per poi spostarsi definitivamente a Venezia e troviamo quindi un sunto di tutto questo, una raccolta sconvolgente in qualita’ e presenze, un insieme che solo i Guggenheim  potevano raccogliere. Si inizia con Duchamp, Picasso, Man Ray, si resta in Europa nei decenni a venire con Burri, Fontana, Vedova e poi si vola negli USA per trovare, come potrebbe essere diversamente, Pollock, Rothko, Twombly, de Kooning, Lichtenstein. Tanti e nomi e tanta energia di opere che abbiamo visto e rivisto su infiniti libri e testi specializzati, mai dal vivo, non in questa concentrazione su una mostra privata e non in una struttura istituzionale. Direzione ineccepibile, ottima l’organizzazione tematica, testi e didascalie essenziali ma esaustivi. Illuminazione perfetta, la stanza dedicata a Rothko e’ a dir poco stupefacente e in generale ogni angolo e’ buono per osservare senza riflessi e fatica. Ottima l’idea che con piacere vedo prendere piede, di un mini catalogo che senza l’ingombro e il costo del fratello maggiore, permette di portarsi a casa l’essenziale di quanto visto. Meno intelligente e lo ripeto ogni volta, il proibire le fotografie, un veicolo di promozione dal basso che troppi sottovalutano. Va bene, diritti e permessi ma anche solo una concessione parziale su alcune opere scelte, aiuterebbe nel diffondere la mostra.
Si puo’ visitare fino al 24 Luglio, tempo ne resta, sempre che Firenze sotto il peso dell’incuria non crolli prima…

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