L’Anarca – Ianva

Se un giorno le vostre campane la nota più mesta e straziata
La suonassero in morte d’un cane travolto sulla strada,
Non dico che mi ricrederei sul conto di ogni vostro campanile
Ma da cane solo al mondo un vespro lo potrei sentire.
E invece i rintocchi ferali che esortano i popoli al lutto
Sono dati a signori speciali cui dicono dovremmo tutto.
E le distese sonore più sguaiate sempre un po’ ferragostane
Sian senz’altro riservate alle nozze più mondane.

Ma non c’è lega che faccia un fragore
Che possa raggiungermi nel cuore del bosco
Neppure se fosse percossa per ore
Scalzerebbe la voce che domina il posto,
La voce del bosco è un immane me stesso
Che è arbitro solo del bene e del male
E la sola legge tagliatami addosso
E’ scritta nel codice della mia morale.

Gli amici li tengo a distanza
Gli amori, spiacente, lo stesso
Ma questa mia autocoscienza
Sono loro a insidiarla più spesso,
Ma nondimeno mi riesce naturale dare a ognuno il suo dovuto
E accresciuto ritornare il rispetto ricevuto.
Tolleranza non è solo uno sfiato
Specie verso le altrui debolezze
E mai dall’alto in basso ho guardato
Pur chi meritava disprezzo
E non ho mai ingigantito nullità, né sminuito altrui grandezze,
Possa essere dannato se tradisco una promessa.

Mi tengo alla larga da arrampicatori,
Dagli intriganti e da tutti i vigliacchi,
Da chi screditando guadagna favori,
Bado soltanto a pararne gli attacchi,
Non voglio umiliarmi, strisciare o piaggiare
Sebbene l’indotto sia cosa evidente,
Mi piace discutere, ma non litigare,
Preferisco il chiarire al dogma spiovente.

Se sono impeccabile in ogni dovere
E’ solo perché tengo a sentirmi nel giusto,
Tuttavia non corteggio e non servo il potere,
Non concedergli nulla è il mio minimo gusto.
E se il potere spettacolo dona
Non mi vedrete tra i suoi spettatori:
La sola campana che dentro risuona
E’ per i cani chiamatisi fuori

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La Mano di Gloria – Renato "Mercy" Carpaneto (estratto)

La Mano di Gloria-LogoImmaginiamola, dunque, questa mano.
Ecco: le dita iniziano a fumigare come piccoli comignoli nel tignoso cielo novembrino, poi le liete fiammelle che ascenderebbero a sfere celesti come archi gotici non fossero tanto modeste: candeline dell’ultimo compleanno di un’epoca vicina al trapasso. Anzi, ammettiamo pure che dentro le vostre incessanti dialettiche, cosi’ come nel puzzo della mano che brucia, ci fiutiamo l’invisibile carogna che tanto vi somiglia. E che irresistibile sia l’impulso al pietoso spegnimento del lume.
Ammettiamo anche che quando si approssima una catastrofe valga la pena di rientrare in gioco.
Ah, specialita’ atavica, italica ciclotimia! Fiutiamo nell’aria con splendida naturalezza la presenza dell’Angelo Corrucciato, il suo sentore di ozono e di corto circuito.
Nessuno come noi si muove trasognato all’ombra della sua ala e nessuno osa nel mentre immaginare il sole delle ferree egemonie che saranno.
Un secolo addietro fu la nostalgia del futuro ad alimentare la trance creatrice di una generazione. Oggi giocheremo a immedesimarci con le nostre ave contadine e fattucchiere, con i nostri antenati cavalieri il cui ardimento si fermava alle soglie dell’invisibile. Fingeremo di attraversare il mondo percorso da ombre sacre che voi ci avete sottratto. Giocheremo, come britanni corrotti e immaginifici imbevuti di laudano, a sperimentare la volutta’ dell’oscurantismo e ad estrarne mostri incommensurabilmente piu’ umani di voi.
E lo faremo con tutto il sarcasmo, con tutto il ridanciano disprezzo che sentiamo di dover accordare a parassiti sui quali ci adopereremo per far pervenire tutta la rovina e il terrore che le nostre volonta’ sapranno evocare. Brucia, mano, brucia.
La mano e’ saponificata. Non giungera’ mai allo stato di "Mumia". Entro l’alba non ne restera’ piu’ nulla.
Chi sono io? La vera svolta storica che abbiamo attraversato e’ passata inosservata. Ossia: mai come oggi l’esortazione al conoscere se stessi e’ divenuta, se non irrilevante, quantomeno secondaria. Domanda: rispetto a cosa? Risposta: rispetto a un’altra domanda. Questa: qual e’ il mio nemico?
A domanda rispondo: tu, tu e anche tu e tutti gli altri. Voi sapete chi siete. Voi siete il nostro nemico e noi siamo il vostro.
A voi e a tutti gli altri, ignari del Grande Gioco, che presto o tardi dovranno scegliere da che parte del letto svegliarsi, NOI DICHIARIAMO:

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La Mano Di Gloria (Libro 3) – Renato "Mercy" Carpaneto

La Mano Di Gloria (introduzione parte 1)
La Mano Di Gloria (introduzione parte 2)
La Mano Di Gloria (Libro 1)
La Mano di Gloria (Libro 2)

La mano di Gloria Libro 3E alla fine lo scontro definitivo.
Jorio e i suoi, l’intera struttura della "Mano di Gloria" e’ pronta ad affrontare la Cuspide e ancora oltre il Combinat ai suoi vertici, in quell’incontro del gruppo Bilderberg che annualmente si spaccia come riunione di illuminati protesi a salvare le sorti del mondo mentre non e’ difficile immaginare avvenga l’esatto contrario. La battaglia e’ conclusiva in ogni senso perche’ attorno ad essa si raccolgono tutte le forze in campo, dai primi Custodi ai gruppi speciali delle nazioni non allineate dove il Combinat non comanda, mentre sull’altro fronte, la milizia, l’esercito e la schiera di guardie private al soldo dei potenti, non si fanno scrupoli a difendere i loro padroni massacrando gli insorti. Tutta l’epica di onore, coraggio, forza, concitazione del momento ed eroismo che ha contraddistinto la narrazione di Mercy sino a questo momento, trova finalmente compimento in una lirica dettagliatissima che non risparmia particolari macabri, con grande pianificazione tecnica e conseguentemente letteraria. Egli e’ bravissimo, spettacolare e preciso come ha dimostrato nel corso di tutto il lungo romanzo, anzi ancora di piu’ cosciente com’e’ che tutta la tensione debba scaricarsi in un momento fondamentale della narrazione. Fondamentale ma non definitiva dal momento in cui la fine della battaglia non coincide con la conclusione del romanzo, anzi per certi versi e’ un inizio, l’inizio della fine.
Non mi addentro oltre, non voglio anticipare nulla ma se e’ chiaro e dovrebbe esserlo, lo stile dell’autore, i suoi riferimenti letterari e le idee che non ha nascosto in ogni singola riga scritta, la conclusione da un lato sorprende, dall’altro rilancia incredibili sviluppi possibili. 
Si perche’  Carpaneto va oltre la conclusione e pone le basi per una saga che si protende nel tempo ben oltre i pochi decenni che ci separano dall’oggi. Anzi mette tanta carne al fuoco buona per una narrazione infinita dal respiro ampissimo che non sfigurerebbe innanzi alle pagine tolkeniane del "Signore degli anelli", al Conan cimmeriano di Howard e in generale al fantasy eroico che tanto ha dato al mondo della letteratura e del cinema. Mercy ha tutte le carte in regola per proseguire e incrociamo le dita, decida di farlo.
Ebbene a questo punto siamo alla conclusione, del libro e di questa mia lunga disamina che per nessun altro avrei scritto se non per la "Mano di Gloria".
Qualcuno disse che i lettori si dividono in due categorie, coloro che hanno letto "Guerra e pace" e quelli che non l’hanno fatto. Ebbene ritengo che cio’ debba valere a maggior ragione per "La Mano di Gloria". Non mi riferisco tanto alla corposita’ dell’opera, anche a questo certo ma soprattutto all’incredibile narrazione di Mercy, alla sua cultura e la cristallina capacita’ di raccontare e di emozionare. Non a caso lo cito perche’ e’ proprio il miglior Tolstoj che esce dalle pagine stampate e si aggrappa all’anima del lettore, senza lesinare peraltro sull’eroica retorica dannunziana.
Si giunge all’ultima pagina e si e’ ancora affamati di racconto, ci si sente orfani e soli, incapaci di leggere qualunque altra pagina non provenga dalla penna di Mercy. Il rapporto che si instaura coi suoi personaggi va oltre lo scambio simbiotico tra lettore e la finzione letteraria e si comprende che grande lavoro l’autore abbia fatto, proprio dal trauma della separazione che si fa sentire con forza inusitata per quello che in fondo, resta un libro di fantasia.
In ultimo Mercy. Le sue idee le conosciamo e qui le scandisce con voce stentorea e decisa. Egli come tutti quanti, anzi prima ancora del lettore come e’ ovvio che sia si riconosce in Jorio, lo fa proprio e mentre lo costruisce lo ammira, lo venera, sprigiona la passione di chi finalmente ha incontrato la guida definitiva per la quale dare la vita e ancora di piu’ potendo.
Jorio e’ un personaggio di fantasia ma racchiude in se’ il meglio che l’Occidente ci ha donato nei secoli, iconico e archetipico, oggi non ha riscontro in nessuna realta’ o forse ancora non lo sappiamo ma cio’ che ‘e certo che prima o dopo uno Jorio emergera’ dal pantano melmoso del liberismo assassino della nostra cultura e della nostra storia e la sola preghiera e’ di avere ancora abbastanza anni davanti per poter vedere quel giorno.
Mercy ci crede, io pure.
A questo punto concludo come ho aperto: potrebbe essere uno dei libri piu’ importanti di tutti i tempi.
Si, potrebbe e lo e’. Indiscutibilmente un’opera che resta nella mente e nell’anima, uno stile lontano da tutto ma vicino ai sogni di chi crede nella scrittura. Un libro diverso nell’accezione piu’ nobile e auspicabile , un’esperienza per chi ancora crede vi sia qualcosa di meglio. Per tutto.

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La Mano Di Gloria (Libro 2) – Renato "Mercy" Carpaneto

La Mano Di Gloria (introduzione parte 1)
La Mano Di Gloria (introduzione parte 2)
La Mano Di Gloria (Libro 1)

La Mano Di Gloria (Libro 2)I giochi sono decisi, il solco e’ tracciato, l’incantesimo ci avvinghia ed ipnotizza. Il primo libro e’ servito ad introdurre la storia e a dar fuoco alle polveri. Tanto il materiale sospeso, molti gli scenari possibili e il rapporto che s’instaura coi diversi personaggi gia’ si consolida in una confidenza difficile da riscontrare con altri testi o perlomeno e’ una sensazione gia’ nota ma che si riserva agli scritti dei grandi della letteratura mondiale.
Eppure dopo le prime 700 pagine, Mercy sa ancora sorprenderci, e non per l’ultima volta, col racconto dettagliato delle forze del male, quei cattivi che necessariamente devono acquistare il medesimo spessore riservato agli eroi e non potrebbe essere diversamente pena il depotenziamento degli uni e degli altri. Non posso e non voglio anticipare nulla ma diverra’ chiaro il titolo del libro e soprattutto dopo tanta teoria e piccole scaramucce, si entra nel cuore dell’azione che svelera’ tesi ed antitesi, il tutto riassumibile nella mutazione del gruppo ribelli di Edelweiss e della Societa’ dei Custodi, nella Mano di Gloria. Cio’ che in apparenza pare limitarsi ad un semplice cambio di nome, denota invece un allargamento d’intenti e una riformulazione ideologica e filosofica che vede al centro di tutto sempre lui, Pietro Jorio. Pagina dopo pagina, Carpaneto costruisce un gigante, un nome destinato a rimanere nella Storia, uno tra i pochi che sara’ ricordato per aver spostato gli assetti geopolitici mondiali per molti secoli a venire.
Egli e’ un eroe ma soprattutto e’ un pensatore, un uomo dall’immensurabile capacita’ di analisi e percezione. Erede del migliore dannunzianesimo, empatico nei confronti degli altri, sa usare le parole e ancora meglio riesce a spiegare e a spiegarsi, sa rendersi allievo e maestro non imponendosi se non attraverso la ragione e il buonsenso. Come un vero leader, non comanda ma conduce, senza chiedere nulla che egli per primo non sia disposto a concedere. Mercy lo tratta con rispetto e ovvia ammirazione. E’ evidente non si tratti soltanto di un personaggio fittizio ma ne fa modello al quale tutti quanti si tende ad ispirarsi, qualcuno da elevare a obiettivo nella speranza di avvicinarcisi almeno un poco, essere degni di un pensiero alto e cristallino, complicatissimo eppure facile da afferrare, logica che affonda le radici nella storia di un popolo, nelle sue tradizioni che per quanto negate e calpestate dai burocrati e dai loro schiavi democraticamente illuminati, restano impresse nella fibra di ognuno di noi. E’ per questa ragione che quanto accade pare una conseguenza ovvia seppur terribile e quel baratro che Carpaneto si appresta a delineare, e’ molto piu’ che verosimile, e’ gia’ storia. E’ qui che avviene una sorta di transfert ed immersione e il lettore entra letteralmente nel libro come coprotagonista perche’ mentre Jorio si rivolge ai suoi sodali, e’ anche a noi che parla, umili allievi di una lezione che e’ tutto fuorche’ finzione. Del resto ripetiamolo, alla stregua di Ayn Rand, Mercy enuncia tesi ed antitesi, introduce e risolve con ferrea sequenzialita’ di eventi e posizioni. Egli non si risparmia e non risparmia niente e nessuno, freddo nella logica ma al contempo accalorato nell’emergenza di un popolo che si sta disintegrando sotto il peso dell’indottrinamento voluto per una sola ragione, la solita, sempre quella: il potere.
Ad ogni modo la storia avanza veloce e dopo i nomi nuovi, ci si addentra sino in fondo nella vita dei protagonisti che abbiamo gia’ conosciuto, li si segue nella rapida evoluzione dovuta agli eventi ma soprattutto legata a una rivelazione interiore che dopo decenni di oppressione sfoga finalmente verso cio’ che l’individuo e’, non come qualcuno suppone debba essere. Intanto si delinea sempre meglio e sempre piu’ la non scontata conclusione e si colora di tinte epiche eppure misteriose. Magia e razionalita’ si accostano perche’ esiste un fine superiore, una scacchiera predisposta ad una inevitabile partita dagli esiti tutt’altro che certi.
La chiave di tutto e’ la Bellezza ci dice Mercy attraverso le parole di Jorio, suo alter-ego e potrebbe funzionare, si dico, funzionare anche nella realta’ ma intanto la storia continua e l’epilogo e’ vicino.

La Mano Di Gloria (Libro 3)

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La Mano Di Gloria (Libro 1) – Renato "Mercy" Carpaneto

La Mano Di Gloria (introduzione parte 1)
La Mano Di Gloria (introduzione parte 2)

La mano di Gloria Libro 1Superare le difficolta’, le barriere erette da Carpaneto, presunte o reali che siano e tuffarsi nella storia e’ tutt’uno.
Il primo volume e’ un lungo antefatto per introdurre nelle vicende che esploderanno in seguito, in ogni accezione possibile.
L’anno e’ il 2029 ma da qui nulla inizia e nulla finisce, semmai si definisce un punto di svolta all’interno di un percorso iniziato con la nascita dell’Occidente, con la Grecia, il cristianesimo e la storia dell’Europa prima e dell’America poi sino ai giorni nostri e ancora oltre, nella proiezione tragica di un presente disintegrato che nel futuro puo’ soltanto divenire tragico. Futuro che nel contempo mostra la sua vera  natura dittatoriale, la piu’ terribile che l’umanita’ abbia mai affrontato perche’ totale, totalizzante e sostenuta dagli oppressi, plagiati ancora convinti di essere uomini liberi. Processo lungo decenni, secoli anzi e nel pretesto della democrazia, ogni privilegio democratico e’ stato schiacciato lentamente ed inesorabilmente attraverso la disintegrazioni di quei valori che hanno reso il nostro popolo forte, vivo e vitale.
C’e’ voluto tempo ma poco a poco e’ bastato eliminare l’idea stessa di famiglia, di Dio, di onore e dovere per coprire il mondo di melma libertaria dai miasmi che sanno di omologazione conquistata attraverso la demolizione del pensiero indipendente. E’ il materialismo che intrappola in una gabbia, guscio di noce mascherato da spazio infinito ma qualcuno e’ stato capace di svegliarsi dai brutti sogni.
Percio’ il primo libro e’ soprattutto la presentazione del nucleo fondativo della Mano di Gloria, ripeto solo presentazione perche’ gran parte della storia di ognuno quindi le cause scatenanti che li hanno condotti sino a quel punto, le troveremo sparse nelle pagine a venire.
Parliamo di Pietro Jorio, capo carismatico, ideologo e filosofo, primo tra tutti ma in fondo soltanto un tramite di un urlo collettivo stanco di un sistema la cui forma la defini’ Orwell "uno stivale che calpesta un volto umano, per sempre". Suo il coraggio di dire basta ma ancora meglio trovare il modo di abbattere un complotto talmente esteso e potente che anche la ribellione armati di milioni, equivarrebbe ad affrontare una corazzata con una barchetta e quindi da combattere con ben altri mezzi, non certo la forza bruta.
E’ la storia di Lothar Drusian e ancor prima della sua famiglia, dal bisnonni in poi, della madre martire che diede il nome al primo movimento ribelle, "Edelweiss". Bello e forte come un dio, egli incarna la fierezza di un popolo, di una razza, le tradizioni, la cultura che la contraddistingue. Egli il grimaldello per aprire le menti di chi convinto dal costante martellamento di coloro che vogliono l’individuo piccolo, debole, cattivo, colpevole ed inadeguato, e puo’ ritrovare l’orgoglio di appartenere ad una stirpe coraggiosa ed eletta.
C’e’ Fosco Pardini, l’anarca strappato dalla propria casa infettata attraverso il sangue di innocenti versato nei suoi luoghi piu’ sacri. Lui, l’uomo ribelle per puro spirito di liberta’, colui che si e’ salvato per educazione, tradizione ed indole all’indottrinamento dei beni materiali sullo spirito e che mai si e’ piegato alle logiche di un consumismo che dalla produzione porta all’uso e infine concede solo la morte.
Infine ma non ultima, Donna Vittoria Cristaldi che in pochi giorni ha visto massacrare il marito prima e i due figli piccoli poi, assieme a tutti i suoi amici, parenti e l’esercito tutto del consorte, boss della malavita organizzata calabrese. Scampata alla morte per un vero e proprio miracolo, creduta anch’essa deceduta, prendera’ le redini della famiglia e la sua vendetta si andra’ a sovrapporre con gli intenti del gruppo, forse perche’ in cima alla lista dei mandanti, i nomi dei responsabili sono i medesimi.
Non c’e’ da trascurare neppure i tanti comprimari, a loro volta estremamente definiti con un tratteggio mai sovrabbondante o inutile, perfettamente coerente e logico all’interno delle dinamiche che intercorrono fino all’ultima pagina e di pagine ripeto, ce ne sono tante.
Ebbene Carpaneto attraverso la loro storia, crea l’antefatto ma nel contempo fa capire che in fondo loro sono pochi tra i tanti e nessuno escluso, potrebbe essere parimenti coinvolto, iniziando proprio da chi legge.
L’effetto e’ duplice. Da un lato si predispone il terreno dal quale far germogliare il racconto, dall’altro crea simbiosi ed equivalenza coi protagonisti attraverso l’inevitabile confronto che si fa coi propri ricordi e le proprie esperienze, ritrovando nelle loro vicende la stessa rabbia e le stesse motivazioni che li spingono a mettere in gioco le loro vite per combattere una battaglia impossibile che eppure puo’ essere vinta.
Sapientemente Mercy centellina indizia su cio’ che dovra’ accadere e ben presto si inizia comprendere che tanti preamboli o in apparenza inutili dettagli, siano in realta’ le fondamenta stesse dell’intera vicenda. Cio’ avviene perché funzionale alle dinamiche del racconto ma soprattutto al significato piu’ profondo, ovvero comprendere che nulla inizia per caso e che gli uomini e le donne di quelle pagine, sono archetipi dai quali iniziare un cambio interiore ed una presa di coscienza sul reale stato del quotidiano. Lo scrittore non si limita a puntare il dito ma ne fornisce causa e pretesto perche’ lo scopo ultimo non e’ affermare bensi’ spiegare, introdurre ad una filosofia alternativa non per presa di posizione ma come atto cosciente e motivato. Percio’ posto il problema egli fornisce una soluzione e con essa la dimostrazione sul come ottenerla e verificarla.
Questo non e’ un romanzo ma siamo di fronte ad un trattato, esposto in forma racconto come una lunga e complessa parabola finalizzata a far comprendere ed illustrare.
L’opera e’ unica anche per questo ma dopo 750 pagine, siamo solo all’inizio.

La Mano Di Gloria (Libro 2)
La Mano Di Gloria (Libro 3)

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La Mano Di Gloria (Introduzione parte 2) – Renato "Mercy" Carpaneto

La Mano Di Gloria (introduzione parte 1)

La mano di Gloria - intro 2Si diceva nella prima parte dell’introduzione, dell’operazione impossibile compiuta da "Mercy" nel voler esordire con un libro da 2000 pagine, oltretutto senza supporto della grande distribuzione e l’assenza di critica compiacente, quando meno della meta’ della popolazione italiana e’ gia’ tanto se legge un libro all’anno.
Ho infine terminato sibillinamente scrivendo di come si sia voluto andare oltre. Inizio l’avventura, avido mi fiondo sulla prima pagina, arrivo a leggerne 3 o 4 che sto per mollare tutto.
Voglio dire, uno come me che si riconosce nel minimalismo carveriano, abituato cioe’ a liquidare l’intera esistenza del protagonista in un paio di pagine, fatica ad accettare che con lo stesso numero di battute, ci si limiti a descrivere la stanza in cui si e’ entrati.
Eppure emerge una forza nuova. Sintassi perfetta, linguaggio densissimo, termini se non aulici quantomeno desueti, ricorda il primissimo Bufalino e le sue parole pesanti come pietre seppur come pietre solide ed imperiose. Saro’ sincero, non fosse stata per la stima che nutro per Carpaneto, non avrei proseguito, poi pero’ accade qualcosa e lo fa molto velocemente perche’ se dopo una decina di pagine gia’ ero disposto ad arrivare alla fine del volume, a pagina venti tenevo aperta ogni possibilita’ e alla quaranta ero gia’ totalmente conquistato.
A posteriori parrebbe che Mercy abbia volutamente eretto una barriera sintattica, una sorta di ostacolo da saltare, una prova da superare, in qualche modo una difficolta’ voluta e finalizzata a selezionare ulteriormente i lettori e come nelle societa’ antiche nelle quali l’appartenenza si conquistava col merito, serve uscire indenni e convinti per essere degni di proseguire oltre. Saro’ cervellotico ma chissa’ ma pensando all’autore e alle tematiche da lui trattate come musicista prima e come scrittore poi, in fondo l’idea non e’ cosi’ peregrina. Non sembra reale eppure ognuna delle centinaia di migliaia di parole che riempiono le tante pagine del libro, non sono li’ per caso o per sfizio, non c’e’ ombra di superfluo nella sintassi, tantomeno nella storia.
Certo e’ che dopo questa soglia, la frenesia della lettura infimma e si corre con accelerazione costante su una sintassi perfetta e un’appassionante vicenda che si snoda attraverso lo spazio e il tempo.
La compattezza solo in apparenza ostica, si scioglie sotto la necessita’ della narrazione che vuole affondare le radici nella tridimensionalita’ dei personaggi, non solo raccontando vita e pensieri ma motivandoli attraverso un’analisi junghiana, riuscendoci anche attraverso le vicende dei loro predecessori, scelte morali o di sangue, spingendosi generazioni addietro e si badi bene, per chiarire che v’e’ storia, tradizione e carne dentro ognuno, elementi che anche a distanza, si rivelano come una febbre che arde nei cuori di quei pochi che non accettano passivamente la distruzione della propria storia e il conseguente annullamento del proprio futuro.
Mercy e’ omerico nel raccontare, classicamente occidentale nell’impianto narrativo, nuovo cantore e profeta, raffinato sociologo e profondo conoscitore di storia e attualita’, costumi e abitudini, uno dei pochi con la giusta lucidita’ necessaria a riannodare i fili confusi della nostra epoca cio’ emerge spingendosi sempre piu’ nella lettura. Passiamo percio’ al primo libro.
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La Mano Di Gloria (introduzione parte 1) – Renato "Mercy" Carpaneto

La Mano Di Gloria-IntroduzionePotrebbe essere uno dei libri piu’ importanti di tutti i tempi.
Facile scriverlo mi si dira’, con quale autorita’ lo decreto, da quale pulpito mi ergo per sentenziare sulla letteratura universale.
Io lo dico, ugualmente per il resto fate voi.
Certo e’ che l’operazione merita attenzione, qualche domanda deve porla, un minimo di curiosita’ deve pur destarla.  Renato Carpaneto innanzitutto, Mercy per come e’ universalmente conosciuto.
Egli e’  voce,penna e ideologo degli "Ianva", storica band genovese di neofolk, definizione riduttiva per definire un gruppo che nelle parole e nella tradizione musicale Occidentale trova la sua miglior definizione per quanto anch’essa non esaustiva.
Difficile spiegare il loro lavoro, la cura maniacale dei testi rigorosamente in rima e gli album come concept di vecchio stampo che rimandano al prog anni ’70 e ad una cantautorato affine al gusto della narrazione che in De Andre’ ma non solo, hanno riferimento.
Questa parrebbe un’introduzione tutto sommato superflua, non fosse che non solo ritroviamo nel libro gli spunti e i concept dei precedenti lavori musicali degli Ianva, rielaborati o meglio contestualizzati ma de "La mano di Gloria" esiste un album che sintetizza i momenti salienti della storia.
Ancora pero’ non ho detto niente eppure il legame tra il progetto musicale e il libro e’ talmente stretto da sembrare l’uno funzionale all’altro pur restando indipendenti, quindi sarebbe bene conoscere entrambe le produzioni per meglio comprendere l’opera gia’ di per se’ complessa se nel computo s’includono le oltre 2000 pagine divise in tre volumi.
Gia’ 2000 pagine. Forse non sara’ il romanzo piu’ lungo mai scritto ma di certo si piazza ai primi posti.
Sarei disposto a scommettere che mai una autore abbia esordito con tanta imponenza e se c’e’ stato qualcun altro, di sicuro Mercy e’ in scarsa compagnia. No, egli non e’ megalomane ma ha coraggio da vendere questo si.
D’altro canto e’ importante capire che queste sono pagine necessarie per raccontare una storia le cui origini si perdono nell’alba della civilta’ e trovano compimento nel futuro, piu’ precisamente nel 2029 e proseguono ancora oltre. Per dimensione e struttura nonche’ molti punti di contatto, penso a "La rivolta di Atlante" di Ayn Rand, forse unico precedente accostabile soprattutto nell’idea di costruire un grande romanzo attorno ad una affermazione forte che si potrebbe senza troppa esitazione, definire filosofia. Conoscendo Mercy, per quanto si possa conoscere un artista oltre il suo lavoro e le sempre straordinarie e spesso articolate interviste, si capisce che la questione non e’ raccontare una storia quanto vestire un’idea con abiti riconoscibili per il piu’ vasto pubblico possibile, esattamente quindi come fece la Rand anni prima e cio’ che valse per ella, ovvero ritrovare i pensieri, le considerazioni, le riflessioni, finanche la soluzione al racconto che in realta’ e’ il racconto di tutti noi, del nostro presente proiettato non troppi anni in avanti.
Si perche’ concettualmente l’operazione e’ semplice, geometrica direi dal momento in cui Mercy prende il passato e su di esso pone un punto, altrettanto fa col presente e come tutti sappiamo, per due punti passa una sola retta ed ecco che la linea ideale di congiunzione ci proietta in un temibile futuro possibile, purtroppo probabile.
La grandezza dell’operazione pero’ non e’ limitarsi a narrare ma in qualche modo far aprire gli occhi su quanto sta avvenendo e senza limitarsi a questo, cercare di capire come evitarlo.
E’ una chiave di lettura s’intende ma per chi lo preferisce, c’e’ solo un bel libro da leggere.
In una nazione nella quale il 46% della popolazione non legge piu’ di un libro l’anno e la restante nemmeno quello, da autore non allineato percio’ volutamente ignorato se non osteggiato dalle grandi forze che governano la "cultura" nostrana, un primo libro cosi’ e’ una sfida da temerari e definire Carpaneto "coraggioso" non e’ esagerato e tantomeno sbagliato. Queste pregiudiziali gia’ basterebbero a far desistere chiunque dal leggere ma l’autore rincara la dose e con cio’ si inizia ad intravedere uno schema attorno al suo operato, un disegno che guarda caso, in qualche assorbe il lettore all’interno del computo della storia.
Ma per questo rinvio al prossimo post. Si perche’ l’opera e’ eccezionale ed eccezionale sara’ il mio scriverne ovvero oltre questa introduzione, vi sara’ una seconda parte e  altri tre rimandi ai rispettivi volumi.
Un’ultima segnalazione. Il libro e’ acquistabile unicamente sul sito ufficiale a questo link.
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