Il piacere di scoprire – Richard Feynman

Il piacere di scoprireRileggo con piacere Feynman con un testo comprato tempo fa ma tenuto fermo per un po’. Sullo scienziato gia’ ho detto tutto e tutto e’ stato detto.
Premio Nobel per la fisica nel 1965 per gli studi sull’elettrodinamica quantistica, fu un uomo estremamente curioso ed attivo in tanti campi della scienza, nonche’ grande insegnante e ancora piu’ grande divulgatore scientifico. "Il piacere di scoprire" e’ una raccolta postuma di discorsi, interventi, scritti ed interviste.
Non mi piacciono molto queste operazioni ma considerando il specifico del protagonista e il valore degli scritti, ho ceduto all’acquisto.
Se e’ vero e non potrebbe essere diversamente, che i vari capitoli sono un po’ troppo eterogenei, nel tutto troviamo momenti a dir poco storici.
Si passa percio’ da ricordi in ordine sparso e raffazzonati alla bene meglio sullo scienziato, la sua storia e i suoi pensieri, vi sono discorsi oggi ritenuto storici e di grande ispirazione per le generazioni a seguire, come quando anticipo’ nozioni sui computer quantici oggi in piena fase di studio o parlo’ di nanotecnologie ed era il 1959.
Parole a suo tempo all’avanguardia, oggi persino superate dai fatti ma perfette per introdurre certi argomenti ai profani. Straordinario, curioso e persino divertente il racconto degli anni ’40 quando da giovane scienziato fu chiamato al Progetto Manhattan per la creazione e  sviluppo della bomba atomica, regalandoci una visione decisamente alternativa di cio’ che avvenne a quel tempo.
D’importanza altrettanto storica fu la sua relazione all’indomani della tragedia del Challenger nella quale seppe prima e meglio di tanti ingeneri, scoprire la causa del disastro e ancor meglio indicare i gravi errori d’impostazione nel trattamento dei rischi.
Meno interessanti i dialoghi sui massimi sistemi. Sempre autorevole e rispettoso di ogni posizione, alla fine restano pareri autorevoli ma limitati alla persona e poco generali. Una tirata d’orecchia alla Adelphi che avrebbe potuto contestualizzare meglio i vari capitoli, obbligando a ricerche ulteriori laddove le poche parole riportate non sempre aiutano.
Buon libro che deve pero’ seguire necessariamente altri come "QED" e "Sei pezzi facili".

Richard Feynman – Sei pezzi facili (estratto)

III – LA RELAZIONE TRA LA FISICA E LE ALTRE SCIENZE
Introduzione

La fisica è, fra le scienze, la più fondamentale e completa, e ha avuto una profonda influenza su tutto lo sviluppo scientifico. Infatti la fisica è l’equivalente odierno di ciò che un tempo si chiamava filosofia naturale, da cui sono nate quasi tutte le scienze moderne. Studenti delle discipline più diverse si ritrovano a doverla studiare, a causa dell’importanza che riveste in tutti i fenomeni. In questo capitolo cercheremo di descrivere i problemi principali nelle altre scienze, ma naturalmente è impossibile in così breve spazio trattare adeguatamente le questioni complesse, sottili ed eleganti che sorgono in questi campi. La mancanza di spazio ci impedisce anche di descrivere il rapporto tra la fisica e l’ingegneria, l’industria, la società, la guerra, e perfino la relazione, veramente notevole, tra fisica e matematica. (La matematica non è una scienza, dal nostro punto di vista, nel senso che non è una scienza naturale. La verifica della sua validità non è l’esperimento). Fra l’altro, dobbiamo chiarire fin dall’inizio che se una cosa non è una scienza, non necessariamente è un male. Per esempio, l’amore non è una scienza. Quindi, se diciamo che qualcosa non è una scienza, non vuol dire che, in essa, c’è qualcosa che non va: vuol dire solo che non è una scienza.

Chimica

La scienza forse più profondamente influenzata dalla fisica è la chimica. Storicamente, ai suoi albori la chimica si interessava quasi esclusivamente dei fenomeni che ora ascriviamo alla chimica inorganica, cioè quella che tratta le sostanze non legate alla vita. Fu necessario un notevole lavoro di analisi per scoprire l’esistenza dei vari elementi e le loro relazioni: come si uniscono a formare i composti relativamente semplici nelle rocce, nella terra, ecc. Questa chimica «primordiale» fu molto importante per la fisica. L’interazione tra le due scienze fu grandissima, perché la teoria atomica fu convalidata in gran misura da esperimenti di chimica. La teoria della chimica, cioè delle reazioni vere e proprie, venne in gran parte riassunta dalla tavola periodica di Mendeleev, che rivela molte relazioni strane fra i vari elementi, e la chimica inorganica è costituita proprio dalla raccolta delle leggi che dicono quali sostanze si combinano con quali altre, e come. Tutte queste regole in definitiva sono state spiegate dalla meccanica quantistica, così che la chimica teorica è in effetti fisica. D’altra parte, bisogna sottolineare che questa spiegazione esiste solo in linea di principio: abbiamo già detto della differenza tra conoscere le regole del gioco degli scacchi e saper giocare; così succede che magari sappiamo le regole, ma non giochiamo molto bene. È molto difficile prevedere esattamente cosa succederà in una data reazione chimica; ciò nonostante, la parte più profonda della chimica teorica sfocia nella meccanica quantistica. C’è anche un’altra area della fisica e della chimica che venne sviluppata insieme da entrambe le discipline, ed è estremamente importante. Si tratta del metodo della statistica applicato in una situazione in cui vi siano leggi meccaniche, chiamato giustamente meccanica statistica. In ogni reazione chimica sono coinvolti moltissimi atomi, e, come abbiamo visto, gli atomi si agitano e si muovono casualmente in ogni direzione. Se potessimo analizzare ogni singola collisione e seguire in dettaglio il moto di ogni molecola potremmo sperare di prevedere il risultato, ma la quantità di dati numerici necessaria a tale scopo eccede di gran lunga la capacità di qualsiasi calcolatore, figuriamoci quella della mente umana, e quindi era importante sviluppare un metodo per trattare situazioni così complicate. La meccanica statistica, dunque, è la scienza dei fenomeni del calore, o termodinamica. La chimica inorganica è, come scienza, ridotta essenzialmente a ciò che si chiama chimica fisica e chimica quantistica; la chimica fisica studia le velocità di reazione e cosa succede nei dettagli (come si urtano le molecole? quali pezzi vengono scaraventati via per primi? ecc.), e la chimica quantistica ci aiuta a capire cosa succede in termini di leggi fisiche. L’altra area della chimica è la chimica organica, cioè quella che tratta le sostanze legate alle cose viventi. Per un certo tempo si è creduto che le sostanze legate alla vita fossero così meravigliose da non poter venire prodotte artificialmente a partire da materiale inorganico. Questo non è vero affatto: le sostanze sono le stesse della chimica inorganica, solo gli atomi sono disposti in maniera molto più complicata. La chimica organica ovviamente è in strettissima relazione con la biologia, che le fornisce le sostanze, e con l’industria, e, inoltre, sia la fisica chimica che la meccanica quantistica si possono applicare a composti sia organici sia inorganici. Tuttavia, i problemi principali di chimica organica non riguardano questi aspetti, ma piuttosto l’analisi e la sintesi delle sostanze formate nei sistemi biologici, nelle cose viventi. Questo porta impercettibilmente, passo dopo passo, verso la biochimica, e poi alla biologia stessa, ovvero la biologia molecolare.

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Sei pezzi facili – Richard Feynman

Sei pezzi faciliAncora un testo di Feynman, forse il suo piu’ celebre o quantomeno il piu’ diffuso e citato quando si parla delle sue pubblicazioni. Sei pezzi facili e sono pezzi facili sul serio o almeno lo sono in rapporto alla sua platea consueta che non e’ il lettore occasionale e sprovveduto o almeno non lo e’ in chiave programmatica ma la sua capacita’ di farsi comprendere ha fatto si che anche i piu’ inesperti abbiano potuto aggiornarsi ed imparare tesi ed argomenti che talvolta solo pochi al mondo possono capire fino in fondo.  Non e’ il caso di "Sei pezzi facili", in origine lezioni universitarie, poi successivamente riviste, rielaborate, riscritte in certi casi come ci dice l’autore nella prefazione, con l’intento di dare una formulazione della realta’, quella fisica quantomeno, ripercorrendo la storia o meglio l’evoluzione delle scoperte all’interno di gran parte delle discipline scientifiche. Obiettivo di Feynman e’ evidenziare la relazione filosofica che accompagna queste scoperte, ridefinire la scienza per ridefinire il pensiero dell’uomo e talvolta il contrario.
Essendo lezioni tenute i primi anni ’60 manca come ovvio ogni riferimento alla teoria delle stringhe ma non per questo il testo risulta datato dal momento in cui l’approccio e’ introduttivo e generale.
Egli procede con l’intenzione non di farsi comprendere da tutti ma nell’idea che molti arrivino all’idea nel suo complesso con la speranza che qualcuno, anche se la minoranza, colga la pienezza dei concetti e sara’ questo qualcuno che un domani potra’ avere curiosita’ e capacita’ di procedere dal punto in cui si e’ giunti.
In questo trovo sia la grandezza di Feynman, come uomo, come maestro e come scienziato. Egli non cerca la massificazione, si guarda bene dal redigere manuali da supermercato su come imparare la fisica in 10 minuti e nemmeno cerca lo scaffale per le vendite natalizie, lasciando il campo ai veri falliti della scienza – e in Italia ne abbiamo tanti cosi’ – ma partendo dal presupposto che non sara’ compreso, procede con maestria su percorsi complicati dove possono sfuggire i termini particolari ma mai quelli generali.
Testo nemmeno troppo breve ma che si divora avidamente nello spazio di qualche ora, spesso un ripasso per chi e’ abituato alla scienza divulgativa ma da Feynman si impara sempre qualcosa senza rinunciare al piacere di una bella e appassionate scrittura.

Il senso delle cose – Richard Feynman

Il senso delle coseFeynman scienziato, Feynman divulgatore e Feynman saggista. Lo conosciamo, egli incarno’ con eleganza e sapienza questi tre ruoli al punto da uscire dalle ammuffite aule universitarie e giungere sugli scaffali dei lettori curiosi anche se meno avvezzi ad argomenti scientifici di straordinaria complessita’ come l’elettrodinamica quantistica .
D’altronde egli ha rappresentato con grande efficacia, la figura di scienziato e filosofo che da Galileo in avanti, transitando per la vetta ineguagliata di Pascal, ha unito discipline diverse solo in apparenza distanti tra loro.
Il libro raccoglie tre conferenze che Feynman tenne presso l’Universita’ di Washington nel 1963 e stampate poi nel 1998.
Trovo poco sensata l’idea che un’eminenza in una materia debba esserlo anche in altre ma del resto Feynman lo sa e lo ammette al contrario di scienziatelli e scienziatelle nostrane che devono per forza dire la loro su ogni banalita’ che passa per la loro piccola testa.
Come tutti i saggi, egli sa non di non sapere  ma non per questo si esime dall’esprimere un’opinione su scienza, politica e religione, operazione non poco complicata.
Feynman fu un uomo d’indubbia intelligenza e c’e’ modestia nel suo disquisire, egli del resto non vuole ergersi a portatore sano di tautologie, semmai cerca soluzioni o meglio propone un metodo per trovare qualcosa che nella migliore delle ipotesi si avvicini quanto piu’ possibile alla verita’.
La sua e’ la forza del rispetto altrui che non impedisce di avere una identita’ propria e una propria visione delle cose, e’ il comprendere che per avere una risposta prima serve la lucidita’ di porre la giusta domanda e che anzi, e’ la curiosita’ che crea evoluzione, curiosita’ e il mettersi sempre in discussione senza la presunzione di avere per forza ragione. Metodo scientifico applicato alla vita, al sociale, alle religione. Limitativo certo, non esaustivo ed incompleto ma per molte questioni funziona.
Lettura semplice d’inusuale pacatezza che oggiorno insegna e sorprende, lettura obbligatoria per le mezze calzette padroni del sapere che imperversano ovunque fuorche’ nel vero mondo della scienza e della cultura

QED – Richard Feynman

QEDSono arrivato a questo libro dopo la lettura de "L’universo elegante" di Brian Greene quando, nel bel mezzo del capitolo sulle "stranezze microscopiche" se ne esce con l’integrale di Feynman e lo sconvolgente enunciato che "… la probabilita’ che un elettrone arrivi in un punto dello schermo e’ dato dall’effetto combinato di tutti i possibili modi per arrivarci."
Shock non indifferente lo ammetto ma il primo pensiero fu che prima o dopo, passassero secoli, qualcuno avrebbe smentito questa affermazione e l’incredulita’ mia non deve essere estranea allo scienziato se gia’ nella prefazione avverte "… alcune delle cose che vi diro’ vi sembreranno incredibili, inaccettabili, impossibili da mandar giu’. In questi casi e’ come se calasse un sipario: uno smette d’ascoltare."
Del resto aggiunge "i fisici hanno imparato a convivere con questo problema, hanno capito che il punto essenziale non e’ se una teoria piaccia o non piaccia ma se fornisca previsioni in accordo con gli esperimenti"
QED, Quantum Electro-Dynamics, Elettrodinamica Quantistica per tutti? Con Feynman si, e’ possibile.
Egli non fu solo premio Nobel ma grande divulgatore dotato di verve, humor e la capacita’ di spiegare al grande pubblico concetti che pochi al mondo padroneggiano completamente, nemmeno lui a suo dire.
In effetti e’ dura digerire l’idea che il mondo come lo conosciamo, che le leggi che lo governano non hanno nulla a che spartire con cio’ che abbiamo imparato e che in fondo la fisica newtoniana e’ una buona approssimazione per tutti i giorni ma inesatta nel descrivere la realta’.
Serve un atto di fede affinche’ anche coloro che i numeri non sanno leggerli possano abbandonarsi a certe idee, sospesi con i propri sensi supportati dall’incredulita’ einsteiniana che "Dio non gioca a dadi con l’universo" e formule incontrovertibili ed infiniti esperimenti a confermarle.
Libro per credenti e non, inversione tra fede e scienza ma andando oltre i numeri serve coscienza nelle possibilita’ dell’uomo e che la si abbia o meno, Feynman e’ un sacerdote da ascoltare e da leggere, forse da rifiutare ma da non trascurare, tantomeno dimenticare.

"La Natura ci permette di calcolare soltanto delle probabilita’. Con tutto cio’ la scienza e’ ancora in piedi."

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