Fanteria dello spazio – Robert A. Heinlein (estratto)

— Molto bene, signor Rico! Credo che il suo cervello stanco sia già stato messo abbastanza a dura prova per oggi. Domani mi porti una prova scritta, in logica simbolica, della sua risposta alla mia domanda. Le suggerirò un piccolo appiglio. Consultate il paragrafo sette del capitolo di oggi. Signor Salomon! In che modo la presente organizzazione politica si evolse dopo i Disordini? E qual è la sua giustificazione morale di tale processo?
Sally se la cavò alla meglio per quanto riguardava la prima parte. Nessuno è in grado di descrivere esattamente come nacque la Federazione terrestre: nacque, ecco tutto. Dopo che tutti i governi erano caduti, alla fine del Ventesimo secolo, qualcosa doveva pur riempire quel vuoto, e in molti casi furono i veterani tornati dal fronte a provvedere. Avevano perso una guerra, molti di loro erano senza lavoro, quasi tutti manifestavano un mero sdegno per i termini del Trattato di Nuova Delhi, e poi sapevano imbracciare le armi. Ma non fu una rivoluzione vera e propria, bensì un processo analogo a quanto era capitato in Russia nel 1917: il vecchio sistema era crollato, qualcuno doveva intervenire.
Il primo caso di cui si aveva notizia, quello di Aberdeen, in Scozia, era emblematico. Alcuni veterani si erano riuniti per garantire la sicurezza e porre fine ai tumulti e ai saccheggi: avevano impiccato alcune persone (compresi due ex combattenti come loro) e costituito un comitato nel quale erano ammessi esclusivamente veterani. Dapprima la cosa era stata puramente arbitraria: quegli uomini si fidavano un po’ solo dei loro pari, e di nessun altro. Poi, nel giro di un paio di generazioni, quella che era nata come una misura di emergenza si era trasformata in pratica costituzionale.
Probabilmente quei veterani scozzesi, essendosi trovati nella necessità di impiccare altri ex combattenti, avevano deciso che non bisognava permettere a nessun profittatore, trafficante, sanguisuga, imboscato, sporco borghese di dire la sua. I civili dovevano limitarsi a fare quello che veniva loro ordinato, mi seguite? A sistemare le cose ci avremmo pensato noi scimmioni. Questa, almeno, è la mia ipotesi. Perché credo che l’avrei pensata allo stesso modo. Gli storici sono concordi nell’affermare che l’antagonismo tra civili e reduci era più intenso di quanto possiamo immaginare oggi.
Sally spiegò la cosa con parole sue. Alla fine il maggiore Reid lo interruppe: — Domani mi porti le sue idee scritte, in non più di tremila parole. Signor Salomon, può dirmi la ragione, una ragione pratica, non teorica o storica, per cui oggi il diritto di voto è limitato ai soli veterani?
— Perché sono uomini scelti, signore. Più in gamba degli altri.
— Assurdo!
— Come, signore?

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A noi vivi – Robert A. Heinlein (Urania 1505)

A noi viviTanto interesse dietro questo inedito di Heinlein e per molte ragioni.
Innanzitutto un libro ritrovato e’ sempre un evento e per un autore come Heinlein, l’evento e’ doppio.
Se poi l’inedito e’ il primo scritto, allora l’interesse diventa bibliografico e storico.
L’anno e’ il 1938, Heinlein allora versava in serie difficolta’ economiche e dopo una serie di delusioni cocenti, in primo luogo la politica avendo fallito l’elezione in California tra le fila dei Democratici. La delusione fu duplice quando "A noi vivi" fu rifiutato da diversi editori ma il tempo passava, Heinlein continuo’ a scrivere e altri suoi racconti furono ben accolti e cosi’ il libro resto’ nel cassetto fintato che anni dopo, decise di distruggerlo. Dopo la sua morte pero’ salto’ fuori una copia rimasta in soffitta dentro un baule di un amico e dopo il primo rifiuto della vedova, si arrivo’ ad un accordo per la pubblicazione. 
Alla curiosa vicenda si aggiunge la particolarita’ del romanzo anzi del non-romanzo non essendo questo l’intento dello scrittore.
Con la testa e spirito rivolti alla politica, non tradendo l’indole di voler cambiare il mondo e in qualche modo anticipando la tendenza del tenere conferenze, egli raccolse pensieri ed opinioni proponendoli come un racconto di fantascienza invece che farne una conferenza, avvolgendoli nella strana storia di Perry Nelson, che dopo un incidente automobilistico mortale, si svegliera’ inspiegabilmente nel 2086 e con l’aiuto di Diana, una bella ragazza del quale s’innamorera’, imparera’ a conoscere i segreti di una societa’ utopica e realizzata.
Curioso come in quegli anni troviamo Ayn Rand che attraverso la premessa di un testo funzionale al trattato, scrisse "Antifona" per definire all’opposto un futuro distopico, differenze ideologiche che evidentemente fanno gioco all’opposta idea di un socialismo non marxista, non completamente almeno, se avesse dovuto prendere piede.
Cio’ che accade a Perry quindi non e’ altro che uno stratagemma dell’autore per definire delle linee guida, le sue ovviamente, necessarie per un futuro migliore. Ecco quindi la grande rivelazione, il "fascista" Heinlein, come fosse la peggior offesa possibile,  che rivela uno spirito inaspettatamente  liberal. Personalmente non mi stupisco dal momento in cui solo i molto disinformati o molto stupidi non comprendono l’origine comune di tutti gli "ismi".
Che dire a questo punto. Da sempre contro agli inediti postumi, specie se v’e’ stata la ferma intenzione dell’autore di non pubblicare, sono contento di averlo letto ma rispetto e comprendo benissimo le ragioni per le quali Heinlein distrusse quella che credeva essere l’ultima copia. Heinlein anni dopo dira’ di se stesso "Prima ero un radicale ingenuo, ora sono un radicale realista, un libertario pragmatico…" e in quest’ottica, l’innocenza di "A noi vivi", andava contro la conquistata lucidita’ di pensiero degli anni a venire. Inoltre egli commise la leggerezza di voler prevedere la storia futura, previsione disintegrata dall’avvento della Seconda Guerra Mondiale, ovviamente mai contemplata, cosi come non contemplo’ la guerra fredda e tutto cio’ fu determinante per l’evolversi della Storia mondiale.
Che senso poteva avere quindi anche solo nel 1940, la pubblicazione di un romanzo che guardava 100 anni avanti sbagliando clamorosamente il presente?
Romanzo da annoverarsi tre le sole curiosita’. Come Heinlein avrebbe voluto, continuero’ ad ignorare l’esistenza di questo libro da leggersi solo e soltanto alla condizione di conoscere tutto o molto del grande autore.

Waldo – Robert A. Heinlein

WaldoUrania decide ancora una volta di farmi un gran regalo con una ristampa doppiamente gradita perche’ in parte per me inedita e per Heinlein ovviamente. Quante volte mi ripeto sulla vecchia fantascienza, sui grandi libri letti da ragazzo e cosi’ di seguito. Non intendo tediare oltre.
Heinlein pero’ ed e’ un dato di fatto, e’ nell’olimpo del grandi autori del genere e certamente occupa una poltrona in prima fila tra le mie preferenze.
Si diceva della ristampa, ebbene la collana offre nuovamente all’attenzione dei suoi lettori due racconti lunghi o romanzi brevi che dir si voglia, "Waldo" appunto e "Anonima stregoni", il primo del 1942, l’altro del 1940.
Il racconto che intitola la raccolta prende il nome dal suo protagonista, un malato miastenico, quindi estremamente debole al punto da dover vivere nella bassa gravita’ lunare.
Si da il caso pero’ che Waldo sia un genio e che del suo handicap abbia creato un successo con l’invenzione di appendici meccaniche, dette waldi appunto, controllate dal suo corpo attraverso estensioni cibernetiche.
Sulla Terra intanto una formidabile fonte di energia in apparenza inesauribile e sicura, inizia a creare problemi agli esseri umani e a generare malfunzionamenti. Waldo sara’ incaricato di scoprire la causa.
Il secondo racconto, "Anonima stregoni" racconta la storia di un normalissimo imprenditore edile, in un mondo pero’ che conosce la magia come dato di fatto, una forza con la quale fare i conti e che puo’ creare grossi guai o risolverli a seconda dell’uso.
Si dira’ che ben poco hanno in comune i due racconti ma non e’ cosi’ dal momento in cui la magia o una forma di energia sconosciuta e alternativa, e’ alla base di entrambi.
Heinlein ribalta l’assunto di Clarke quando dice che "ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia" perche’ in realta’ ci domanda se e’ possibile che la tecnologia ci abbia accecati innanzi la magia e se col tempo abbiamo perso le capacita’ di riconoscere una forza presente alla pari delle altre tre, gravitazionale, elettromagnetica e nucleare, della quale percepiamo a stento gli effetti senza riconoscerne la causa.
Heinlein trasforma una superstizione in un dato fisico e se il mondo che descrive in "Anonima stregoni" avrebbe potuto essere in un banalissimo Harry Potter, in realta’ acquista senso o spessore proprio attraverso le basi scientifiche che lo sostengono, spiegazioni sviluppate in "Waldo".
Basterebbe questo per rendere i racconti originali ed interessanti ma va aggiunta una capacita’ quasi precognitiva dell’autore nell’immaginare certe tecnologie o addirittura intuizioni scientifiche che solo Feynman sapra’ spiegare attraverso l’elettrodinamica quantistica oltre a tutta una serie di similitudini col mondo attuale e quanto ci aspetta in futuro.
E ancora, come non bastasse, la modernita’ del linguaggio, la velocita’ di battute ed intuizione, fa di Heinlein un degno precursore di un certo minimalismo alla pari di John Fante con in aggiunta uno humor formidabile e irresistibile.
Credo non serva altro. Raccolta da avere ad ogni costo.

Universo – Robert A. Heinlein

UniversoClassico dei classici che piu’ classico non si puo’. Si potrebbe dire di essere innanzi un vero e proprio manuale della fantascienza che fu, uno dei tanti s’intende ma quando scende in campo un decano come Heinlein in un romanzo del 1963 ma concepito nel 1941 che affronta l’affascinante argomento delle astronavi generazionali, ebbene si aprono le orecchie e ci si mette sull’attenti.
Per chi fosse poco avvezzo alla fantascienza o piu’ propriamente alla scienza, dal momento in cui ancora oggi le astronavi generazionali sono una possibilta’ aperta ai viaggi spaziali, s’intende che per sopperire ai limiti tecnologici che impediscono i viaggi interstellari, si potrebbero creare enormi astronavi autosufficienti nelle quali l’uomo potrebbe vivere per diverse generazioni appunto e raggiungere un nuovo pianeta fuori dal sistema solare coi figli o i figli dei figli e cosi’ via, dell’equipaggio imbarcato per la missione in origine.
Ebbene cosa accadrebbe se generazioni dopo una ribellione, gli uomini a bordo dimenticassero chi sono, da dove vengono, qual’e’ lo scopo della missione e soprattutto che l’astronave nella quale vivono per quanto grande che sia, non e’ l’intero universo?
Ipotesi molto, molto affascinante e densa di infinite implicazioni morali e pratiche che il protagonista dovra’ affrontare anche alla luce dell’evoluzione biologica forzata da radiazioni e condizioni avverse, che ha spezzato la razza in due tronconi, gli umani e i mutanti. Ce n’e’ abbastanza per riempire ore di lettura con l’avventura, la fantasia e l’etica che la classe di Heinlein dona ma e’ la magia a sorprendere, quella di un autore che sa raccontare il futuro meglio di come si sa fare oggi, efficace e preciso, sintetico rispetto gli standard attuali che esigono centinaia, migliaia di pagine funzionali al volume e non all’idea e forse, solo in questo, il romanzo sente il peso degli anni.

Fanteria dello spazio – Robert A. Heinlein (estratto)

Il centro di reclutamento era nell’atrio, una specie di chiosco, separato dalla sala da una ringhiera. Alla scrivania sedeva un sergente con una vistosissima uniforme da parata e il petto ricoperto di nastrini che per me non significavano niente. Il braccio destro gli era stato portato via talmente di netto che la giacca era stata confezionata senza manica. Inoltre, avvicinandosi alla ringhiera, si poteva vedere che non aveva le gambe.
La cosa non pareva avvilirlo. Carl disse: — Buongiorno. Voglio arruolarmi.
— Anch’io — feci eco.
Lui ci ignorò. Dalla sua sedia accennò una specie di inchino e disse:
— Buongiorno, signorina. In che cosa posso esserle utile?
— Voglio arruolarmi anch’io.
Lui sorrise. — Brava ragazza. Vada nella stanza due zero uno e chieda del maggiore Rojos. Si occuperà di lei. — La guardò dalla testa ai piedi.
— Pilota? — chiese.
— Se è possibile…
— Ne ha tutte le caratteristiche. Bene, vada dalla signorina Rojos. Con un ringraziamento al sergente e un arrivederci a noi, Carmencita se ne andò. L’uomo riportò la sua attenzione su di noi e ci studiò senza nemmeno l’ombra dell’interesse che aveva dimostrato per Carmencita.
— Allora — chiese — dove volete arruolarvi? In salmeria?

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