Olli Mustonen – Teatro Comunale di Bologna, 03-02-2017

Mustonen BolognaI direttori-compositori non sono certo rari anzi, diciamo pero’ che trovarli a dirigere una propria opera non e’ cosa di tutti i giorni, specie trovandosi su piazze ai confini dell’impero. Quando accade pero’ e’ un gran piacere, nonche’ un evento e cosi’ e’ stato trovando Olli Mustonen al Comunale di Bologna.
Mustonen, finlandese del 1967 e’ direttore e compositore appunto ma anche musicista, un pianista di fama internazionale, tre ruoli, tre anime che, ed e’ qui la straordinarieta’ della serata, iniziata proprio con una sua composizione "Tryptich", nata come concerto per violoncelli, poi riscritta per orchestra d’archi. Prova straordinaria, concerto di rara bellezza, tre movimenti nei quali il compositore incanta e commuove, i primi due dove io colore emotivo illumina l’opera e il terzo piu’ impegnativo e bella espressione compositiva e d’orchestrazione.
Piu’ ordinaria per cosi’ dire la scelta del "Concerto per pianoforte e orchestra n. 25" di Mozart, o meglio dovrei dire che ben si comprende che un pianista voglia cimentarsi con essa, meno usuale invece e’ che il solista diriga anche l’orchestra sommando alla difficolta’ dell’esecuzione anche la regia e non e’ cosa da poco. Il suo e’ un tocco che coniuga fantasia e tecnica, ancora una volta forte emotivita’ ma senza eccessivi protagonismi, energie ben ripartite tra i due compiti non certo facili. Prova superata anzi superatissima e su questo non c’e’ alcun dubbio, uno spettacolo nello spettacolo. Mostrato quindi il Mustonen compositore ed esecutore, infine si e’ potuto concentrare sulla direzione con la Sinfonia n.6 di Prokofiev, opera drammatica del compositore russo, forte connotazione espressiva ma come abbiamo visto,l’esternazione dei sentimenti e’ dote di Mustonen che oltretutto conferma un’indole "russa" anche nel dirigere, non solo nel comporre. La sesta di Prokofiev non e’ tra le mie preferite ma nelle sue mani si rivela un piccolo gioiello carico di pathos e colori.
Grande, grandissima serata, Mustonen protagonista a 360 gradi, una vera gioia da ascoltare e nella conferma che la sinfonica e i suoi protagonisti hanno ancora tantissimo da offrire.

Pagina evento

Bologna Modern, Tonino Battista – Teatro Comunale di Bologna, 22-10-2016

Bologna Modern, Tonino BattistaFestival delle musiche contemporanee di Bologna, un evento che annualmente riappare nel capoluogo emiliano. Noi quasi forestieri, possiamo seguire solo in parte ma fortunatamente, ad un venerdi’ e’ riservato uno degli eventi piu’ importanti, almeno in base al mio gusto e giudizio.
Tonino Battista dirige compositori molto distanti tra loro in un programma pero’ straordinariamente organizzato e non so se per questo applaudire il direttore o l’organizzazione.
Ad ogni modo se e’ possibile mettere insieme Scelsi con Adams, Hosokawa con Oppo, loro sono riusciti a farlo.
Il punto di partenza e’ il suono, percio’ Scelsi apre giustamente la serata, lui che piu’ di tutti e’ andato oltre il tonale e l’atonale, il serialismo e la dodecafonia, il sintetico e il minimale, in un’idea di purezza e di sintesi che pochi hanno saputo portare avanti. Come detto il punto centrale della serata e’ il suono e le sue infinite mutazioni espresse in vari modi, dal bordone al rumore e la sua evoluzione nel tempo e nello spazio. S’aprono le danze con "Chukrum" di Scelsi appunto, opera non tra le piu’ estreme del compositore spezzino dove le dissonanze allargano il campo d’ascolto e le dinamiche possibili. Il percorso intrapreso invece da Toshio Hosokawa e’ in apparenza molto diverso, espresso su una musica a programma, il disastro dello tsunami del 2011. Raccontato innanzitutto attraverso il ritmo, come un battito percorre la composizione fungendo da legame alle altre anime dell’orchestra, archi, ottoni e legni, protagonisti di un unico dramma che di volta in volta raccontano la loro storia in un concitato alternarsi che e’ uno spostamento tra le frequenze e infine la soluzione nella fine drammatica di chi resta e di chi e’ scomparso, comunque una pace ben rappresentata nella dolcezza dei fiati. Col maestro Paolo Perazzani, presente a questa sua prima, si torna alla ricerca pura del suono, anzi cageianamente sul rumore con strumenti percossi, pizzicati, soffiati. La sua e’ pura sperimentazione che certo ha in Cage appunto cosi’ come in Stockhausen i padri nobili ma che in qualche modo cerca di superare. Perazzani inverte i ruoli tra musica e ambiente. La sua composizione e’ viva, mobile, guizzante, un animale che mette con curiosita’ e timore il muso fuori dalla tana e presa confidenza esplora il mondo, anche letteralmente attraverso la dislocazione spaziale dei musicisti nei 360 gradi sferici del teatro, facendo si che sala e spettatori siano campo d’esplorazione e non viceversa.
Missione riuscita, i miei complimenti. Si prosegue con un momento di forte commozione ricordando Franco Oppo, il compositore sardo da poco scomparso che alla presenza della moglie e della figlia viene omaggiato con "Nodas", un brano tecnicamente ben definito e di notevole spessore dal momento in cui gli accordi ordinati in grandi fasce sonore si spostano nello spettro equabile attraverso i microtoni e le diverse sezioni dell’orchestra, il lento ma suggestivo scivolare della musica nel dominio delle frequenze senza pero’ abbandonare un ordine tonale prestabilito. La serata si chiude con John Adams e il suo post-minimalismo della fine degli anni ’70, quando il post-minimalismo lo stava creando o contribuiva a farlo. "Common Tones in Simple Time" come le composizioni di chi l’ha preceduto, si basa sul movimento, un vero e proprio viaggio di un centro armonico che nel suo caso pero’ compie un percorso per certi versi opposto, partendo cioe’  da tempo e tonalita’ noti e riconoscibili riorganizzati, anzi direi traslati e ruotati al punto da perdere ogni connotazione nota, la ricerca dell’atonalita’ attraverso la tonalita’ stessa, meccanismo mosso dal motore ritmico minimalista al quale sono affidati i giunti cardanici che imprimono il movimento.
Grande serata e c’e’ da ringraziare il direttore Tonino Battista che pur preferendo i momenti meno strutturati, eccelle ovunque anche laddove forse una maggiore schematicita’ sarebbe stata piu’ incisiva e penso a Scelsi e Adams. Sempre ottima l’orchestra del Comunale con punte d’eccellenza per gli archi e la sezione ritmica. ci voleva un po’ di pubblico in piu’, dimostrando ancora una volta che il problema non e’ il costo del biglietto indiscutibilmente popolare  e tantomeno la qualita’ del materiale ma proprio di un sistema nel quale c’e’ evidentemente l’interesse che tutto rimanga immobile li dov’e’.

Pagina ufficiale evento

Romeo e Giulietta – Sergei Prokofiev (Teatro Comunale di Bologna 27-06-2015)

Romeo e Giulietta - Sergei Prokofiev - Bologna 2015Scrivero’ di cose che sono e non sono state, di cio’ che so e cio’ che non so.
Parliamo di "Romeo e Giulietta " a teatro ma non della versione per grandi masse gaudenti e televisive bensi’ della classicissima trasposizione teatrale del dramma shakespeariano che Prokofiev scrisse nel 1935 non senza difficolta’ dato che mentre il mondo deprecava con orrore i libri bruciati dai nazisti, dall’altra parte Stalin internava e trucidava tutti gli artisti colpevoli di "arte degenerata", puntando direttamemente alla fonte del problema. Percio’ solo dagli anni ’60, la messinscena ebbe il giusto risalto, a distanza di sicurezza dal caro baffone ormai defunto e impagliato, con grande successo in Occidente grazie al coreografo Kenneth MacMillan al quale si debbono anche le coreografie della versione vista al Teatro Comunale di Bologna,
Posso scrivere dell’interpretazione orchestrale data dal direttore Giuseppe La Malfa, potente, incisiva, si potrebbe dire sin troppo marziale, l’enfasi sovietica che protende piu’ al teutonico che all’italiano, con le giuste misure punta piu’ a Wagner che a Prokofiev. Si fa per dire e’ ovvio ma il senso di massima e’ questo. L’orchestra resta quella del Teatro Comunale che ancora una volta si fa apprezzare per la grande precisione e il sapersi cucire addosso al profilo di chi la dirige. Superbo il III atto sotto ogni punto di vista. Scene di Mauro Carosi, bellissime e suggestive, imponenti eppure cariche di intima dolcezza all’occorrenza.  Altrettanto si puo’ dire dei costumi di Odette Nicoletti, in un rinascimento certo piu’ sfarzoso ed immaginifico del reale ma straordinariamente brillante, impressionista nel sottolineare ruoli e carattere dei personaggi. Non posso invece esprimermi sul Tchaikovsky Perm Opera and Ballet Theatre, tra i piu’ importanti corpi di ballo russi perche’ questo e’ il mio primo balletto a teatro e anche al cinema e televisione, non sto messo benissimo. Mi sono sembrati tutti molto bravi e preparati, ballerini e non di meno attori, il volto recitante quanto il corpo, poche sbavature che un occhio inesperto possa cogliere.
Mi sono piaciuti e oltre questo non vado ma per chi e’ alla prime armi come me, cio’ potrebbe bastare.
Tra le cose che non sapevo c’e’ che si puo’ andare a teatro al sabato pomeriggio o almeno non sapevo che vi fosse questa possibilita’ ancora oggi ed e’ una magnifica opportunita’ per tutti coloro che per ragioni diverse hanno difficolta’ a seguire le repliche serali o semplicemente per trascorrere un pomeriggio diverso dal solito.
C’e’ un’ultima cosa che non so. Vicino a me una signora di una certa eta’ lamentava che "Che dolore vedere il teatro mezzo vuoto. Piuttosto fate pagare il biglietto 10 euro ma non lasciatelo cosi’". Se da un lato il teatro non e’ a buon mercato, ma del resto i costi di una messinscena non sono certo equiparabili ad altre forme di spettacolo, il punto centrale non e’ solo il denaro quando si spendono 10 euro per un bicchiere di qualcosa, 500 per un telefono, 5000 per una borsa e 50000 per un’automobile. Se il 70% dei presenti e’ composto da over-60, se il rimanente della platea si divide tra turisti giapponesi e tedeschi, pochi ragazzi, forse studenti d’accademia musicale e due, dicasi due bambini attorno ai dieci anni, significa che qualcosa si e’ spezzato nel sistema educativo nazionale.
No, non ho una soluzione, o forse si,  tanto rammarico quello certamente.
Riempite quelle poltrone vuote, questo lo so,  questo posso dirlo, questo e’ importante.
C’e’ ancora tempo sino al 1 Luglio.

Pagina evento

Il suono giallo – Alessandro Solbiati

Il suono giallo - SolbiatiHo conosciuto Solbiati ascoltando "Lezioni di musica" sul terzo canale di RadioRai.
Teorico poderoso, didatta straordinario ma cio’ che colpisce in lui e’ la passione che sovrasta ogni mestiere, il pathos sopra tecnica e tecnicismi, il sano sentire della musica ben diverso dall’ascoltare. Insegnante di mestiere, compositore di talento innato, ho cercato quando e dove possibile, di ascoltare la sua produzione.
Come egli racconta, il teatro e’ per lui una conquista relativamente recente, diversi lavori prima di oggi e per una fortuita serie di concomitanze, il Teatro Comunale di Bologna presenta in anteprima assoluta "Il suono giallo", liberamente ispirato all’opera omonima di Vassilij Kandinskij.
Che Solbiati abbia scelto di rappresentare uno scritto di Kandinskij, non sorprende se ricostruiamo un percorso umano e professionale teso all’analisi introspettiva ed espressiva della musica, anzi un ritorno vero e proprio all’espressionismo e dell’espressionismo utilizzare tutti i meccanismo fondamentali.
Kandinskij sublimo’ la propria arte nella pura emotivita’ e il suo teatro non di meno segue la regola del parlare attraverso le sensazioni evocate piuttosto che alla figurazione letterale. Egli lo premette nei suoi scritti, o ci si sente partecipi oppure no, nessuna via di mezzo. L’artista propone forme e soprattutto colori in cerca di una sincronizzazione, una partecipazione emotiva comune e funziona o non funziona, altro non c’e’ da sapere.
Ecco, il "Suono giallo" di Solbiati e’ sostanzialmente la stessa cosa, si fonda sui medesimi principi e su questi soli serve basarsi. Stiamo parlando di teatro musicale, percio’ il lavoro di Solbiati risolve solo in parte, dove il resto della rappresentazione e’ in mano a Marco Angius alla direzione e Franco Ripa di Meana alla regia. Non trascurabile anzi fondamentale, il lavoro compiuto dallo scenografo Gianni Dessi assieme alle luci di Daniele Naldi, anime visive dei suoni di Solbiati e col compito altrettanto arduo di seguire le indicazioni dell’artista russo, sempre sull’onda espressionista da lui definita.
Ecco, date le premesse sarebbe pura accademia analizzare o spiegare, mettersi a caccia di significati e significanti, quando il solo presupposto e’ il soggettivo sentire.
A me ha entusiasmato, sotto ogni punto di vista e cio’ potrebbe bastare.
Il suono giallo - Solbiati 2La messinscena e’ a dir poco stupefacente rapportando le indicazioni di Kandinskij con quanto si e’ visto sul palco. Dessi e Ripa di Meana sfruttano le scarne indicazioni in loro possesso e le rielaborano in piena autonomia, rafforzando ancor di piu’ il senso complessivo del disagio emotivo col passaggio dall’ordine al caos, nascita e rinascita, entropia emotiva e umana con risoluzione finale, laddove comunque dal caos puo’ emergere la vita e la salvezza.
Fino ad un certo punto e’ un paradosso ma sono proprio le musiche di Solbiati ad essere programmaticamente piu’ rigorose nella forma e nella sostanza, in molti momenti letterali nella perfetta trasposizione del testo in melodia. A lui percio’ il compito piu’ arduo e’ la maggiore difficolta’ di comprensione rispetto l’esposizione del testo.
Eppure mi ha emozionato, forse perche’ conscio del meccanismo che richiede di non incedere nell’analisi ma al contrario lasciarsi andare cercando un’oscillazione sincronica con musica, testo e rappresentazione.
Pubblico delle grandi occasioni, mi pare si dica cosi’. Non il tutto esaurito ma credo posa definirsi un successo dato il carattere dell’opera. Applausi calorosi a conclusione e ad ascoltare i commenti, di sincero apprezzamento. Soprattutto la rappresentazione, la piu’ leggibile del resto, forse qualche perplessita’ in piu’ per le musiche ma cio’ era prevedibile per via di una fruizione piu’ faticosa che come detto richiede conoscenze musicali importanti oltre al puro ascolto. In aiuto viene certamente il libretto dell’opera, rivelatore e guida pratica nella genesi e negli intenti de "Il suono giallo"
Spero che la rappresentazione non si fermi con queste giornate bolognesi e molti altri abbiano la possibilita’ di godere di uno spettacolo straordinario. C’e’ ancora tempo per Bologna, approfittatene.

Scheda Evento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: