Requiem K.626 – Wolfgang Amadeus Mozart, Missa superba – Johann Caspar Kerll – Thomas Hengelbrock, Teatro Manzoni, Bologna 10-05-2019

Requiem K.626 - Wolfgang Amadeus Mozart Manzoni 1

Requiem K.626 - Wolfgang Amadeus Mozart Manzoni 2

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Juraj Valcuha – Mahler Sinfonia n. 6 in la minore Tragica – Teatro Manzoni, Bologna 02-02-2019

Juraj Valčuha Mahler 6

Programma

Concerto da camera con i Solisti dell’Orchestra Mozart – Teatro Manzoni, Bologna 07-04-2018

Solisti dell’Orchestra Mozart

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Mahler, Beethoven dirige Mariotti – Bologna 3-12-2016

Mahler, Beethoven dirige Mariotti - Bologna 3-12-2016Michele Mariotti, il giovane direttore classe 1979 e responsabile del Teatro Comunale di Bologna dal 2105 sino al 2018, e’ una specie di beniamino della citta’. Pare che alle signore piaccia parecchio, in senso artistico s’intende e che in breve tempo sia diventato una specie di figlio o nipote a seconda della fascia d’eta’.. Tutto questo si traduce in una corsa al biglietto e posti che se non vanno tutti esauriti poco ci manca.
Cio’ e’ certamente un gran bene specie in questo momento in cui vi sono scelte politiche atte a disintegrare la cultura (ma anche l’istruzione, la sanita’ e tutto quanto rende civile uno Stato) e di buoni incassi c’e’ piu’ bisogno del solito.
Mariotti e’ bravo, non sono io a dirlo e neppure gli entusiasmi popolari. Sa accompagnare i gusti del pubblico, e’ popolare nell’etimo, versatile e pieno d’energie per tante iniziative. In una serata tutto sommato ordinaria nel programma che non vuol dire mediocre ma ben leggibile, mette in mostra le sue doti migliori.
Infatti la sua direzione e’ morbida, morbidissima con "Blumine" di Mahler, il grande escluso dalla prima sinfonia mahleriana, meno di dieci minuti in cui il romanticismo di cio’ che doveva essere un poema sinfonico emerge fortissimo e che il direttore coglie con passione e dolcezza. Analogamente egli interpreta il Concerto n.4 per pianoforte e orchestra in sol maggiore Op.58 di Ludwig van Beethoven con Marc-Andre Hamelin solista al pianoforte, grande nome della scena internazionale che a sua volta predilige il tocco delicato per quanto preciso e velocissimo nelle lunghe scale che Hamelin percorre con apparente facilita’. Serve un esecutore che sappia valorizzare il colore quasi vocale ed operistico della composizione e certo il musicista canadese e’ un ottimo candidato al successo. Brano strettamente collegato alla Quinta sinfonia che non a caso lo segue per un inaspettato cambio di marcia del direttore che affronta il capolavoro beethoveniano con imprevista energia non tanto nell’orchestrazione quanto nel ritmo. Velocissimo attraversa il primo movimento con un’enfasi dovuta ma che ugualmente sorprende. Mariotti sorprende anche quando punta al controllo invece che alla forza, evidenziando da un lato uno splendido secondo movimento, sotto le sue mani persino migliore del primo e riservando un occhio particolare ai singoli episodi, spinti come infinitesimi momenti solistici innestati nella trama generale della composizione. E’ stata una quinta diversa dal solito ma molto piacevole, forse la sola alternativa degna di nota alla smisurata potenza che altre direzioni, i tedeschi soprattutto, imprimono alla sinfonia.
Sempre all’altezza l’orchestra del Comunale bolognese, della quale ho apprezzato anche i fiati che non sempre riescono a convincermi. E bravo Mariotti, bel lavoro.

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Kronos Quartet – Bologna 19-11-2016

Kronos QuartetAnno piu’, anno meno, quelli trascorsi da quando ascoltai la prima volta i Kronos Quartet sono ormai una trentina. Devo l’incontro a Philip Glass e ben presto mi appassionai alle tante collaborazioni che ebbero coi minimalisti statunitensi, Riley, Reich in particolare poi via via di album in album, lavori molto, molto diversi che non si sono mai fermati innanzi ad alcun compositore o genere.
Il loro stile e’ unico, il modo con cui affrontano arrangiamenti piuttosto che colonne sonore o concerti scritti appositamente, li distingue tra mille altri. Da tempo hanno cessato di essere semplici esecutori, passando ad essere causa, non effetto della musica, come grandi attori attorno ai quali un film viene costruito. Mai avuto occasione di ascoltarli dal vivo, percio’ approfitto del concerto a Bologna con grande gioia. Certo, gia’ dalla pagina dedicata ai concerti del loro sito, trovo in anticipo il programma della serata e non e’ esaltante, ed e’ qui il nocciolo della questione nonche’ il giudizio su quanto visto. Loro sono musicisti fenomenali, nessun bisogno di conferme o altro per rendersene conto e in particolare Sunny Yang la giovane violoncellista, e’ a dir poco straordinaria. Bastano poche note, l’inizio di "My Desert, My Rose" di Aleksandra Vrebalov per ritrovarli ed emozionarsi, peccato che questo sia il primo e ultimo momento degno di nota di tutta la serata. 
Il programma vuole essere un giro del mondo, una grande giostra popolare dove l’india si affianca alla Cina, l’Iran, l’est Europa, l’Africa e gli Stati Uniti ovviamente, tra country e jazz e finanche il rock degli Who. Nulla di tutto questo mi piace e si, e’ certo un problema mio. Vero pero’ì che cio’ riduce la performance ad un campionario di stili che non sottolinea il loro carattere, anzi li penalizza come quartetto d’archi che in piu’ riprese deve snaturarsi tra percussioni, basi registrate e pizzicati in sostituzione di chitarre e banjo.
Se vogliamo, pure l’emozionate "The Beatitudes" di Vladimir Martynov dalla colonna sonora de "La grande bellezza" e’ in fondo un brano fin troppo banale. Capisco sia una scelta dettata forse dal voler abbracciare un pubblico piu’ vasto, forse spingere su certi lavori e non altri, forse stanchezza non so. Certo e’ che rifiutarsi di proporre qualcosa di piu’ impegnato (e impegnativo) magari da quei trascorsi minimalisti che tanto li resero celebri, lascia un po’ l’amaro in bocca.
Insomma, una delusione anche se una delusione prevista dato il programma noto in partenza. Volevo pero’ vederli e sono felice di averlo fatto, certo e’ che se vi sara’ un prossimo incontro, dovra’ per forza girare su ben altri territori.

Programma della serata

I Solisti Veneti e Uto Ughi – Bologna 27-05-2016

I Solisti Veneti e Uto UghiUto Ughi e’ uno di quei musicisti che farebbero evento anche visti ogni giorno, percio’ tornare a teatro a distanza di pochi mesi e’ un piacere ineguagliabile che si rinnova.
Se nel precedente concerto Ughi fu il protagonista indiscusso col solo pianoforte di Alessandro Specchi ad accompagnarlo, a Bologna e’ lui a fungere da special guest per i Solisti Veneti, in teoria e pure in pratica, i protagonisti della serata.
Ensemble fondato alla fine degli anni ’50 da Claudio Scimone che ancora oggi dirige, in questi decenni i Solisti Veneti si sono distinti in campo internazionale con migliaia di concerti in tutto il mondo e tanti riconoscimenti.
Percio’ la serata non poteva essere composta da altro che concerti per archi, oboe, clarinetto e ovviamente violino, con l’orchestra protagonista quanto il solista di turno. Che si stia ascoltando un gruppo affilato e affiatato, costruito con dovizia e devozione, emerge fortissimo fin dai primi minuti del concerto. L’ottantunenne Scimone mantiene un polso fermissimo ed una inaspettata energia nella direzione, squadra sulla quale e’ impossibile non riconoscere un’eccellenza alla pari del solista con cui condivide il palcoscenico. Anche il repertorio e’ rodato e scelto con grande cura per sottolineare le doti del solista di turno. Prevedibilmente Vivaldi concerta con gli archi, Albinoni con l’oboe e Rossini concede la sua emozione al clarinetto.
Poi e’ il turno di Ughi con un inaspettato Mozart e il concerto in sol maggiore K216, perche’ lo sappiamo irraggiungibile con gli strumenti a tastiera ma s’intende che il suo genio basto’ per altri strumenti, violino incluso. Paganini invece e’ un passaggio direi obbligato per scoprire come Ughi s’esalti con le grandi difficolta’ tecniche, anzi come le esecuzioni piu’ impegnative non solo non gli creino problemi ma anzi amplifichino la sua straordinaria grandezza. Non si puo’ non restare incatenati alla perfezione di un’arcata che non cede mai, precisa in tempo e intensita’ come solo i grandi e immortali possono. Straordinario, semplicemente straordinario.
Non manca neppure il bis, quella fantasia sulla "Carmen" composta da Pablo de Sarasate nel XIX secolo che abbiamo gia’ avuto modo di ascoltare a Ferrara la volta addietro. Grande e prevedibile l’entusiasmo del pubblico per una scelta votata a grandi consensi. Due ore di concerto intense e sublimi, ennesima seppur superflua conferma della grandezza di Ughi, un grande piacere aver fatto la conoscenza dal vivo coi Solisti Veneti.

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Il lago dei cigni (Ballet of Moscow) – Bologna, 11-12-2015

Il lago dei cigni, Bologna 2015Non e’ giusto dire di non amare il balletto, semplicemente non rientra nella mia sfera d’interessi percio’ al piu’ mi rimane indifferente.
Il fatto pero’ di essere legato a filo doppio con la musica mi spinge a non trascurarlo del tutto e comunque concedermi qualche excursus questi in ambiti normalmente poco frequentati.
Pure e’ ovvio che fa piacere accompagnare chi invece nel balletto trova gioia e alla fine va bene cosi’.
Il palcoscenico e’ offerto dal Teatro Manzoni a Bologna, i protagonisti sono i ballerini del Balletto di Mosca, ensemble nato nel 1998 per portare avanti la tradizione del balletto russo che sappiamo essere lunga e gloriosa.
Timur Gareev e’ il direttore artistico, Marius Petipa il coreografo che nel 1895 diede forma allo spettacolo sulle musiche di Tchaikovsky e ne decreto’ il successo dopo molti anni di cocenti delusioni.
Onestamente e l’ho dichiarato anche in passato, non sono in grado di giudicare pienamente qualcosa i cui dettami mi sono in parte sconosciuti e comunque non ho abbastanza esperienza per esprimere un giudizio competente. Sono pero’ uno spettatore con un suo gusto, una sua idea estetica e svariate rappresentazioni che nel tempo si sono succedute. Potrei dire qualcosa di piu’ sulle musiche, non fosse che senza orchestra si puo’ disquisire poco, ancor meno di una esecuzione della quale non ho trovato alcuna indicazione sugli esecutori e sulla direzione.
In generale non mi ha impressionato, forse troppo algida ma e’ fuor dubbio che la dinamica schiacciata degli altoparlanti ad un volume troppo basso gia’ alla meta’ della sala, non aiuta. Le coreografie non si discutono, quelle sono e anche l’occhio inesperto le sa riconoscere e allo stesso modo possono soltanto dirsi notevoli le performance del  compatto e potente principe Sigfrido, della bella Odette che mi segnalano persino commovente nella sua grazia e a detta il giullare e Rothbart il mago, applauditissimi, anche oltre i protagonisti.
Forse non troppo espressivi nell’interpretazione ma sulla danza notevoli e indiscutibili.
Teatro pieno, eta’ piu’ giovane del solito e anche qualche bambino perche’ non e’ mai troppo presto.
Sono in giro con lo spettacolo in molte citta’ italiane, e’ bello esserci.

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