Dissonanze – Theodor W. Adorno

Dissonanze

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Introduzione alla sociologia della musica – Theodor W. Adorno

Introduzione alla sociologia della musica

Impromptus. Saggi musicali (1922-1968) – Theodor W. Adorno

ImpromptusChe triste fine Adorno. Scomparso dalle librerie e dalla memoria, citato ogni tanto da qualche polveroso professore in terza serata su Radio Rai 3, se si ha fortuna (per cosi’ dire) lo si trova in qualche bancarella per pochi euro quando non c’e’ traccia di lui neppure nelle grandi distribuzioni online, non di tutto almeno. E’ il caso di questo "Impromptus" che invero ho inseguito a lungo e messe le mani sopra non me lo sono fatto scappare. Come titolo insegna e’ una raccolta di saggi lunga 40 anni e oltre, un periodo molto lungo soprattutto pensando ad una guerra mondiale nel mezzo e soprattutto con una rivoluzione stilistica e tecnica senza uguali nella storia dell’umanita’.
Innanzitutto si fa i conti col serialismo e l’abbandono della musica tonale, quindi seconda scuola di Vienna e Schoenberg giusto per partire e con tutto quello che ne e’ uscito dal dopoguerra in poi. Ancora piu’ importante pero’ e’ la fruizione che cambia, quel passaggio fondamentale che trasformo’ l’ascolto da sistema d’elite a sistema di massa grazie alla radiofonia e alla diffusione dei dischi. Adorno cresce con la musica, fu allievo di Berg, tento’ la strada della composizione ma a voler pensare male, chi non riesce ripiega nella critica. Difese ed esalto’ Schoenberg a spada tratta e certo cio’ gli va dato di merito ma allo stesso tempo con tutta l’arroganza che gli era propria rifiutava il neoclassicismo alla Hindemith che non manca di triturare nel corso degli anni. Si capisce che la sua posizione intransigente si barcamenava tra la passione artistica e la filosofia marxista e in questo la lacerazione profonda di un uomo che ben conosceva l’argomento trattato, nulla gli si puo’ rimproverare a riguardo ma l’ideologia purtroppo offuscava senso e ragione, svalutando in parte o totalmente i ragionamenti spesso brillanti ma limitati in troppi punti. Il rapporto ad esempio tra le avanguardie e il grande pubblico impatta contro la fragile scusa dell’ideologia borghese che a suo dire impedisce la giusta diffusione della nuova musica, quando nemmeno per un istante si pone la domanda se possono esserci altre cause in ballo, fisiologiche, antropologiche o psicoacustiche. Insomma, a distanza di tanti anni resta piuttosto poco dell’Adorno-pensiero, molta curiosita’, a volte qualche buona analisi, cio’ e’ innegabile ma soprattutto la sensazione di un’occasione sprecata.

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