Rosanna Chiessi. Pari&Dispari – MAMbo, Bologna 07-07-18

Chiessi - Shimamoto 1

Chiessi - Knowles

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That’s IT! – MAMbo, Bologna 07-07-18

 

That's IT 1

That's IT 2

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Roberto Daolio. Vita e incontri di un critico d’arte attraverso le opere di una collezione non intenzionale – MAMbo, 03-03-2018

Daolio Mambo 1

Daolio Mambo 2

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Revolutija – MAMbo, Bologna 31-12-2017

Mambo - Anna Achmatova

MAmbo - Malevic 1

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La performance – MAMbo

La Performance

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Catherine Wagner, Maurizio Finotto – MAMbo, Bologna 23-09-2017

Catherine Wagner, Mambo

Maurizio Finotto,  Mambo

Finotto al Mambo

Catherine Wagner

Christian Boltanski – MAMbo, Bologna 23-09-2017

Christian Boltanski  - MAMbo 1

Christian Boltanski  - MAMbo 2

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Ginevra Grigolo e lo Studio G7 – MAMbo, 20-05-2017

Ginevra GrigoloE’ da un po’ che cerco d’inquadrare storicamente Bologna nell’arte, capire come, quando e quanto abbia influenzato e il panorama artistico nazionale ed internazionale. L’idea che mi sono fatto e che ho gia’ espresso, e’ che forse Bologna ha rappresentato di piu’ nelle esposizioni che negli artisti in senso stretto e per quanto non si sia fatta la storia come altre realta’ quali Roma, Torino e Milano, in parecchi casi ha proposto delle eccellenze.
Una di queste eccellenze fu ed e’ ancora oggi lo Studio G7, storica galleria felsinea che il MAMbo celebra con una temporanea ad essa dedicata. Parlare di Studio G7 significa celebrare Ginevra Grigolo colei che sta dietro le scelte curatoriali nonche’ proprietaria della galleria.
Quindi parlare di Studio G7 significa raccontare l’arte contemporanea italiana e nn dell’ultimo mezzo secolo.
150 opere vecchie e nuove, immagini d’epoca e un vasto campionario di artisti che non hanno bisogno di presentazioni, Warhol, Rauschenberg, Lichtenstein giusto per fare qualche nome ad altre scoperte o proposte della galleria stessa come chesso’ Manuela Sedmach o Walter Cascio. Parlando di proposte, e’ molto interessante vedere il video che Marina Abramovic ha voluto dedicare alla Grigolo in cui ricorda una delle sue prime performance di resistenza che assieme a Ulay la vide immobile su una sedia per 17 ore proprio nella galleria, un’intuizione e una disponbilita’ che trovo’ tra i primi la Grigolo come madrina.
Un giusto omaggio quindi, un libro di storia dell’arte che nel contempo racconta della citta’, vedere artisti noti e altri meno, una mostra di mostre come se ne facevo tanti anni addietro. un bel ripasso che dura ancora per qualche giorno. Chi puo’ vada.

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Jonas Burgert – MAMbo, Bologna 25-02-2017

Jonas BurgertC’e’ voluto un po’ di tempo per liberarci dell’esposizione su Bowie e non lo dico in senso negativo perche’ nel bene o nel male, giusto e sbagliato che fosse, la mostra dedicata all’artista scomparso ha smosso acque e denaro.
Il MAMbo pero’ torna a parlare d’arte in senso stretto e lo fa con Burgert, artista tedesco nato, cresciuto e stazionato in Germania, a Berlino per l’esattezza e non ho idea se il carattere aperto della citta’  abbia influito sul suo lavoro ma e’ certo che l’influenza che esercita e gli stimoli emotivi che si ricavano a vederlo sono molteplici.
Burgert e’ presente con 38 opere, molte delle quali di grandissimo formato ed e’ proprio qui che si esprime al meglio. Egli e’ un artista da assorbire e lo si capisce osservandolo nei particolari. Non colpisce a prima vista, vuoi per la quantita’ abnorme di oggetti, simboli e particolari che permeano i suoi dipinti, percio’ man mano che si avanza per i grandi saloni del MAMbo accresce come dire, la consapevolezza del suo lavoro, si perfeziona il metodo di comprensione e di approccio ad un immaginario permeato di visioni d’incubo. La sua e’ la prospettiva di dimensioni incastrate negli interstizi della realta’, luoghi senza tempo fatti di puro spazio, contenitori puri senza storia e narrazione eppure vissuti e consunti da chi? Vi sono figure meticce, figli deformi di un oltre-mondo, un dopo vita che ancora non ha espresso tutto il suo orrore. Burgert e’ al contempo metafisico e surrealista, figurativo e astratto, egli comprime in una sola immagine un’intera storia e all’interno di essa ci si muove tridimensionalmente percio’ sa essere cubista (alla Lynch, non alla Picasso). Al contrario nei piccoli ritratti, piccoli rispetto le grandi tele s’intende, esprime la grazia antica del ritratto impressionista e il segno lasciato da Boldini e tutta la sua scuola, con la perfezione del volto e lo sfumare fotografico dell’intorno.
Confesso di non essermi sentito inizialmente coinvolto dal suo lavoro, poi man mano che la visita prosegue, di quadro in quadro qualcosa segna, i simboli diventano i propri e ci si immerge infine nel suo universo terribile eppure affascinante. Si poteva fare di piu’ sotto il profilo curatoriale. Testi quasi del tutto assenti e nemmeno una traduzione dei titoli dal tedesco. Se e’ una scelta non so, pero’ e’ una scelta sbagliata. Non e’ un artista in cima alle mie preferenze eppure qualcosa resta, percio’ va bene cosi’. Fino al 17 aprile 2017.

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Officina Pasolini – MAMbo, 31-12-2015

Pasolini MamboQuarant’anni fa, era il 2 Novembre 1975, moriva Pier Paolo Pasolini. I ricordi e le celebrazioni si sono sprecate, si sprecano e si sprecheranno ancora. Non entro nel merito se tutto questo sia dovuto perche’ lo e’, ma e’ ancora una volta la cultura partigiana percio’ a senso unico che sporca anche cio’ che abbiamo avuto di buono, non garantisce nulla, anzi..
Ad ogni modo Bologna ha un legame importante con lo scrittore scomparso per avergli dato i natali e per i tanti ritorni in zona per quanto il Friuli prima e Roma poi, siano state di maggior riferimento, umano e professionale.
Il MAMbo con grande dispendio di forze assume l’onere per tutta la citta’ di ricordarlo degnamente e cosi’ le ampie sale delle mostre temporanee si sono attrezzate per l’allestimento che proseguira’ sino al 28 Marzo 2016.
Che le cose siano state fatte alla grande basta una semplice occhiata per capirlo e l’impatto con la penombra ovattata nella quale la luce diventa segno, messaggio e sottolineatura, e’ imponente e meraviglioso. Certo una tale cura in passato non s’e’ mai vista e per una ragione o l’altra, e’ comunque ragione di complimenti ai curatori.
La difficolta’ nell’affrontare un personaggio come Pasolini consiste nel decidere che impostazione dare per raccontare la vita di un intellettuale che si e’ cimentato su innumerevoli branche della cultura e dello spettacolo.
Egli fu poeta, scrittore, saggista, giornalista, regista una vita non lunghissima ma costellata da innumerevoli iniziative e progetti, percio’ saggiamente, il MAMbo non segue un percorso storico ma tematico, zone d’interesse che divengono spazi fisici non di approfondimento ma di sottolineatura, con scritti, video, foto e testimonianze, a volte pagine di giornale, altre reperti fisici come costumi oppure oggetti. La scelta e’ giusta, quasi obbligata per quanto e’ da dire, chi sa poco Pasolini non ne puo’ uscire arricchito da un’esperienza che implica una conoscenza di fondo piu’ importante. Ognuno nella mostra vedra’ cio’ che gia’ sa o crede di sapere, meglio trovera’ confermate le proprie idee sull’uomo e l’artista. Trovo che Pasolini sia stato un regista poco piu’ che mediocre, talvolta pessimo con qualche rara punta d’eccellenza e nulla di quanto ho visto ha intaccato la mia tesi, al contrario fu un grande scrittore e oltre i contenuti che meritano un ampio discorso a parte leggiamo un suo italiano sublime, di una bellezza da togliere il fiato anche su miseri appunti o generici bozzetti. Poi sui significati e le idee, ognuno declina come vuole, certo e’ che per paradosso ma e’ un paradosso dei tempi, anche Pasolini oggi ha a ben vedere una valenza opposta rispetto i suoi anni e il suo messaggio meglio si adatta a coloro che in vita gli furono ostili e viceversa. 
Del resto basta guardarsi attorno, dove la borghesia vota i suoi nemici storici, quella sinistra che stravede per il tragico imperialismo statunitense, mentre i ceti piu’ bassi si rivolgono a un conservatorismo russo, oggi ultima frontiera  rimasta all’Occidente in via di estinzione. Pasolini per molti versi lo aveva previsto e sarebbe interessante sapere oggi dove avrebbe rivolto il suo sguardo. Vedendo la mostra una risposta l’ho vista, altri immagino avranno preferito far finta del contrario. alla fine comunque ci si pone domande e se v’e’ rimasta grandezza nella figura di Pasolini, e’ proprio negli interrogativi che ancora ci rivolge, percio’ vale la pena rivedere e rileggere il suo lavoro.

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