Signori, si cambia.

Con rammarico e molta tristezza, mi trovo costretto a sospendere le pubblicazioni sul blog, almeno nella forma usata sino ad oggi. 
Dopo quasi 800 film, 250 eventi, oltre 350 libri, per ragioni di tempo devo rinunciare ad andare oltre. Spero un domani di poter riprendere con questi ritmi ma intanto il blog resta, continuero’ a documentare cio’ che vedo e sento anche senza commenti, mantenendo almeno in parte la missione d’origine: un diario per me, un buon consiglio (spero) per chi mi segue.
Ho ancora parecchio materiale inedito che postero’ nelle prossime settimane e comunque non e’ un addio e neppure un arrivederci, piu’ piccolo ma resto sempre qua.
Grazie.

Max

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Dissonanze – Theodor W. Adorno

Dissonanze

Harold e Maude – Hal Ashby

Harold e MaudeHarold, ricco, ricchissimo, annoiato, annoiatissimo. Maude, ex giovane sciroccata a cui l’indurimento delle arterie non ha fatto bene e i suoi 80 anni se li porta fisicamente pure decentemente  ma nel cervello le pesano come un macigno. Lui vuole morire, lei non ha bisogno di volerlo. entrambi per hobby frequentano i funerali altrui e li si incontreranno e sboccera’ il loro amore che per ragioni anagrafiche durera’ pochissimo.
Ora, per fare un film del genere devi essere innanzitutto nel 1971, dentro l’onda lunga hippy e l’idea che l’amore vince su tutto, che non ha eta’ e fesserie del genere. Poi serve essere un mezzo disadattato alla Harold e mezzo sciroccato alla Maude e la biografia di Ashby ci offre qualche spunto di riflessione in merito. Il pubblico a cui mira e’  donna, strafatta e futura preside di un qualunque liceo italiano o a scelta senatrice di un partito di maggioranza.
Poi ci sono le eccezioni per le quali persino un maschio bianco con un quoziente intellettivo nella norma lo puo’ apprezzare, tipo avere meno di venti anni ed essere in mezzo ad uno smollo devastante, cosi’ desideroso d’amore che pure una vecchia che si sbatte un giovane deficiente viziato puo’ sembrare romanticissimo. Se ogni riferimento a fatti e persone non e’ casuale, comunque si spiega perche’ a suo tempo mi sia piaciuto ma altrettanto che mi sia mancata la voglia di rivederlo per  tre decenni o quasi.
Sara’ l’eta’, sara’ che nel 2017 questa roba non si puo’ vedere ma il film e’ veramente una boiata di proporzioni immani. Certo, l’originalita’ dell’idea ha pure un suo perche’ e in fondo si regge sulle tante banalita” e stereotipi da tornare ad essere originale. Cio’ che pero’ ieri come oggi ti sfianca sono le musiche di Cat Stevens, in realta’ l’unico che potesse scrivere la colonna sonora, ricordandoci con grande sollievo come la conversione alla beduiinita’ ce l’abbia definitivamente tolto dalle palle.
Insomma, un film talmente stupido e pacchiano che meritarsi il titolo di cult, una volta tanto e’ azzeccato.

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Che ora è? – Ettore Scola

Che ora e'

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Xanadu – Robert Greenwald

Xanadu

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Il sogno del maratoneta – Leone Pompucci

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The Wall exhibition – Palazzo Belloni, Bologna 09-12-2017

The Wall - Uncini

The Wall - Matteo Pugliese

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Jacovitti, Il Teatro perpetuo – Fondazione del Monte, Bologna 09-12-2017

Jacovitti Bologna 1

Jacovitti Bologna 2

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I dischi rovinano il panorama – David Grubbs

I dischi rovinano il panorama

Una pura formalita’ – Giuseppe Tornatore

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La donna che canta – Denis Villeneuve

La donna che canta

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