Una ballata del mare salato – Hugo Pratt

Corto Maltese - una ballata del mare salatoE’ indubbio che la lettura nasca dalla visita alla recente mostra su Pratt, anzi l’ho aspettata per recuperare appositamente "Una ballata del mare salato" opera prima su Corto Maltese. invero una specie di esperimento, una prova concessa a Pratt in virtu’ della sua fama acquisita in carriera e nella fiducia che qualcuno riponeva in lui. Erano anni difficili per l’autore, con poco lavoro a scarse occasioni ma Pratt oso’ spingersi oltre con una storia inedita nel segno e nel testo, tanto nuova che ci volle un po’ di tempo prima di trovare una pubblicazione regolare e raggiungere il successo che conosciamo.
Pratt oso’ tanto proprio da Corto Maltese che e’ riduttivo definire antieroe, oggi forse scontato ma a quel tempo, la fine degli anni ’60 era un concetto innovativo. Con Corto, Pratt ha sparigliato le regole creando un personaggio che di fatto reagisce piu’ che agire, uno che osserva, racconta e interviene perche’ v’e’ un destino che l’ha condotto sino li. Le cose gli accadono attorno e lui si adegua ad esse e l’avventura e’ il mezzo per essere libero, non un fine. In questa prima storia e’ ovviamente tutto abbozzato, Corto nella sua psicologia e nel tratto con chine piu’ pesanti di cio’ che saranno in futuro ma soprattutto manca ancora quella straordinaria costruzione cinematografica delle strisce, dove montaggio e fotografia sono servite su un piatto d’argento. Come ebbi modo di scrivere, non sono storie che mi appartengono ma la bella mano si e i buoni testi pure e dal comparire di quest’uomo legato ad una zattera in mezzo al mare, vivere l’equilibrio di forze tra Corto e Rasputin, la tensione sessuale con Pandora, il grande mistero del "monaco", i dubbi su Cranio, l’esotismo dei luoghi e dei suoi abitanti. Insomma, non si puo’ restare indifferenti davanti a una trama cosi’ congegnata e rappresentata che senza alcuna esagerazione puo’ dirsi veramente un classico.
Bella anche l’edizione della Rizzoli, volume corposo di 255 pagine, ottima carta e prezzo piu’ che abbordabile,

Augusto Majani (Nasìca) segreto – Biblioteca dell’Archiginnasio, Bologna 18-03-2017

Augusto MajaniA che serve una gestione attenta e ben organizzata all’interno di strutture in apparenza lontane da cio’ che propongono? Prima di tutto ad attrarre un pubblico diverso dal solito, poi ad evitare lì’autoreferenzialita’ che in fondo e’ un fermarsi e perire. Aggiungo nel mio caso, a riportarmi in luoghi troppo spesso dati per scontati percio’ ingiustamente relegati ad un domani sempre rinviato.
La Biblioteca dell’Archiginnasio ad esempio, ad un passo da San Petronio a Bologna, con il teatro anatomico che da solo vale una visita. Oltre la meraviglia del cortile interno, al piano superiore troviamo gli spazi dedicati alle varie mostre temporanee, oggi riservati ad Augusto Majani. pittore ed illustratore bolognese nato nel 1867. Il nome mi era sconosciuto, temo lo sia ai piu’ ma l’illustrazione e’ un piacere che quando posso non mi faccio mancare e in Majani meglio noto come Nasica, scopro un fenomenale artista e rappresentante. Nella lunga carriera ha attraversato epoche e stili, contesti soprattutto che come scrittore e vignettista ha interpretato con grande verve ed eleganza. Fine umorista e con una mano straordinaria, ha raccontato il suo tempo e i protagonisti che li hanno costellato, con gusto e divertimento, talvolta con piglio drammatico come per Carducci sul letto di morte ad esempio. Cronista privilegiato, la mostra sottolinea il suo lavoro attraverso 200 tra libri, locandine, cartoline, stampe, giornali provenienti in gran parte dalla biblioteca stessa. Moltissimi inediti e scopriamo un personaggio singolare, eclettico e soprattutto moderno, nel tratto e nel testo, anticipatore spesso di stili e tendenze. Bello. C’e’ tempo ancora fino al 26 Marzo.

Pagina evento

Keaton (20-03-2017) – Marco Dalpane, Cinema Teatro Galliera, Bologna

Keaton 20170318Ogni promessa e’ debito ma soprattutto rimedio ad aver scoperto tardi, recuperando le ultime sessioni di concerto e proiezioni. Stiamo parlando del ciclo di dieci incontri organizzato dal cinema Teatro Galliera di Bologna dove 30 tra lungometraggi e corti di Buster Keaton vengono riproposti al pubblico e sonorizzati in presa diretta da Marco Dalpane che ha scritto per l’occasione oltre 20 ore di musica. Nell’impresa il compositore bolognese non e’ solo, venendo accompagnato di volta in volta da una formazione di musicisti adatta all’occasione e partiamo proprio da qui. Al contrario dell’altra volta, assieme a Dalpane non c’e’ l’ensemble "Musica nel buio" ma un singolo musicista e rumorista che aiuta nel commento musicale ma soprattutto impreziosisce il tappeto sonoro con un doppiaggio puntuale e divertente, perfettamente in linea con lo spirito dei due lungometraggi di Keaton.
Si tratta di  "The Three Ages"  del 1923 e "College" del 1927, film che i curatori della serata dichiarano con molta onesta’ opere minori causa anche problematiche produttive piuttosto variegate e complesse. Per certi versi c’e’ da riconoscere del vero per quanto a mio giudizio il problema non stia tanto nelle singole opere quanto nella lunga durata che inevitabilmente dilata il momento comico lasciando maggior spazio al soggetto piu’ meditato quindi e meno esplosivo. Meno del solito s’intende perche’ le gag certo non mancano, cosi’ come le fenomenali doti atletiche di Keaton emergono prepotenti anche da pellicole con 100 anni sulle spalle, confermando come egli fosse uno dei personaggi piu’ straordinari di allora ma anche e forse a maggior ragione, di oggi.
Altra bella occasione per ottimo cinema, ottime musiche e restano ancora due appuntamenti che invito a non perdere.

Pagina evento

Oltreprima – Fondazione del Monte, Bologna 18-03-2017

Oltreprima - Marcello JoriDel lungo strascico di Art City, restava ancora questa mostra alla Fondazione del Monte, luogo a me caro perche’ nei suoi pur limitati spazi espositivi, riesce a proporre cose molto interessanti, alcune notevoli come e’ il caso di "Oltreprima:  la fotografia dipinta nell’arte contemporanea". Il titolo racconta gia’ tutto, come si puo’ realizzare il connubio tra pittura e fotografia, sposalizio in apparenza inconciliabile ma che dal pittorialismo in avanti s’e’ dimostrato non solo possibile ma originale e denso di sviluppi inaspettati e sorprendenti. La mostra non vuole raccontare la storia di questo sposalizio ma restringe l’arco temporale dagli anni 60 ai giorni nostri, dimostrando come non vi sia mai stata una fase calante nella creativita’ degli artisti. Interpretare la fotografia quindi, reinventarla, ricontestualizzarla spesso, apportando il segno distintivo e peculiare che definisce il valore dell’artista o la sua impronta unica e imprescindibile. Non si parla quindi solo di inserimenti e aggiunte, talvolta l’assenza con interventi che possono essere sottrattivi, ridefinisce il significato attraverso la deformazione del significante.
La varieta’ degli interventi e’ elevata e cio’ che si trova solitamente ha la doppia valenza di sorprendere e far riflettere, percio’ si gustano queste opere due volte. Anzitutto serve complimentarsi con la Fondazione e le sue curatrici Fabiola Naldi e Maura Pozzati che hanno saputo cogliere l’essenza del progetto raccontandolo attraverso le possibili declinazioni tecniche e tematiche, esponendo opere storiche e recenti, campionari diversi e ben rappresentativi. I nomi sono noti, alcuni notissimi come Franco Guerzoni, Piero Manai e Luigi Ontani giusto per giocare in casa ma non poteva mancare Mario Schifano e Marcello Jori, due nomi ben noti e protagonisti del genere. A seguire molti altri ma e’ una bella mostra aperta fino al 15 Aprile, compatta ma non minore. Da vedere assolutamente.

Pagina evento

Piero Manzoni e ZERO. Una regione creativa europea – Francesca Pola

Piero Manzoni e ZeroPresi questo libro in occasione della mostra milanese dedicata a Manzoni del 2014, poi passa il tempo, ci si dimentica delle cose e lo si ritrova con una certa sorpresa a distanza di anni. Innanzitutto e’ un libro fantastico. L’Electa si sa, abitua bene i suoi lettori ma tra la qualita’ della carta, la brossura della copertina, le pagine tutte a colori anche quelle di testo con le annotazioni evidenziate in rosso, ci troviamo di fronte un oggetto che da’ soddisfazioni al solo tenerlo in mano.
Manzoni del resto non merita niente di meno e infatti lo troviamo protagonista di un’epoca che coinvolse artisti non solo italiani ma di tutta Europa.
E’ la cronaca degli anni che dalla seconda meta’ dei 50 sino alla scomparsa dell’artista avvenuta nel 1963, il suo percorso artistico che nel contempo e’ narrazione di molte correnti artistiche, dallo spazialismo di Fontana al nucleare di Baj, ai cinetici del Gruppo N ma soprattutto degli artisti della rivista/galleria Azimuth/Azimut come Bonalumi e Castellani e il Gruppo Zero quindi Mack, Klein, Tinguely e cosi’ via. Anni dove in apparenza tuto era permesso e l’informale svelava al mondo le infinite declinazioni della materia, della forma e del colore, rivoluzionando non solo l’arte ma la percezione stessa che se ne aveva, della filosofia ad essa sottesa, tecniche che prima di tutto richiedevano un nuovo modo di pensare e di ragionare. Francesca Pola senza enfasi e rigorosamente sui fatti, ci racconta di questa stagione privilegiando come e’ ovvio la figura di Manzoni, del quale approfondiamo il lavoro e le concomitanze, le occasioni e gli spostamenti di mostre, gallerie e cambi di marcia stilistici, sempre all’insegna di una straordinaria creativita’ a mio avviso davvero unica nel panorama dell’arte.
Come si diceva il testo potra’ apparire asciutto ma e’ esattamente quello che ci si aspetta quando pretende di essere letto da chi vuole approfondire argomenti gia’ noti attraverso una cronaca puntuale e ottimamente documentata anche dalle tante immagini a corredo. Libro perfetto, sotto ogni punto di vista.

La Partitura. Incontro tra artisti e musicisti – Hangar Rosso Tiepido, Modena 10-02-2017

La partituraFino all’ultimo sono stato incerto se scriverne o meno. La questione e’ che il tempo e’ poco, percio’ seleziono con cura gli eventi da seguire tra quelli che con piu’ probabilita’ mi possono piacere. Poi ci sono situazioni delle quali non so nulla, totalmente nuovi e senza alcun riferimento ma se stanno dietro casa allora si puo’ osare. Meglio ancora se si svolgono a Modena dove la cultura e non solo quella, e’ deflagrata da anni, citta’ dove tanto per dire, l’amministrazione spende 200 mila euro per spostare di qualche kilometro delle figurine, ripeto delle figurine, gia’ di propieta’. Ecco perche’ col cuore pieno di entusiasmo partecipo alla serata organizzata da una nuova associazione culturale che oltretutto propone un tema molto interessante, il confronto tra pittura e musica. Il capannone che accoglie la serata si riempie di spettatori, quasi 150 dichiarera’  l’organizzazione, merito anche di una buona comunicazione e pare tutto perfetto.
Pare. Per dirla con l’ironia sottesa del nuovo tormentone da social, "bene ma non benissimo".
Non voglio entrare piu’ di tanto nel merito delle performance artistiche. Schubert, Haydn e Bach trovano un’esecuzione troppo ingessata e senza particolari virtuosismi, piu’ da saggio scolastico che da concerto.
Si distingue Cristina Covezzi, malgrado venga penalizzata da un pianoforte scordato come da tradizione vecchio west.e inadatta ad un concerto da camera ma il suo tocco esce lo stesso e ha qualcosa in piu’. Fronte artisti non posso dirmi entusiasta, interessante il lavoro di Gloria Pagliani ma poco altro. Fin qua comunque tutto bene, in fondo si parla di giudizi personali quando il vero problema e’ l’impostazione generale della serata.
Tiziano del Vacchio il patron, e’ un imprenditore, un mecenate con passione e disponibilita’ e cio’ gli va dato assolutamente merito ma ha bisogno di un curatore, qualcuno a cui delegare l’organizzazione tecnica e tematica degli eventi. Un’occasione che dovrebbe offrire un’indagine sullo scambio semantico tra due arti in apparenza lontane, non si puo’ ridurre a una paginetta letta da wikipedia e un video su Kandinskij preso da YouTube. Proporre a tema "Pictures at an exhibition" di Mussorgsky significa confondere la sintassi col significato senza un valore aggiunto rispetto qualunque altra musica a programma. Peggio ancora se se ne parla con Emerson, Lake & Palmer. Non si puo’ neppure infilare gli ultimi 10 minuti di un film ("Il concerto") che nulla ha a che fare col discorso. Solo perche’ c’e’ un concerto? Un po’ poco. Spiace dirlo ma no, questa e’ roba da oratorio o da saggio di quinta elementare, serve altro per costruire un nuovo polo culturale. Mi fermo qui. Malgrado cio’ ho fiducia e speranza, seguiro’ gli eventi futuri gia’ annunciati ma carissimo del Vacchio mi ascolti, metta tutto il suo entusiasmo nelle mani di chi possa farlo crescere veramente, perche’ cosi’ non esce dal circolo ristretto delle vecchie zie.
Tifo per lei.

Pagina evento

Renato Barilli, incontri e scontri con il reale – Caravan Setup, Bologna 11-03-2017

Barilli - Caravan SetupSe Barilli ha dimostrato qualcosa di Bologna, e’ che dal dopoguerra in poi di rado la citta’ e’ stata protagonista bel mondo dell’arte a livello nazionale e internazionale. Si certo c’e’ Morandi ma come dimostra il MAMbo incentrato com’e’ sulla sua figura, oltre lui c’e’ poco poco, almeno rispetto ad altre citta’. E d’accordo, Bologna non e’ Milano e non e’ Roma ma evidentemente non e’ neppure Padova o Firenze capoluoghi ben piu’ prodighi di nomi che hanno lasciato un segno indelebile nel panorama artistico. Barilli ci ha sempre messo del suo, col suo prestigio e come qualcuno mi fa notare, non senza interesse. Davvero, non stiamo parlando di nulla di nuovo ne’ di diverso rispetto tanti altri. Ad ogni modo, tornando a noi, credo sia inevitabile che ad un certo punto scatti la voglia di essere dall’altra parte della barricata e mettersi in gioco non come critico ma come artista e cosi’ Barilli ha fatto. Cinque serie, novanta opere circa per raccontare il suo quotidiano, le persone che frequenta, amici celebri e non ma anche case, piazze bolognesi e non. Le sue sono pennellate ampie, distratte quasi, tempera su carta di istantanee scattate col cellulare e trasferite a modo proprio in una nuova dimensione tecnica ed emotiva. Se tutto sommato i ritratti sono al piu’ curiosi o almeno non mi hanno lasciato granche’, le "cartoline turistiche", "dentro e fuori casa" e "per le vie della citta’" offrono gli spunti piu’ interessanti, spesso nella scelta del soggetto ordinario che sotto il pennello diviene soggetto da vedere con attenzione e con nuovi occhi. Certo, sotto un profilo tecnico non v’e’ rivoluzione ma alcuni momenti sono interessanti e se le ampie campiture e i colori tenui rimandano all’immancabile Morandi, forse cosi’ utilizzati ci fanno pensare ad un nuovo ciclo, un Morandi reinventato, magari con un pizzico d’ironia. Purtroppo la mostra e’ gia’ terminata ma un plauso va comunque all’organizzazione, per cio’ che organizza ma anche per il tentativo di ridare decenza ad una zona di Bologna un tempo centrale, oggi emblema del buonismo scriteriato che macera allegramente nel ritorno alla barbarie.

Pagina ufficiale Carvan Setup

Hugo Pratt e Corto Maltese – Palazzo Pepoli, Bologna 11-03-2017

Corto MalteseVivo da sempre col fumetto al mio fianco, malgrado cio’ Corto Maltese non appartiene al mio immaginario. Troppo ristretti i confini degli oceani terrestri al confronto con gli universi infiniti del cosmo Marvel o DC, troppo ordinari i marinai e gli indigeni al confronto di alieni ed esseri transdimensionali. D’altro canto nemmeno mi appartiene la letteratura di London, Twain, Stevenson, Melville avendo succhiato il latte direttamente dalla mammella dell’Urania di Fruttero e Lucentini. Molto e’ cambiato in questi anni, forse tardivamente recupero quella letteratura che mi e’ mancata da bambino e nel contempo il gusto della grafica si e’ raffinata, fosse solo per questioni anagrafiche ma di fatto personaggi come Corto Maltese posso leggerli con nuovi occhi e nuovo piacere. La differenza pero’ la fa il testo, con Corto Maltese piu’ di tutti. Correttamente la mostra e’ titolata a Pratt e la sua creatura, perche’ le due identita’ si fondano e si integrano indissolubilmente e le avventure di uno si affiancano a quelle dell’altro. A Palazzo Pepoli l’hanno capito molto bene, intrecciando le due storie e dedicando molte energie per raccontare il suo autore. Non solo Corto quindi ma un viaggio che inizia con Asso di Picche, passa per il Sergente Kirk e Anna della Giungla e in mezzo i suoi viaggi, le sue donne, le sue idee di una vita libera e anarchica nel senso piu’ nobile, la liberta’ che ti fa fuggire da ogni gabbia, sia essa una casa, un lavoro ordinario o una donna. Pratt fu uomo talmente libero da dirsi orgoglioso del passato fascista del padre e della propria famiglia, un padre che per la patria ha dato la vita e come ci ricordano nel documentario a lui dedicato, francese non italiano guarda caso, negli anni in cui i giovani rifiutavano la figura paterna, Pratt vola in Africa per cercare la tomba e onorarne la memoria. Insomma, un uomo complesso che ha trasformato la compessita’ della sua vita in storie meravigliose e a Palazzo Pepoli lo vediamo nello splendore della sua storia ma soprattutto delle tante tavole originali, incluse le 164 de "Una ballata del mare salato" in cui Corto si presenta al mondo. Molta cura nell’esposizione con la cornice merita di suo. Una mostra per chi ama il fumetto, non solo Pratt nello specifico ma anche la grande letteratura, quella di grandi spazi e uomini ancora degni di questo nome.

Pagina ufficiale

Pulsional Gender Art – Vitaldo Conte

Pulsional Gender ArtColpevolmente leggo il libro anni dopo l’acquisto. Succede che gli amici di "Avanguardia 21" tornino alla carica con una serie di nuove uscite sensazionali tra le quali il nuovo libro di Conte ed e’ qui che mi accorgo di aver perduto il precedente, sepolto sotto il peso di decine di altri testi in attesa di lettura.
Cose che capitano a noi compulsivi del libro.
Il mio peccato pero’ non e’ da poco dal momento in cui paliamo di un testo a dir poco interessante ma del resto basta dire Conte per spingere alla lettura.
Vitaldo Conte, artista, saggista, curatore, docente, una vita spesa con e per l’arte, un didatta che sperimenta sul campo le idee che teorizza e sviluppa. E’ difficile riassumere "Pulsional Gender Art", testo molto articolato, variegato, un’analisi del corpo come strumento tecnico e banco di sperimentazione teorico. Causa ed effetto, partenza e destinazione di un percorso artistico in ogni accezione possibile, dall’illustrazione del tatuaggio alla mutazione con innesti e trattamenti anche violenti, body art e Gina Pane per intenderci. Il sesso che a sua volta puo’ quindi essere visto come un’estensione del corpo nel suo essere arte. Di conseguenza l’esperienza futurista nelle teorizzazioni marinettiane e nelle pratiche di tutti i suoi seguaci, riassume nell’idea di vita che si fa arte, la teorizzazione di Conte.
Anzi e’ proprio nell’esperienza fiumana che Conte riconosce la summa di tutto il discorso, con D’Annunzio da una parte e uomini come Keller ad incarnare l’idea dall’altra . Per questa ragione Conte fu tra i promotori e teorici del .net futurismo con scritti e performance che caratterizzarono il centenario del movimento.
Lo stile di Conte e’ conciso ma molto preciso, ricorda nel suo spaziare teorico a 360 gradi il miglior Jean Clair.
Lo si legge d’un fiato e ancor meglio si apprezzano le molte illustrazioni anche a colori.
Ancora una splendida uscita da Avanguardia 21, in attesa delle nuove pubblicazioni a breve disponibili.

Kyashan – La rinascita – Kiriya Kazuaki

Kyashan - La rinascitaDa bambino impazzivo per i grandi mecha giapponesi, i robot alla Goldrake e Mazinga per intenderci. Sapevo tutto, vedevo tutto, seguivo tutto, una vera e propria passione mai del tutto sopita. A margine gli altri anime, anche quando interessavamo meno ma essendo giapponesi andavano bene comunque. Tra questi c’era Kyashan, la triste storia del ragazzo che sacrifica la propria umanita’ per combattere gli androidi cattivi che vogliono conquistare la Terra. Appunto, triste. Si perche’ era una serie molto bella e raffinata, diversa da tutte le altre ma triste, triste, tristissima. Kiriya prende in mano la storia originale e la stravolge in un drammone steam punk con poco e nulla dell’anime. Spariscono gli androidi arrivano i Neoroidi, vi sono guerre fratricide, tradimenti politici, giochi di potere e divinita’ antiche. Restano i nomi e la tuta, qualche suggestione, sovrapposizioni tra personaggi e situazioni ma per il resto non c’entra nulla. Il problema pero’ non e’ questo.
E’ che il film e’ sbagliato, dall’inizio alla fine. Il regista e’ pure da ammirare nei suoi intenti ma sbaglia quasi tutto. Il montaggio innanzitutto riesce a creare un casino ingestibile, dai combattimenti inguardabili a spostamenti di inquadratura che confondono le situazioni, a salti temporali che sballano la narrazione sino a la strana idea di una rappresentazione interiore che non fa proprio capire di che diavolo stanno parlando. Non aiuta la stilizzazione grafica che non riesce ad essere pieno live-action e neppure animazione, l’eccessiva spinta su toni rossastri che azzera i particolari e la computer grafica pessima.
Quel che e’ peggio e’ l’impostazione di una storia che sfora nel metafisico, nel mistico, il vano tentativo di spiegare vita, morte, dovere e passione, giustizia e potere, troppa roba per un film solo, specie uno che ti aspetti con un poco di ignoranza in piu’. La vera domanda e’: che te ne fai del personaggio Kyashan quando devi raccontare tutt’altro? Ecco, forse senza questo nome avrebbe avuto meno aspettative da parte degli spettatori e piu’ liberta’ per raccontare la tua storia. Progetto sbagliato ed e’ un peccato.

Scheda IMDB

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: