Ottocento – L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini – Musei San Domenico, Forli’ 25-05-2019

Ottocento Forli 1

Ottocento Forli 2

La fotografia di Paolo Monti – Musei San Domenico, Forlì 22-12-2018

Paolo Monti 1

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Ferdinando Scianna, Viaggio Racconto Memoria – Musei San Domenico, Forlì 22-12-2018

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Mustafa Sabbagh – XI, Musei San Domenico, Forlì 11-11-2017

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Elliott Erwitt – Personae, Musei San Domenico 11-11-2017

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Art Deco, Gli anni ruggenti in Italia – Forli, 13-05-2017

Art Deco, ForliChe Forli’ sia un esempio da imitare per il sistema museale italiano non lo dico io, lo dicono i numeri. Ampio spazio ben gestito, ben curato, ben organizzato, mostre non necessariamente popolari ma che si possono leggere in diversi modi attirando quindi una vasta platea. Un occhio di riguardo tra la fine e gli inizi del XX secolo e con questa scelta far arrivare pubblico da ogni parte d’Italia, Da quelle parti sanno seguire il buon vento, percio’ non ci sorprendiamo di vedere l’Art Deco italiano onorato di tanta attenzione. La chiave di lettura ce la forniscono i curatori stessi: l’Art Deco non fu un genere ma un gusto, uno stile che trasversalmente ha attraversato vita, moda, arte e arredamento, in pratica una tendenza che dal vecchio al nuovo continente, non ha risparmiato alcun aspetto della societa’, segnando indelebilmente nel ricordo di tutti, un’epoca. Soffermarsi sul Deco in senso assoluto e’ impresa ardua, limitarsi all’Italia si puo’ ed e’ cio’ che si sono proposti a Forli. Proprio per la vastita’ della sua portata, il Deco lo vediamo organizzato per punto di attrazione, dalla sua incarnazione post-Liberty passando per le influenze orientaleggianti provenienti in gran parte dall’estero, neo classico lo stile italiano influenzato senza alcun dubbio dal percorso stilistico voluto dal fascismo. Tra tutti gli italiani svetta Gio Ponti e le sue ceramiche ma ancor di piu’ il Deco si sublima nella figura di D’Annunzio col Vittoriale saccheggiato per la mostra ma sappiamo che per quanto si tolga, e’ una goccia nel mare dell’oceano di raccolta bulimica del Vate. Troviamo molti artisti provenienti dal futurismo come Depero e altrettanti che daranno un’impronta fondamentale all’estetica fascista come Thayath. Insomma, un decennio fondante e vastissimo. Nulla e’ dimenticato, design, arredo, architettura, sculture, dipinti, finanche abbigliamento ma a Forli’ ci hanno abituati a tanta minuziosa cura. A tratti dispersiva, il Liberty a Reggio Emilia riusci’ a focalizzare qualcosa di altrettanto vasto con piu’ precisione ma poco toglie alla qualita’ del lavoro ultimato. Ancora una volta segnalo l’impossibilita’ di scattare foto ma a Forli’ proprio da questo orecchio non ascoltano e fanno male. Ancora un mese per visitarla.

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Boldini, lo spettacolo della modernita’ – (Musei San Domenico, Forlì 14-03-2015)

Boldini ForliRaramente mi avventuro nella pittura  antecedente i primi del ‘900 perche’ pur avendo una predilezione per il figurativo e una passione per l’iperrealismo, l’astratto e l’informale mi affascinano molto di piu’.
Per Boldini pero’ val bene un’eccezione e la trasferta forlivese, perche’ egli fu un artista che attraverso’ decenni che oggi sappiamo fondamentali nella storia dell’arte, divenendo gia’ allora  un emblema e un modello.
Nato a Ferrara nel 1842, appena ventenne approdo’ a Firenze dove entro’ ben presto in contatto col primo nucleo dei macchiaioli che in quegli anni cominciavano a definire uno stile proprio. Tempo due lustri e Boldini si trasferi’ a Parigi, affascinato dal fermento artistico e libertino che la citta’ d’oltralpe prometteva e li’ si stabili’ in via definitiva anche grazie all’immediato successo che la sua arte gli procuro’ e la sicurezza economica derivata dall’essere finito sotto l’ala protettrice di Goupil, all’epoca ricco e potente mercante. Prima paesaggista, si specializzo’ molto velocemente nel ritratto per il quale era richiesto da tutta la borghesia che non lesinava per avere un ritratto da lui.
Formidabili le sue donne, nobili e meno nobili, un intreccio di eleganza e sensualita’ inaudita e sempre al limite dell’accettazione comune che le sue frequentazioni certo non aiutavano. In effetti egli seppe ritrarre la borghesia come non si era mai vista prima e in quelle immagini si riconobbe bella ed inerte come in effetti era. 
Allo stesso tempo fu cronista di un’epoca nei luoghi come il Moulin Rouge, i cafe’ cittadini ma soprattutto amici, molte amiche, conoscenti essi stessi protagonisti di tempo e storia. Di successo in successo, di donna in donna, Boldini che eppure non fu bello e neppure troppo amabile, solo la progressiva cecita’ ostacolo la sua pittura che comunque cerco’ di portare avanti in un modo o nell’altro sino alla sua morte avvenuta nel 1931.
Se e’ vero che la pittura tutta non e’ sostituibile da foto e altre immagini, vedere Boldini dal vivo diviene un’esigenza assoluta. La brillantezza dei suoi olii, lo splendore dei suoi acquarelli non puo’ essere vissuta se non di persona, tuffarsi nel dettaglio che non cessa di stupire anche a distanza ravvicinata.
Nel corso degli anni poi, sviluppo’ una tecnica formidabile di messa a fuoco del soggetto attraverso una progressiva disgregazione dei particolari di sfondo sino ad una stilizzazione dei dettagli margine, una sorta di sfocatura radiale che la fotografia fara’ propria molti decenni dopo.
Mostra ampia e di grandissimo respiro che mette a confronto Boldini assoluto protagonista con altri a lui affini come causa e come effetto, in primis un bellissimo Degas dal quale apprese le inedite angolazioni del ritratto.
Curata molto bene, ugualmente avrei preferito un’esposizione delle opere in ordine cronologico e non tematica per quanto, spesso le due cose coincidano. Anche il percorso audio che accompagna la mostra fa luce sui momenti fondamentali dell’artista ma non aiuta a ricostruire un percorso stilistico che si smarrisce nelle meraviglia del suo lavoro, faticando pero’ ad emergere come evoluzione e ricerca.
Difetto da sorvolare, la mostra e’ impressionante, un’occasione davvero unica per apprezzare ancora di piu’ un artista italiano che seppe essere piu’ grande dei francesi a casa loro, ulteriore motivo di orgoglio.
C’e’ tempo sino al 14 Giugno, approfittatene.

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