Glenn Gould. Piano solo – Michel Schneider

Glenn Gould. Piano soloA lungo ho evitato questo libro perche’ chi scrive le sinossi non sa fare il proprio mestiere. Chi lo propone come biografia, chi come romanzo, altri come saggio e non e’ nulla di tutto questo o meglio e’ tutto insieme e molto altro ma andiamo con ordine.
Glenn Gould, uomo complesso, artista sublime, musicista unico e rivoluzionario. Come tutti gli innovatori suscita controversie e discussioni, di massima lo si adora senza condizione o lo si snobba senza mezze misure.
Nel bene e nel male e’ ancora oggi argomento di analisi quando non si puo’ dire lo stesso per altri gradi musicisti scomparsi, percio’ c’e’ da chiedersi: qual’e’ la magia di Glenn Gould?
Ho voluto approfondire in questi anni la sua personalita’, comprendere la sua unicita’. Ammetto di essere stregato, soggiogato dalla sua musica e ogni volta che lo ascolto continuo a sbalordirmi come e piu’ della prima volta.
Anche Schneider e’ finito sotto incanto e nel 1990, quasi dieci anni dopo la scomparsa di Gould che ricordiamo e’ avvenuta nel 1982, ne ricostruisce il percorso umano e artistico ma lo fa in un modo completamente diverso.
La narrazione non e’ lineare, piccoli frammenti di storia rimbalzano dall’infanzia alla morte, senza una regola, totale discontinuita’ e assieme ai ricordi c’e’ analisi tecnica, introspezione psicologica, considerazioni personali e prosa accattivante. Talvolta Schneider inventa, suppone, premette, altre tenta legami e connessioni, trova causa agli effetti, cerca di unificare le mille sfaccettature di un uomo complicato alle scelte tecniche, siano esse conscie o inconsce. Schneider mette al centro di tutto la "fuga" come stile musicale a Gould tanto caro e pure fuga nell’etimo e nell’indole. E’ un’operazione difficile, difficilissima, al di fuori di ogni romanzo o biografia. Non inquadrabile in un solo stile, e’ per questo che riesce difficile riassumere il libro e catalogarlo, eppure e’ l’unico modo per capire Gould sino in fondo perche’ senza conoscere la sua storia non si puo’ comprendere la sua psicologie e senza la psicologia non si possono capire le scelte tecniche che hanno caratterizzato la sia vita.
Alla fine ho trovato il libro bellissimo, emozionante, certo inedito nella forma. Condivido praticamente ogni conclusione alla quale giunge l’autore e mi ritrovo nel metodo e nella funzione. Non credo sia un libro che possa essere pienamente compreso da chi non conosce Gould come uomo e come artista, eppure potrebbe anche essere un punto di partenza importante al quale pero’ deve seguire molto altro, ascolti soprattutto.
Sorprendente.

Leonard Bernstein Vs. Glenn Gould

Piano Concerto No. 1 in D minor, Op. 15,  Johannes Brahms.
Glenn Gould, pianista. Leonard Bernstein, direttore.
New York Philharmonic, 6 Aprile 1962
Annuncio di Bernstein prima del concerto

Leonard Bernstein Glenn Gould"Cari amici della Filarmonica, oggi ci troviamo di fronte ad una curiosa situazione, che a mio avviso merita una spiegazione. Tra poco ascolterete un’interpretazione, diciamo, non fedele del Concerto in re minore di Brahms. Un’interpretazione diversa da tutte quelle che fino ad oggi ho potuto ascoltare e comunque da tutto quel che avevo potuto immaginare: diversa per i suoi «tempi» eccezionalmente trattenuti e per le sue frequenti deroghe alle indicazioni dinamiche dello stesso Brahms. Non posso dire di essere del tutto d’accordo con la concezione di Gould, ed ecco quindi che si pone l’interessante domanda: perché in questo caso e malgrado tutto ho accettato di dirigere questo concerto? [risate del pubblico] Se l’ho fatto è perché Gould è un artista tanto qualificato e tanto serio che mi sembra indispensabile considerare tutto quel che ha pensato in buona fede. In questo caso la sua versione è così interessante da suggerirmi la sensazione che sarebbe bene che anche voi la conosciate. Eppure, la solita domanda ci persegue: in un concerto chi comanda, il direttore d’orchestra o il solista? [risate del pubblico] Ebbene, la risposta è ovvia: una volta l’uno, una volta l’altro, secondo le personalità. Ma i due arrivano quasi sempre ad accordarsi, con la persuasione, il fascino o anche la minaccia, giungendo a dare una versione omogenea dell’opera. Una sola volta nella mia vita, prima di oggi, ho dovuto sottomettermi ad idee totalmente nuove e totalmente inconciliabili di un solista, e ciò accadde l’ultima volta che ho accompagnato Gould! [risate del pubblico]. Questa volta, invece, le divergenze tra le nostre concezioni sono così grandi che sento il dovere di questa mia precisazione. Per ripetere la domanda: quale motivo mi conduce a dirigere questo concerto? Non era forse meglio provocare un piccolo scandalo, di scritturare un altro solista, o di affidare la direzione al mio assistente? Perché sono affascinato e felice di aver l’occasione di conoscere un modo nuovo di considerare quest’opera così spesso eseguita. Perché ci sono dei momenti, nell’interpretazione di Gould, che emergono con freschezza e idee straordinarie. Perché tutti possiamo imparare qualcosa da questo pianista incredibile, che è anche un pensatore della musica. E, infine, perché nella musica esiste quel che Dimitri Mitropoulos chiamava «l’elemento sportivo», la curiosità, l’avventura, la sperimentazione. Vi posso garantire che collaborare con Gould nel corso di questa settimana, nel Concerto di Brahms, è stata una vera e propria avventura. E’ con questo stato d’animo che ora lo presenteremo."

Leonard Bernstein
da Musicalia (anno III n.12, feb/apr 1994)

Ascolta l’evento

Glenn Gould. Un genio innamorato – Michael Clarkson

Glenn Gould. Un genio innamoratoTrovo aberrante l’idea che qualcuno si interessi alla vita privata degli altri, fossero questi i vicini di casa, i cosiddetti vip o politici. Penso sia un inequivocabile segnale di pochezza intellettuale e disagio emotivo, percio’ l’idea di un libro che scava nei fatti personali del piu’ grande musicista del secolo scorso mi fa orrore. A lungo ho scartato l’idea di leggerlo, poi avuto tra le mani ho cercato di capire fin dove si spingesse e quale autorita’ avesse il suo autore e lentamente mi ci sono avvicinato man mano che diminuiva la diffidenza. Alla fine mi sono convinto, trovando che in fondo riuscivo a sopportare le presunzioni, di massima documentate, per avere in cambio un maggiore dettaglio sulla vita di Gould che fu straordinario musicista ma non di meno una personalita’ eclettica e geniale nel senso piu’ ampio del termine, tra gli ultimi uomini del rinascimento del XX secolo.
Che Gould fosse uomo eccentrico e singolare non e’ una novita’, che non esista una sola prova documentata di una relazione stabile con una donna neppure. Mai si preoccupo’ in vita sua di fornire alcun tipo di indicazione e mai si curo’ delle dicerie che lo volevano omosessuale. E’ anche vero che amici, conoscenti e collaboratori lo pensavano sposato alla musica e certo e’ quanto piu’ si avvicina alla verita’ ma e’ altrettanto improbabile la totale astinenza da ogni contatto fisico.
Qui si inserisce il libro di Clarkson che ricostruisce la biografia di Gould attraverso testimonianze e conoscenze, interviste e reperti trovati nel corso degli anni.
Circostanziato e di massima preciso, non stiamo parlando di spazzatura gossip. Clarkson talvolta incede con la presunzione, mette punti interrogativi quando gli fa comodo e talvolta inopportuni, pone accenti su fatti altrimenti interpretabili ma resta corretto e raramente scandalistico.
Di positivo ed e’ la ragione per la quale vale la pena dare una chance al libro, si scende in particolari molto interessanti che altre biografie non approfondiscono, tipo il rapporto tra Gould e altri musicisti o personaggi come Bernstein o Lukas Foss. L’idea e’ studiare Gould e qualche buon spunto si trova.
Certo non baserei la con conoscenza dell’uomo Gould con questo libro, in fondo e’ la musica a definirlo ma puo’ dare un discreto apporto alla tavolozza dei colori che lo disegnano.

Mattatoio 5 – George Roy Hill

Mattatoio 5E’ singolare mi sia perso un film di fantascienza del decennio ’70 perche’ da appassionato, prima o dopo mi e’ passato innanzi  tutto quanto e’ stato prodotto per il grande schermo in quel periodo. Alla scomparsa di Kurt Vonnegut, autore del romanzo dal quale il film e’ stato tratto, venni a conoscenza della pellicola e rimandai la visione a data da destinarsi ma non ho potuto evitare di ricordarmene in occasione delle varie letture su Glenn Gould che fu del film curatore ed esecutore delle musiche di Bach.
Qualche ragione per non averlo visto prima c’e’ stata ma recupero ora.
Pilgrim, il protagonista, sarebbe un uomo comune seppur con un passato molto intenso, non fosse per i salti continui nel tempo nei quali ripercorre la sua vita. Come se non vi fossero abbastanza stranezze, egli e’ stato rapito seppur gentilmente accomodato, da una razza aliena pacifica e molto evoluta.
Detta cosi’ gia’ risulta evidente che siamo di fronte ad una trama che regge solo se ben scansionata e tutto sommato la scansione c’e’, con qualche buona astuzia e un paio di passaggi temporali interessanti e di massima non troppo forzati. La narrazione e’ in realta’ spostata o meglio dire sbilanciata sul periodo di prigionia a Dresda nei giorni del bombardamento alleato durante la II Guerra Mondiale, esperienza realmente vissuta dallo scrittore e comprensibilmente traumatica. Ecco spiegato come lo scarso interesse per i film bellici, mi abbia tenuto lontano da una pellicola in fondo modesta basata su un soggetto interessante ma non troppo, che voglio ricordare piu’ per Gould che per il resto.

Scheda IMDB

The idea of North – Judith Pearlman, Glenn Gould

The Idea of NorthNello spiegare le  "Nozze di Figaro" l’Amadeus di Milos Forman sostiene che: "In una commedia se piu’ persone parlano contemporaneamente e’ solo chiasso, non si capisce una parola ma in un’opera, con la musica, lei puo’ avere venti individui che cantano contemporaneamente e non e’ chiasso il loro, e’ pura armonia" e per quanto resti una trasposizione cinematografica, la ritengo verosimilmente un’idea mozartiana.
Ebbene Gould pare aver colto queste parole come sfida e solo lui poteva gareggiare con Mozart sul suo stesso campo e creare un contrappunto con la voce umana, coi suoni, coi rumori di fondo e infine con la musica.
Egli amava il nord, il clima e l’intero ambiente, facendolo proprio come uno stato della mente, non un luogo geografico e del resto come spiegare la stranezza idiosincratica di un personaggio che indossava il cappotto in spiaggia e senza contraddizione, amava questi luoghi freddi e desolati.
Ad un certo punto della sua carriera poi, volle abbandonare in parte le incisioni per darsi a nuovi media, inventare un nuovo modo di fare musica tramite la "radio contrappuntistica"  nei tre documentari della cosiddetta "Solitude Trilogy": "The Latecomers", "The Quiet in the Land" e appunto "The idea of North" con la regia di Judith Pearlman. Ebbene nel documentario o forse film, il nord esistenziale si unisce alla tecnica resa musica in un curioso e quanto mai unico esperimento per molti versi rivoluzionario ancora oggi.
La sovrapposizione delle voci piu’ che delle immagini, trasporta l’ascolto su una dimensione ritmica e non sintattica, spostando il baricentro verso l”impressione a scapito della comprensione.
Rigorosamente in lingua originale, l’effetto di sovrapposizione e’ amplificato per chi non e’ padrone della lingua e mentre le testimonianze degli intervistati divengono colonna sonora, il missaggio con le immagini e i loro dettagli, si fondono in un grande amalgama di rara suggestione, trasformando luoghi lontani in veri e propri sfondi alieni e misteriosi. Nondimeno e’ impressionante il montaggio audio che solo Gould con la sua mente analitica e la formidabile memoria, poteva realizzare senza le odierne tecniche digitali.
Opera caratteristica e caratterizzata, unica del suo genere, esperienza visiva e soprattutto sonora, una nuova fruizione multimediale decenni prima che il concetto prendesse forma concreta.
Non mi risulta esistano altre edizioni oltre quella contenuta nel cofanetto "Glenn Gould on television: The complete CBC broadcasts 1954-1977" quindi non resta che farsi un grande regalo e acquistare l’intero blocco.

Scheda IMDB

Glenn Gould on television: The complete CBC broadcasts 1954-1977 (10 DVD)

Glenn Gould on televisionChi conosce Glenn Gould e’ al corrente della sua passione per le tecnologie di broadcasting, di quanta cura e attenzione ponesse nelle registrazioni audio e video e quale limpida visione avesse sul futuro sviluppo e diffusione della musica. Ci credette al punto di abbandonare la carriera concertistica espandendosi in quella discografica, forte dell’idea rivelatasi nel tempo vincente, che solo questa gli avrebbe garantito meriti concreti e duraturi.
Purtroppo Gould mori’ nel 1982 appena cinquantenne e non riusci’ ad incassare la sua scommessa sulle previsioni di fruizione dei media da parte di chiunque, soprattutto per i non addetti ai lavori, vincente perche’ Gould continua a vendere dischi, anzi vende molto piu’ oggi di quando era in vita.
Che la sua carriera sia legata a filo doppio con la televisione e’ oramai storia, divenendo in prima persona vanto e pregio della CBC, la televisione nazionale canadese, sfruttando a sua volta la grande popolarita’ che questa riusci’ a procurargli, complice l’infinito talento ma non di meno un impatto per cosi’ dire scenico offerto dal suo stile d’esecuzione, fatto dal cantare a voce alta, dal dirigere se stesso o i musicisti presenti, il roteare del busto e la postura curiosamente peculiare e cosi’ diversa da quella di chiunque altro.
Questa raccolta di dieci DVD distribuiti da Sony Classical, e’ un documento straordinario di tutte le partecipazioni televisive di Gould alla CBC, iniziando dalla prima performance datata 1954, quindi appena ventiduenne sino all’ultimo episodio di "Musicamera" datato 1977. Inoltre e’ presente lo straordinario film-documentario "The idea of north" nel quale Gould cura sceneggiatura, sonorizzazione e dove inventera’ la cosi’ chiamata "radio contrappuntistica", in sostanza l’uso di voci come strumenti che si possono sovrapporre nello scambio tra gesto e segno, scardinando l’idea di messaggio e sostituendola con tono e ritmo.
Dieci DVD da ascoltare e non di meno da vedere perche’ Gould crea musica anche col movimento del corpo e delle mani, aggiunge estasi dell’esecuzione e l’insieme audiovisivo amplifica il gia’ considerevole impatto delle performance. Registrazioni rigorosamente originali, pregi e difetti d’epoca sono tutti li’.
Qualche sottotitolo nelle lunghe conversazioni con Humphrey Burton o nelle presentazioni che precedono molti brani, avrebbe aiutato ma Gould era uomo da televisione dotato d’eccellente dizione, quindi facilmente comprensibile anche da coloro non completamente padroni della lingua inglese.
Infine il prezzo, decisamente contenuto e  alla portata di chiunque, il che ovviamente non guasta.
Documento e testimonianza dal valore storico ed artistico ineguagliabile da possedere senza esitazioni.

Glenn Gould su Ultima Visione
Glenn Gould: The CBC Legacy (con estratti video dai DVD)
Scheda prodotto da CBC Shop
Glenn Gould Foundation: presentazione del cofanetto

Glenn Gould sulle possibilita’ dell’ascoltatore di domani da "Strauss e il futuro elettronico", 30 maggio 1964

E’ importante rendersi conto che se le esigenze e le circostanze dell’età elettronica trasformeranno la funzione e il peso del compositore nella società, trasformeranno anche le categorie di giudizio in base alle quali affrontiamo il problema della responsabilità artistica.
Il contributo più importante che l’elettronica abbia dato all’arte è certamente la creazione di una nuova e paradossale situazione di intimità.
Il maggior paradosso della trasmissione elettronica del suono è data dal fatto che, nel rendere accessibile ad un pubblico sconfinato la stessa esperienza musicale, in forma diretta o differita, essa stimola così gli ascoltatori a reagire non come una massa di schiavi o di automi ma come persone in grado di esprimere il proprio giudizio con una spontaneità del tutto nuova.
Ciò avviene perchè la trasmissione più pubblica può essere ricevuta della cornice più intima e perchè l’ascoltatore, oppure se preferite quell’essere ibrido che è il futuro fruitore-critico-critico-compositore, avrà accesso a una varietà strabiliante di linguaggi senza dovere per questo frequentare determinate sedi sociali, dove influiscono in modo rilevante gli inevitabili compromessi dell’ascolto multiplo e della contemporaneità.

L’ala del turbine intelligente – Glenn Gould

L'ala del turbine intelligenteConsapevole della difficolta’ del testo, ho cercato di evitarlo sino ad oggi, poi vuoi la curiosita’, vuoi il voler approfondire l’artista e l’uomo Gould che mi rende onnivoro su qualunque cosa lo riguardi, ho finito per leggerlo.
Non che sia un testo facile e conoscere l’autore non aiuta ad interpretare assunti del tipo "i disegni della dominante presentano il tema in progressioni di quinte discendenti" ma con non poca sorpresa, mi accorgo quanto del suo ritmo musicale vi sia anche nelle sue parole ma del resto parliamo di colui che ha ideato la "radio contrappuntistica" trattando i dialoghi come strumenti e le cadenze discorsive come battute.
Laddove non arriva la cultura musicale o l’ascolto del brano in analisi, resta la dialettica a suggerire suggestioni e concetti, svelando l’eleganza comune ad una lingua sconosciuta ma nondimeno armoniosa.
Gould e’ implacabile, netto ed irremovibile nei giudizi sciabolati senza pieta’ sulla vittima designata per quanto non vi sia traccia di arroganza. Semmai si legge la forza di colui che ci mette faccia e cervello come ha dimostrato nelle tante interpretazioni da molti discusse e ritenute discutibili ma il lettore dalla sua posizione distaccata, conosce la differenza tra il fare e il parlare.
Del resto nelle vesti di scrittore come in quelle di musicista, non si pone mai nei termini di colui che insegue il lettore per farsi capire ma al contrario prosegue imperterrito per la sua strada, indifferente al fatto che lo si comprenda appieno o no.
Sia gli articoli piu’ tecnici, quelli per gli addetti ai lavori scritti senza alcun intento didattico quindi illeggibili per tutti gli altri, sia nelle parti piu’ discorsive e accessibili a chiunque, Gould avanza senza indugi col suo pensiero lasciando a chi resta, la sola facolta’ di essere o non essere in accordo con lui.
Lo stile degli scritti e’ diverso perche’ diversi sono i contesti e le epoche nelle quali sono stati redatti ma e’ frequente leggere di un Gould solare e divertente malgrado un umorismo non sempre efficace ed all’altezza del suo genio. C’e’ da riconoscergli un’innegabile sincerita’, rustico a volte ma il fatto stesso che egli si trovasse esilarante, trasmette anche al lettore una simpatica sensazione che si traduce in spasso quando imbrocca la strada giusta, come quando sul suo disco su Grieg e Bizet del 1973, sfotte i critici suggerendo loro idee positive e negative da usare.
Stile a parte, Gould e’ appassionato, le sue preferenze sono chiare e puntuali in ogni momento della sua carriera, discute senza pregiudizi la musica di chiunque e diviene facile seguirlo appurando che egli pose le vette piu’ altre del pensiero musicale in Bach e Schoenberg, senza contraddizione alcuna e parimenti difende il conservatore Strauss da Stockhausen e tutti i suoi indemoniati adepti, indifferente al fatto che una sua critica possa essere invisa o meno dalla storia e dagli esperti, talvolta con affermazioni anche azzardate ma divertenti del tipo "Come fai a dire a un viennese che Mozart vale poco?"
Grande capacita’ di leggere il futuro della musica perche’ oggi, vivendo nel "senno del poi" possiamo dargli soddisfazione ma Gould fornisce una prova teorica convincente sull’avere fede nell’elettronica, vedendo in essa non una moda bensi’ l’opportunita’ per l’ascoltatore di avere un ruolo partecipativo nella fruizione e nell’esecuzione musicale, considerazioni sorprendenti se pensiamo che certi scritti del 1964 anticipano le possibilita’ tecniche ottenute col digitale e oggi si’ alla portata di chiunque, anticipando di fatto l’HAUSMUSIK, dall’accezione ottocentesca sino a quella di fine millennio.
Libro complesso ma tutt’altro che impossibile. E’ difficile pensare ad una migliore occasione per approfondire la conoscenza della grande musica occidentale e da chi meglio farsi accompagnare se non da uno dei suoi interpreti piu’ importanti.
"Bach è il più tipico esempio del genio musicale completamente avulso dal suo tempo, non perchè precorre storicamente (cronologicamente) il futuro ma perchè la parte più significativa della sua opera trae ispirazione dal passato, dall’epoca d’oro di quella polifonia che per i suoi contemporanei era ormai morta e sepolta."

Mirabilmente singolare – Kevin Bazzana

Mirabilmente singolare"Mirabilmente singolare", la piu’ completa ed importante biografia su Glenn Gould ovvero il piu’ importante pianista del secolo, forse di sempre azzarda qualcuno.
Si inizia con la storia della famiglia Gould, si prosegue con i primi anni di vita di Glenn, uno tra i tanti bambini prodigio, forse meno degli altri in apparenza dotati di piu’ "prodigi" appunto ma dei quali non resta molto, motivo insito negli insegnamenti ai quali Gould e’ rimasto fedele nel tempo: essere un musicista, non un pianista.
Gould s’impegno’ nello sviluppo non di una tecnica di esecuzione ma una d’interpretazione, il che diede un forte contributo al farlo conoscere prima e meglio di altri presso il grande pubblico forse carente di cognizioni tecniche ma non di cuore, spiegando quella strana idiosincrasia per la quale Gould rifiuto’ sempre i compositori romantici pur rimanendone un grande rappresentante e il motivo di un successo che continua di pari passo agli omaggi di ogni tipo a lui tributati.
Le 550 pagine del libro sono frenetiche, si spendono su una vita troppo breve seppur densa di racconti, aneddoti, tecnica, ricordi dei tanti amici e conoscenti e dello stesso Gould tramite diari e scritti ritrovati.
L’autore Kevin Bazzana e’ bravo nell’affrontare l’intero percorso con stile leggero, trasformando la cronaca in confidenza, quasi una storia raccontata davanti ad un buon bicchiere di vino. 
Lo narrazione e’ cronologica ma non rigorosa, si salta avanti ed indietro nel tempo qualora servano rimandi, citazioni o ripassi in altre epoche, senza obbligare cosi’ ad acrobazie mnemoniche per un avvenimento.
Le analisi musicali sono circostanziate e particolareggiate, spesso oltre le possibilità’ del lettore medio e per questa ragione cariche di valore aggiunto.
La precisione, la minuzia di certi particolari, aneddoti di piccola vita vissuta sono talvolta cosi’ precisi che verrebbe da dubitare della loro genuinita’, non fosse che un biografo non rischia certo di farsi mettere all’angolo per inezie come pietanze o di un abiti indossati, quindi perche’ dubitare anche dei piu’ semplici ricordi.
Bazzana racconta un uomo, un grande artista come fosse l’amico di tutti i giorni e forte della confidenza con l’argomento non risparmia le critiche o non cela i difetti, con la sincerita’ di chi non vuole denigrare ma amplificare la grandezza, svelare le piccole debolezze, come se Gould fosse uno di noi, seppur il migliore tra noi.
Oltre ad essere un noto biografo, lo scrittore e’ uno dei massimi esperti sulla vita di Glenn Gould e l’amore e la passione per il grande artista e’ data da quelle poche e asciutte pagine conclusive che raccontano gli ultimi giorni di vita, poche come una goccia nel mare di informazioni date sino a quel momento ma e’ una scelta che apprezzo, persino dovuta per chi come Gould vive oltre la sua vita, e ad oggi e’ presente con l’infinita produzione musicale, cinematografica e radiofonica giunta sino a noi.
Credo inoltre vi sia da parte di Bazzana una specie di pudore nel raccontare la morte di Gould, una piu’ o meno cosciente incredulita’ e sgomento, come fosse una notizia da accertare e non ancora digerita a distanza di venti anni e lo comprendo.
D’altro canto gran parte del fascino che Gould esercita su di me nasce dal non comprenderlo, del non riuscire a collegare i fatti della sua vita nelle tante immagini, nei tanti video, alle infinite testimonianze che ha lasciato.
Lo vedo, ascolto la sua voce e non c’e’ traccia delle piccole e grandi manie, piccole e grandi paure, piccole e grandi certezze che contraddistinguono le vicende del suo passato.
Ogni suo movimento e’ idiosincratico ma la musica no, quella e’ fissa, immobile e stanziale, stabile al centro di cio’ che egli fu e di quanto il lavoro a lui attribuito.
E’ come se l’intera sua esistenza vibrasse velocissima attorno ai tre assi spaziali sfumando i contorni e confondendo i movimenti ma il suo nucleo, la musica no, quella come roccia resta immobile, ferma per lui e per tutti noi.
Ebbene tutto cio’ e’ una spinta irresistibile verso la conoscenza di un "uomo del rinascimento", un puro nella jungla dell’ordinario che seppe battere l’eccellenza non gareggiando mai con essa, semplicemente perche’ l’eccellenza non fu mai alla sua altezza.

No, non sono un eccentrico – Glenn Gould

No, non sono un eccentricoDove mi e’ possibile, evito di usare il termine "genio" perche’ oggigiorno se ne abusa con la sola motivazione che le parole pare scarseggino e quelle che restano vanno urlate.
Evidentemente con Glenn Gould non e’ possibile farne a meno e nel suo caso forse non basta, essendo stato non solo uno dei piu’ grandi musicisti del secolo ma un innovatore ed un esecutore come raramente e’ possibile trovare e ricordare.
Il titolo di questa raccolta d’interviste, saggi, foto e considerazioni, puntualizza un celebre aspetto di Gould, quelle delle sue manie, dei suoi riti e delle sue eccentricita’ appunto ma nel cercare di giustificare alcuni comportamenti fuori dall’ordinario, Gould fornisce la chiave di lettura per comprendere cosa nella sua tecnica lo differenzi da chiunque altro.
"La mia musica nella mia immaginazione e’ contrappuntisticamente piu’ divisibile che per la maggior parte dei pianisti". Un’affermazione buttata li’ nel mezzo dell’autoanalisi per spiegare che, dalla postura alla gestualita’, non si e’ mai posto nelle condizione di riprodurre lo spirito e la tecnica dell’autore, Bach, Mozart o Beethoven che sia e con la sola gestione del ritmo, degli interstizi di silenzio tra le note, ha dimostrato come sia la melodia a dipendere dal tempo e non viceversa, rivoluzionando gli arrangiamenti e i tutti gli intendimenti a riguardo, al punto che a 23 anni con le "Variazioni Goldberg", deflagro’ nella musica e nella cultura popolare, scuotendo il mondo intero.
Ascoltando le incisioni o vedendolo in una delle innumerevoli performance televisive, si ode la voce immettersi nel tappeto sonoro come una terza mano, riproducendo una tecnica di stampo organistico come sua antica abitudine e divenire nuova linea melodica, praticamente interpolata.
"Quello che possiamo udire all’interno di noi non corrisponde necessariamente al risultato oggettivo prodotto" e pare che questa consapevolezza divenga un punto di svolta fondamentale tra gli artisti piu’ dotati, il momento in cui l’arte s’ammanta d’energia interiore e non piu’ esaltazione meccanica di un gesto o di una esperienza. 
Anche per questa ragione Glenn Gould nella sua interezza di uomo e artista, e’ una figura irrinunciabile e luminosa dell’arte, non solo quella musicale.
Libro di per se’ non fondamentale, raccolta anche ripetitiva di domande e risposte ripetute, con una lunga sezione arrangiata da Monsaingeon, amico e collaboratore qui in veste di curatore, forse con poca chiarezza e un po’ di superbia ma poco o molto che sia, la presenza di  Gould nobilita e giustifica qualunque testo lo riguardi.

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