Glenn Gould. La musica, l’uomo – Geoffrey Payzant

Glenn Gould la musica l'uomo

Annunci

Glenn Gould: The Russian Journey – Yosif Feyginberg

Glenn Gould The russian journey

Scheda IMDB

Conversazioni con Glenn Gould – Jonathan Cott

Conversazioni con Glenn Gould

Glenn Gould. Piano solo – Michel Schneider

Glenn Gould. Piano soloA lungo ho evitato questo libro perche’ chi scrive le sinossi non sa fare il proprio mestiere. Chi lo propone come biografia, chi come romanzo, altri come saggio e non e’ nulla di tutto questo o meglio e’ tutto insieme e molto altro ma andiamo con ordine.
Glenn Gould, uomo complesso, artista sublime, musicista unico e rivoluzionario. Come tutti gli innovatori suscita controversie e discussioni, di massima lo si adora senza condizione o lo si snobba senza mezze misure.
Nel bene e nel male e’ ancora oggi argomento di analisi quando non si puo’ dire lo stesso per altri gradi musicisti scomparsi, percio’ c’e’ da chiedersi: qual’e’ la magia di Glenn Gould?
Ho voluto approfondire in questi anni la sua personalita’, comprendere la sua unicita’. Ammetto di essere stregato, soggiogato dalla sua musica e ogni volta che lo ascolto continuo a sbalordirmi come e piu’ della prima volta.
Anche Schneider e’ finito sotto incanto e nel 1990, quasi dieci anni dopo la scomparsa di Gould che ricordiamo e’ avvenuta nel 1982, ne ricostruisce il percorso umano e artistico ma lo fa in un modo completamente diverso.
La narrazione non e’ lineare, piccoli frammenti di storia rimbalzano dall’infanzia alla morte, senza una regola, totale discontinuita’ e assieme ai ricordi c’e’ analisi tecnica, introspezione psicologica, considerazioni personali e prosa accattivante. Talvolta Schneider inventa, suppone, premette, altre tenta legami e connessioni, trova causa agli effetti, cerca di unificare le mille sfaccettature di un uomo complicato alle scelte tecniche, siano esse conscie o inconsce. Schneider mette al centro di tutto la "fuga" come stile musicale a Gould tanto caro e pure fuga nell’etimo e nell’indole. E’ un’operazione difficile, difficilissima, al di fuori di ogni romanzo o biografia. Non inquadrabile in un solo stile, e’ per questo che riesce difficile riassumere il libro e catalogarlo, eppure e’ l’unico modo per capire Gould sino in fondo perche’ senza conoscere la sua storia non si puo’ comprendere la sua psicologie e senza la psicologia non si possono capire le scelte tecniche che hanno caratterizzato la sia vita.
Alla fine ho trovato il libro bellissimo, emozionante, certo inedito nella forma. Condivido praticamente ogni conclusione alla quale giunge l’autore e mi ritrovo nel metodo e nella funzione. Non credo sia un libro che possa essere pienamente compreso da chi non conosce Gould come uomo e come artista, eppure potrebbe anche essere un punto di partenza importante al quale pero’ deve seguire molto altro, ascolti soprattutto.
Sorprendente.

Leonard Bernstein Vs. Glenn Gould

Piano Concerto No. 1 in D minor, Op. 15,  Johannes Brahms.
Glenn Gould, pianista. Leonard Bernstein, direttore.
New York Philharmonic, 6 Aprile 1962
Annuncio di Bernstein prima del concerto

Leonard Bernstein Glenn Gould"Cari amici della Filarmonica, oggi ci troviamo di fronte ad una curiosa situazione, che a mio avviso merita una spiegazione. Tra poco ascolterete un’interpretazione, diciamo, non fedele del Concerto in re minore di Brahms. Un’interpretazione diversa da tutte quelle che fino ad oggi ho potuto ascoltare e comunque da tutto quel che avevo potuto immaginare: diversa per i suoi «tempi» eccezionalmente trattenuti e per le sue frequenti deroghe alle indicazioni dinamiche dello stesso Brahms. Non posso dire di essere del tutto d’accordo con la concezione di Gould, ed ecco quindi che si pone l’interessante domanda: perché in questo caso e malgrado tutto ho accettato di dirigere questo concerto? [risate del pubblico] Se l’ho fatto è perché Gould è un artista tanto qualificato e tanto serio che mi sembra indispensabile considerare tutto quel che ha pensato in buona fede. In questo caso la sua versione è così interessante da suggerirmi la sensazione che sarebbe bene che anche voi la conosciate. Eppure, la solita domanda ci persegue: in un concerto chi comanda, il direttore d’orchestra o il solista? [risate del pubblico] Ebbene, la risposta è ovvia: una volta l’uno, una volta l’altro, secondo le personalità. Ma i due arrivano quasi sempre ad accordarsi, con la persuasione, il fascino o anche la minaccia, giungendo a dare una versione omogenea dell’opera. Una sola volta nella mia vita, prima di oggi, ho dovuto sottomettermi ad idee totalmente nuove e totalmente inconciliabili di un solista, e ciò accadde l’ultima volta che ho accompagnato Gould! [risate del pubblico]. Questa volta, invece, le divergenze tra le nostre concezioni sono così grandi che sento il dovere di questa mia precisazione. Per ripetere la domanda: quale motivo mi conduce a dirigere questo concerto? Non era forse meglio provocare un piccolo scandalo, di scritturare un altro solista, o di affidare la direzione al mio assistente? Perché sono affascinato e felice di aver l’occasione di conoscere un modo nuovo di considerare quest’opera così spesso eseguita. Perché ci sono dei momenti, nell’interpretazione di Gould, che emergono con freschezza e idee straordinarie. Perché tutti possiamo imparare qualcosa da questo pianista incredibile, che è anche un pensatore della musica. E, infine, perché nella musica esiste quel che Dimitri Mitropoulos chiamava «l’elemento sportivo», la curiosità, l’avventura, la sperimentazione. Vi posso garantire che collaborare con Gould nel corso di questa settimana, nel Concerto di Brahms, è stata una vera e propria avventura. E’ con questo stato d’animo che ora lo presenteremo."

Leonard Bernstein
da Musicalia (anno III n.12, feb/apr 1994)

Ascolta l’evento

Glenn Gould. Un genio innamorato – Michael Clarkson

Glenn Gould. Un genio innamoratoTrovo aberrante l’idea che qualcuno si interessi alla vita privata degli altri, fossero questi i vicini di casa, i cosiddetti vip o politici. Penso sia un inequivocabile segnale di pochezza intellettuale e disagio emotivo, percio’ l’idea di un libro che scava nei fatti personali del piu’ grande musicista del secolo scorso mi fa orrore. A lungo ho scartato l’idea di leggerlo, poi avuto tra le mani ho cercato di capire fin dove si spingesse e quale autorita’ avesse il suo autore e lentamente mi ci sono avvicinato man mano che diminuiva la diffidenza. Alla fine mi sono convinto, trovando che in fondo riuscivo a sopportare le presunzioni, di massima documentate, per avere in cambio un maggiore dettaglio sulla vita di Gould che fu straordinario musicista ma non di meno una personalita’ eclettica e geniale nel senso piu’ ampio del termine, tra gli ultimi uomini del rinascimento del XX secolo.
Che Gould fosse uomo eccentrico e singolare non e’ una novita’, che non esista una sola prova documentata di una relazione stabile con una donna neppure. Mai si preoccupo’ in vita sua di fornire alcun tipo di indicazione e mai si curo’ delle dicerie che lo volevano omosessuale. E’ anche vero che amici, conoscenti e collaboratori lo pensavano sposato alla musica e certo e’ quanto piu’ si avvicina alla verita’ ma e’ altrettanto improbabile la totale astinenza da ogni contatto fisico.
Qui si inserisce il libro di Clarkson che ricostruisce la biografia di Gould attraverso testimonianze e conoscenze, interviste e reperti trovati nel corso degli anni.
Circostanziato e di massima preciso, non stiamo parlando di spazzatura gossip. Clarkson talvolta incede con la presunzione, mette punti interrogativi quando gli fa comodo e talvolta inopportuni, pone accenti su fatti altrimenti interpretabili ma resta corretto e raramente scandalistico.
Di positivo ed e’ la ragione per la quale vale la pena dare una chance al libro, si scende in particolari molto interessanti che altre biografie non approfondiscono, tipo il rapporto tra Gould e altri musicisti o personaggi come Bernstein o Lukas Foss. L’idea e’ studiare Gould e qualche buon spunto si trova.
Certo non baserei la con conoscenza dell’uomo Gould con questo libro, in fondo e’ la musica a definirlo ma puo’ dare un discreto apporto alla tavolozza dei colori che lo disegnano.

Mattatoio 5 – George Roy Hill

Mattatoio 5E’ singolare mi sia perso un film di fantascienza del decennio ’70 perche’ da appassionato, prima o dopo mi e’ passato innanzi  tutto quanto e’ stato prodotto per il grande schermo in quel periodo. Alla scomparsa di Kurt Vonnegut, autore del romanzo dal quale il film e’ stato tratto, venni a conoscenza della pellicola e rimandai la visione a data da destinarsi ma non ho potuto evitare di ricordarmene in occasione delle varie letture su Glenn Gould che fu del film curatore ed esecutore delle musiche di Bach.
Qualche ragione per non averlo visto prima c’e’ stata ma recupero ora.
Pilgrim, il protagonista, sarebbe un uomo comune seppur con un passato molto intenso, non fosse per i salti continui nel tempo nei quali ripercorre la sua vita. Come se non vi fossero abbastanza stranezze, egli e’ stato rapito seppur gentilmente accomodato, da una razza aliena pacifica e molto evoluta.
Detta cosi’ gia’ risulta evidente che siamo di fronte ad una trama che regge solo se ben scansionata e tutto sommato la scansione c’e’, con qualche buona astuzia e un paio di passaggi temporali interessanti e di massima non troppo forzati. La narrazione e’ in realta’ spostata o meglio dire sbilanciata sul periodo di prigionia a Dresda nei giorni del bombardamento alleato durante la II Guerra Mondiale, esperienza realmente vissuta dallo scrittore e comprensibilmente traumatica. Ecco spiegato come lo scarso interesse per i film bellici, mi abbia tenuto lontano da una pellicola in fondo modesta basata su un soggetto interessante ma non troppo, che voglio ricordare piu’ per Gould che per il resto.

Scheda IMDB

The idea of North – Judith Pearlman, Glenn Gould

The Idea of NorthNello spiegare le  "Nozze di Figaro" l’Amadeus di Milos Forman sostiene che: "In una commedia se piu’ persone parlano contemporaneamente e’ solo chiasso, non si capisce una parola ma in un’opera, con la musica, lei puo’ avere venti individui che cantano contemporaneamente e non e’ chiasso il loro, e’ pura armonia" e per quanto resti una trasposizione cinematografica, la ritengo verosimilmente un’idea mozartiana.
Ebbene Gould pare aver colto queste parole come sfida e solo lui poteva gareggiare con Mozart sul suo stesso campo e creare un contrappunto con la voce umana, coi suoni, coi rumori di fondo e infine con la musica.
Egli amava il nord, il clima e l’intero ambiente, facendolo proprio come uno stato della mente, non un luogo geografico e del resto come spiegare la stranezza idiosincratica di un personaggio che indossava il cappotto in spiaggia e senza contraddizione, amava questi luoghi freddi e desolati.
Ad un certo punto della sua carriera poi, volle abbandonare in parte le incisioni per darsi a nuovi media, inventare un nuovo modo di fare musica tramite la "radio contrappuntistica"  nei tre documentari della cosiddetta "Solitude Trilogy": "The Latecomers", "The Quiet in the Land" e appunto "The idea of North" con la regia di Judith Pearlman. Ebbene nel documentario o forse film, il nord esistenziale si unisce alla tecnica resa musica in un curioso e quanto mai unico esperimento per molti versi rivoluzionario ancora oggi.
La sovrapposizione delle voci piu’ che delle immagini, trasporta l’ascolto su una dimensione ritmica e non sintattica, spostando il baricentro verso l”impressione a scapito della comprensione.
Rigorosamente in lingua originale, l’effetto di sovrapposizione e’ amplificato per chi non e’ padrone della lingua e mentre le testimonianze degli intervistati divengono colonna sonora, il missaggio con le immagini e i loro dettagli, si fondono in un grande amalgama di rara suggestione, trasformando luoghi lontani in veri e propri sfondi alieni e misteriosi. Nondimeno e’ impressionante il montaggio audio che solo Gould con la sua mente analitica e la formidabile memoria, poteva realizzare senza le odierne tecniche digitali.
Opera caratteristica e caratterizzata, unica del suo genere, esperienza visiva e soprattutto sonora, una nuova fruizione multimediale decenni prima che il concetto prendesse forma concreta.
Non mi risulta esistano altre edizioni oltre quella contenuta nel cofanetto "Glenn Gould on television: The complete CBC broadcasts 1954-1977" quindi non resta che farsi un grande regalo e acquistare l’intero blocco.

Scheda IMDB

Glenn Gould on television: The complete CBC broadcasts 1954-1977 (10 DVD)

Glenn Gould on televisionChi conosce Glenn Gould e’ al corrente della sua passione per le tecnologie di broadcasting, di quanta cura e attenzione ponesse nelle registrazioni audio e video e quale limpida visione avesse sul futuro sviluppo e diffusione della musica. Ci credette al punto di abbandonare la carriera concertistica espandendosi in quella discografica, forte dell’idea rivelatasi nel tempo vincente, che solo questa gli avrebbe garantito meriti concreti e duraturi.
Purtroppo Gould mori’ nel 1982 appena cinquantenne e non riusci’ ad incassare la sua scommessa sulle previsioni di fruizione dei media da parte di chiunque, soprattutto per i non addetti ai lavori, vincente perche’ Gould continua a vendere dischi, anzi vende molto piu’ oggi di quando era in vita.
Che la sua carriera sia legata a filo doppio con la televisione e’ oramai storia, divenendo in prima persona vanto e pregio della CBC, la televisione nazionale canadese, sfruttando a sua volta la grande popolarita’ che questa riusci’ a procurargli, complice l’infinito talento ma non di meno un impatto per cosi’ dire scenico offerto dal suo stile d’esecuzione, fatto dal cantare a voce alta, dal dirigere se stesso o i musicisti presenti, il roteare del busto e la postura curiosamente peculiare e cosi’ diversa da quella di chiunque altro.
Questa raccolta di dieci DVD distribuiti da Sony Classical, e’ un documento straordinario di tutte le partecipazioni televisive di Gould alla CBC, iniziando dalla prima performance datata 1954, quindi appena ventiduenne sino all’ultimo episodio di "Musicamera" datato 1977. Inoltre e’ presente lo straordinario film-documentario "The idea of north" nel quale Gould cura sceneggiatura, sonorizzazione e dove inventera’ la cosi’ chiamata "radio contrappuntistica", in sostanza l’uso di voci come strumenti che si possono sovrapporre nello scambio tra gesto e segno, scardinando l’idea di messaggio e sostituendola con tono e ritmo.
Dieci DVD da ascoltare e non di meno da vedere perche’ Gould crea musica anche col movimento del corpo e delle mani, aggiunge estasi dell’esecuzione e l’insieme audiovisivo amplifica il gia’ considerevole impatto delle performance. Registrazioni rigorosamente originali, pregi e difetti d’epoca sono tutti li’.
Qualche sottotitolo nelle lunghe conversazioni con Humphrey Burton o nelle presentazioni che precedono molti brani, avrebbe aiutato ma Gould era uomo da televisione dotato d’eccellente dizione, quindi facilmente comprensibile anche da coloro non completamente padroni della lingua inglese.
Infine il prezzo, decisamente contenuto e  alla portata di chiunque, il che ovviamente non guasta.
Documento e testimonianza dal valore storico ed artistico ineguagliabile da possedere senza esitazioni.

Glenn Gould su Ultima Visione
Glenn Gould: The CBC Legacy (con estratti video dai DVD)
Scheda prodotto da CBC Shop
Glenn Gould Foundation: presentazione del cofanetto

Glenn Gould sulle possibilita’ dell’ascoltatore di domani da "Strauss e il futuro elettronico", 30 maggio 1964

E’ importante rendersi conto che se le esigenze e le circostanze dell’età elettronica trasformeranno la funzione e il peso del compositore nella società, trasformeranno anche le categorie di giudizio in base alle quali affrontiamo il problema della responsabilità artistica.
Il contributo più importante che l’elettronica abbia dato all’arte è certamente la creazione di una nuova e paradossale situazione di intimità.
Il maggior paradosso della trasmissione elettronica del suono è data dal fatto che, nel rendere accessibile ad un pubblico sconfinato la stessa esperienza musicale, in forma diretta o differita, essa stimola così gli ascoltatori a reagire non come una massa di schiavi o di automi ma come persone in grado di esprimere il proprio giudizio con una spontaneità del tutto nuova.
Ciò avviene perchè la trasmissione più pubblica può essere ricevuta della cornice più intima e perchè l’ascoltatore, oppure se preferite quell’essere ibrido che è il futuro fruitore-critico-critico-compositore, avrà accesso a una varietà strabiliante di linguaggi senza dovere per questo frequentare determinate sedi sociali, dove influiscono in modo rilevante gli inevitabili compromessi dell’ascolto multiplo e della contemporaneità.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: