Giacomo Balla, astrattista futurista (Villa Magnani Rocca, Parma 14-11-2015)

Balla Fondazione Magnani Rocca - SalaBalla e’ indubbiamente uno degli artisti che preferisco. Certo, molto ha a che fare con l’interesse per il futurismo del quale e’ degno rappresentante ma non di meno egli fu un artista completo che seppe esprimersi prima e dopo il movimento marinettiano anche se con alterne fortune ed un riconoscimento postumo incapace di esprimersi nel migliore dei modi.
Quella nella villa Magnai Rocca, non e’ la prima mostra che visito a lui dedicata ma certo e’ una delle piu’ importanti e meglio curate, complice anche la location e lo splendore delle sale.
In mostra sino all’8 Dicembre, il Giacomo Balla che troviamo e’ l’artista che nell’arco di tutta la sua carriera ha vissuto fasi e momenti alterni, ma non per questo tradi’  il proprio spirito e la propria indole e anche nel passaggio formale-informale-formale oppure divisionista-astrattista-ritrattista, troviamo sempre degli elementi ben riconoscibili e un solo filo conduttore che lega i tanti anni di attivita’ e di incostanti fortune. 
Veniamo percio’ introdotti nella prima sala che spiega e racconta il futurismo, manifesti originali e documenti di varia natura, quasi a liquidare l’argomento non perche’ poco importante, semmai lasciare al seguito il Balla che esiste oltre il movimento che contribui’ a rendere celebre e viceversa, scambio reciproco di energia, idee e conosciamo bene che importanza ebbe storicamente questa sinergia.
Balla Fondazione Magnani RoccaSubito dopo pero’ c’e’ il Balla divisionista e nel percorso e’ facile intendere l’evoluzione al successivo FuturBalla che continua a combinare colori e forme ma anche stili e tecniche, una continua sperimentazione che non tradisce un’indole giocosa e sempre tesa all’invenzione.
I ritratti furono pero’ la sua passione, sempre dal vero, no modelli e soltanto soggetti colti nel loro ambiente, col loro stato d’animo.
La famiglia fu protagonista privilegiata e ad essa e’ legato un ampio spazio della mostra, impreziosita anche dalla proiezione tanto istruttiva quanto deliziosa di vecchie interviste datate anni ’60 alla figlia Elica, anch’essa radiosa ed estrosa, autoironica proprio come il padre.
Oltre il suo lavoro, la bella mostra della Fondazione Magnani Rocca riesce nel compito di raccontare l’uomo e allargare l’orizzonte di un artista che troppo spesso si tende relegare al ruolo futurista, fondamentale certo ma non unico. Retrospettiva forse non troppo ampia seppur tutt’altro che piccola ma c’e’ tutto cio’ che serve e il Balla che ci piace, oltre ad un ambiente grandioso, personale gentile e il resto della mostra permanente sulla quale rimando al prossimo post.
Una gita che merita sotto ogni aspetto. E non dimenticate il catalogo.

Pagina ufficiale

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