Troppa legislazione – Herbert Spencer

Troppa legislazioneFacciamo un gioco: andate in un sito di libri online, uno qualunque, uno di quelli con milioni di testi a disposizione e cercate "Herbert Spencer", magari in italiano e cartaceo. Niente o quasi niente eppure parliamo di un filosofo candidato al Nobel, uno dei maggiori pensatori del liberismo, scrittore tra i riferimenti piu’ importanti del XIX secolo. 
Attorno alle sue idee Jack London costrui’ "Martin Eden" e tra gli altri, gettato le fondamenta dell’l’oggettivismo randiano
Cosa pensare di questa stranezza molto italiana se non che la censura sbandierata da molti ma compresa da nessuno, gioca non sul negare bensi’ sottraendo opportunita’ di leggere, informarsi, studiare.
Che su Marx, suo antagonista si trovino migliaia di libri ci puo’ anche stare, fosse solo perche’ quest’ultimo ha fatto molti piu’ danni ma qui non c’e’ un rapporto di 1 a 10, nemmeno 1 a 100 o 1 a 1000, forse 1 su 10000 il che getta un’ombra sull’ipotesi si tratti di libera scelta editoriale.
Rubbettino, editore evidentemente piu’ libero di altri, ripropone questo pamphlet datato 1853 del quale si dira’, che poco puo’ avere a che fare con la realta’ odierna e invece no. Se e’ vero come e’ vero che Spencer parla di fatti concreti legati a strade ferrate, miniere di carbone e case popolari, l’idea di fondo, cioe’ di uno Stato fisiologicamente incapace nei modi, nei tempi, nelle opportunita’ e nelle intenzioni, vale ancora oggi anzi oggi piu’ che mai.
La questione, come ribadisce Spencer, e’ che lo Stato innanzitutto e’ governato de persone che non hanno interesse ad accettare novita’ e variazioni perche’ prima di tuto sussiste la conservazione dello status e per la medesima ragione, la persona brillante e con idee e’ mal vista e ostacolata. Nella sfida pubblico contro privato, Spencer identifica la domanda, come miglior giudice delle necessita’ della popolazione e laddove non e’ possibile prevedere i bisogni di una nazione da parte di nessuno, un’idea sbagliata da parte di soggetti privati significa la loro scomparsa, per lo Stato invece il mantenimento di un inutile carrozzone che puo’ solo penalizzare ulteriormente i cittadini.
Non solo, talvolta certe regolamentazioni si rivoltano contro l’idea stessa che le ha generate o nella migliore delle ipotesi, non sortiscono alcun effetto concreto. A che servono controlli e controllori quando alla fine non incidono sulla sicurezza delle persone? La soluzione quindi e’ meno Stato il quale dovrebbe limitarsi a garantire il rispetto della liberta’ dell’individuo e prevenire l’insorgere di sistemi dittatoriali, dal momento in cui la storia ci insegna che la scelta non ha impedito la proliferazione di totalitarismi e se nel 1850 l’esempio piu’ vicino era la Francia post rivoluzionaria, cio’ si applica a maggior ragione ai regimi del XX secolo. 
Pleonastico definire Spencer nemico giurato di ogni forma di socialismo e comunismo e d’altronde la sua analisi e’ talmente accurata da negare l’efficacia del marxismo, anzi denunciandone le storture e le tragedie con molti decenni di anticipo rispetto l’insorgere dell’Unione Sovietica. Allo stesso modo egli ne prefigura la fine puntualmente occorsa ben oltre un secolo dopo, dove non gli eserciti, non le ideologie ne hanno decretato la sconfitta, bensi’ l’economia.
Tutto questo senza dimenticare gli errori e le tragedie del libero mercato ma e’ qui che la legislazione dovrebbe intervenire ed impedire che il profitto ricada sulle spalle della comunita’ anche questo regolarmente avvenuto oggi con l’Europa dei banchieri e delle speculazioni.
Straordinario Spencer e forse per una volta, il lamento complottista puo’ essere usato percio’ che dire, proprio perche’ non ve lo fanno leggere, leggetelo.

3 Responses to Troppa legislazione – Herbert Spencer

  1. Francesca scrive:

    In anni di studi universitari, credo di aver sentito nominare H. Spencer forse un paio di volte e io a malincuore ammetto di non essermi informata abbastanza. D’altra parte era già un miracolo che qualcuno a un corso di storia contemporanea avesse nominato List in opposizione a “ideale” a Smith. Il che è tutto dire, il massimo che potevo ottenere. Leggendo per sommi capi di cosa si tratta, vien facile intuire perché sia un autore pressoché “ostracizzato” – se mi passi il termine. Lo leggerò molto volentieri, sebbene sappia già che aumenterò la mia ben nota rabbia… l’orticaria del “ci vuole più Europa”, un po’ come dire “vogliamo più Stato”, più regole… Se ci penso, che per lavorare devo per forza superare una prova in cui dimostro di conoscere tutte queste regolette, lacci e lacciuoli per l’iniziativa personale… studiare in sostanza il modo in cui mi dissanguano… Poi pensi agli studi di settore… e desideri prendere qualcuno a calci non ti dico dove. Ma lasciamo stare.

    • Vedo che anche tu hai a che fare con la fiscalita’ e per chi come me ha terminato proprio oggi alle 18.35, l’ultimo degli spesometri, viene da sé che pensare allo sperpero di denaro per fornire dati che non serviranno a niente, non risolveranno niente, non miglioreranno niente, e’ sconfortante. Tornando a Spencer, gli unici testi nei quali ho potuto leggere qualcosa sono due testi sul pensiero sociologico, uno dei quali scolastico, trovati nelle solite bancarelle. (Qui la ristampa http://goo.gl/LkPgSB di uno e l’altro http://goo.gl/JAUcd1 )
      Da oggettivista convinto, con Spencer mi sono trovato subito a casa anche se purtroppo ho l’infausta tendenza a non fermarmi alla gioia di leggere qualcuno che esprime tanto bene il mio pensiero ma anzi sono quelle occasioni nelle quali vorrei avere torto, soprattutto alla luce di quanto detto De Benoist che s’inserisce nel punto esatto in cui Spencer auspica che lo stato almeno impedisca che il capitale privato si costruisca sulle spalle della comunita’.
      E’ qui che capisci capisci che tutto questo Stato non e’ solo un ostacolo ma oggi un nemico, che una linea e’ stata superata e non e’ solo paranoia di pochi fissati.

  2. Pingback: Il pensiero sociologico da Auguste Comte a Max Horkheimer – Franco Ferrarotti | Ultima Visione

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