Romeo e Giulietta – Sergei Prokofiev (Teatro Comunale di Bologna 27-06-2015)

Romeo e Giulietta - Sergei Prokofiev - Bologna 2015Scrivero’ di cose che sono e non sono state, di cio’ che so e cio’ che non so.
Parliamo di "Romeo e Giulietta " a teatro ma non della versione per grandi masse gaudenti e televisive bensi’ della classicissima trasposizione teatrale del dramma shakespeariano che Prokofiev scrisse nel 1935 non senza difficolta’ dato che mentre il mondo deprecava con orrore i libri bruciati dai nazisti, dall’altra parte Stalin internava e trucidava tutti gli artisti colpevoli di "arte degenerata", puntando direttamemente alla fonte del problema. Percio’ solo dagli anni ’60, la messinscena ebbe il giusto risalto, a distanza di sicurezza dal caro baffone ormai defunto e impagliato, con grande successo in Occidente grazie al coreografo Kenneth MacMillan al quale si debbono anche le coreografie della versione vista al Teatro Comunale di Bologna,
Posso scrivere dell’interpretazione orchestrale data dal direttore Giuseppe La Malfa, potente, incisiva, si potrebbe dire sin troppo marziale, l’enfasi sovietica che protende piu’ al teutonico che all’italiano, con le giuste misure punta piu’ a Wagner che a Prokofiev. Si fa per dire e’ ovvio ma il senso di massima e’ questo. L’orchestra resta quella del Teatro Comunale che ancora una volta si fa apprezzare per la grande precisione e il sapersi cucire addosso al profilo di chi la dirige. Superbo il III atto sotto ogni punto di vista. Scene di Mauro Carosi, bellissime e suggestive, imponenti eppure cariche di intima dolcezza all’occorrenza.  Altrettanto si puo’ dire dei costumi di Odette Nicoletti, in un rinascimento certo piu’ sfarzoso ed immaginifico del reale ma straordinariamente brillante, impressionista nel sottolineare ruoli e carattere dei personaggi. Non posso invece esprimermi sul Tchaikovsky Perm Opera and Ballet Theatre, tra i piu’ importanti corpi di ballo russi perche’ questo e’ il mio primo balletto a teatro e anche al cinema e televisione, non sto messo benissimo. Mi sono sembrati tutti molto bravi e preparati, ballerini e non di meno attori, il volto recitante quanto il corpo, poche sbavature che un occhio inesperto possa cogliere.
Mi sono piaciuti e oltre questo non vado ma per chi e’ alla prime armi come me, cio’ potrebbe bastare.
Tra le cose che non sapevo c’e’ che si puo’ andare a teatro al sabato pomeriggio o almeno non sapevo che vi fosse questa possibilita’ ancora oggi ed e’ una magnifica opportunita’ per tutti coloro che per ragioni diverse hanno difficolta’ a seguire le repliche serali o semplicemente per trascorrere un pomeriggio diverso dal solito.
C’e’ un’ultima cosa che non so. Vicino a me una signora di una certa eta’ lamentava che "Che dolore vedere il teatro mezzo vuoto. Piuttosto fate pagare il biglietto 10 euro ma non lasciatelo cosi’". Se da un lato il teatro non e’ a buon mercato, ma del resto i costi di una messinscena non sono certo equiparabili ad altre forme di spettacolo, il punto centrale non e’ solo il denaro quando si spendono 10 euro per un bicchiere di qualcosa, 500 per un telefono, 5000 per una borsa e 50000 per un’automobile. Se il 70% dei presenti e’ composto da over-60, se il rimanente della platea si divide tra turisti giapponesi e tedeschi, pochi ragazzi, forse studenti d’accademia musicale e due, dicasi due bambini attorno ai dieci anni, significa che qualcosa si e’ spezzato nel sistema educativo nazionale.
No, non ho una soluzione, o forse si,  tanto rammarico quello certamente.
Riempite quelle poltrone vuote, questo lo so,  questo posso dirlo, questo e’ importante.
C’e’ ancora tempo sino al 1 Luglio.

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