La Fine della sovranità – Alain de Benoist (estratto)

La fine del mondo c’è stata, eccome! Non è avvenuta in un giorno preciso, ma si e spalmata su più decenni. Quello che è scomparso era un mondo, in cui la maggior parte dei bambini sapeva leggere e scrivere, si ammiravano gli eroi invece delle vittime, gli apparati politici non si erano ancora trasformati in macchine per stritolare le anime e  si avevano a disposizione più modelli che diritti. Era un mondo, nel quale si poteva capire cosa intendeva dire Pascal, quando sosteneva che il divertimento ci distrae dall’essere veramente uomini. Era un mondo, nel quale le frontiere garantivano, a coloro che vivevano al suo interno, un modo di essere e di vivere che era di loro specifica pertinenza. Era un mondo, che aveva anche i suoi difetti e che talvolta è stato addirittura orribile, ma in cui la vita quotidiana della maggior parte delle persone era quanto meno garantita da dispositivi di senso, in grado di dare dei punti di riferimento. Attraverso i ricordi, quel mondo rimane familiare a molti. Taluni lo rimpiangono. Ma non tornerà.
Il nuovo mondo è liquido. Lo spazio e il tempo vi sono aboliti. Liberata dalle sue tradizionali mediazioni, la società è diventata sempre più fluida e segmentata, il che ne facilita la mercantilizzazione. Vi si vive alla maniera dello zapping. Con la scomparsa di fatto dei grandi progetti collettivi, in altre epoche portatori di visioni del mondo differenti, la religione dell’io – un io fondato sul desiderio narcisistico di libertà incondizionata; un io produttore di sè, a partire dal niente – è sfociata in una ”detradizionalizzazione” generalizzata, che va di pari passo con la liquidazione dei punti di rifermento e dei punti fissi, rendendo l’individuo più malleabile e condizionabile, più precario e più nomade. Da un mezzo secolo, la “osmosi finanziaria della destra finanziaria e della sinistra multi culturale”, come ha scritto Mathieu Bock-Cotè, si è sforzata, con il pretesto della "modernizzazione" emancipatrice, di fare confluire liberalismo economico e liberalismo societario, sistema di mercato e cultura marginale, grazie soprattutto alla strumentalizzazione mercantile dell’ideologia del desiderio, capitalizzando cosi sulla decomposizione delle forme sociali tradizionali. L’obiettivo generale è eliminare le comunità di senso, che non funzionano secondo la logica del mercato. Parallelamente, sono all’opera delle vere e proprie trasformazioni antropologiche, che toccano il rapporto con se stessi e con l’altro, il rapporto con il corpo, il rapporto con la tecniche. Domani arriveranno alla fusione programmatica fra l’elettronico e il vivente. Quando il desiderio di profitto si impone come unica motivazione, a detrimento di tutte le altre, il suo effetto performativo è quello di generalizzare lo spirito mercantile, che decompone la popolazione in semplici clientele. In questo contesto, il “politicamente corretto” è non una semplice moda un po’ ridicola, ma un mezzo forte per trasformare il pensiero, restringere ulteriormente uno spazio comune, generatore di obbligazioni reciproche, e rendere impossibile la riabilitazione di un universo di senso oggi scomparso. Stiamo infine assistendo all’istituirsi della governance, una sorta di cesarismo finanziario che consiste nel governare i popoli tenendoli in disparte. Lo Stato terapeutico e gestionale, dispensatore di ingegneria sociale e “grande sorvegliante”, si impegna, dal canto suo, a sopprimere la barriera esistente tra l’ordine e il caos.

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Mission: Impossible III – J. J. Abrams

Mission Impossible IIIAccade di mettere un po’ d’ordine nel casino e ritrovare un DVD dimenticato chissa’ da quanto. Vidi il film al cinema, poi l’ho rimosso dalla memoria ma talvolta l’entropia cambia di segno e dal caos emerge l’ordine.
Il buon Tom Cruise alias Ethan Hunt, diavolo con un nome cosi’ fai impallidire pure Bond, si e’ finalmente accasato ma qualcosa e’ andato storto se fin dall’inizio lo troviamo inerme, legato ad una sedia e il cattivo Philip Seymour Hoffman sta puntando una pistola alla tempia della moglie.
Facile capire che il film e’ un lungo flashback che conduce al dramma e in mezzo lo sfoggio di effetti speciali, azione ed esplosioni alle quali la serie ci ha abituato, nell’ovvio crescendo che la saga richiede.
Partiamo da Abrams anche perche’ al suo esordio da regista, qualche sorpresa la riserva. Non mi convince e in fondo non convince tanti altri se col senno del poi, non ha diretto nulla di memorabile, eccetto forse l’ultimo "Star Trek", importante, piacevole ma non passera’ alla sttoria. Sempre col senno del poi, credo paghera’ a lungo la cosmica presa in giro che e’ stata "Lost" malgrado abbia saputo elettrizzare la platea e quell’energia resta nelle vene.
Ha un suo modo di affrontare le storie, gioca con gli spettatori curiosi creando riferimenti e citazioni, presunti grandi schemi invisibili che sottendono il visibile ma almeno per me il gioco e’ terminato. A suo tempo ancora non lo sapevamo ma strutturare "Mission: Impossible III" sulla caccia di qualcosa che altro non e’ se non l’ennesimo virus, suona come i numeri di "Lost" che alla fine non andavano bene neppure per il Lotto.
Anche le scelte tecniche sono discutibili, con tutto quella solarizzazione, saturazione che non drammatizza e semmai allontana oltremodo lo spettatore da una trama gia’ abbastanza fantasiosa. Sull’azione non si discute, sa come muoversi e in questo guadagna tanti punti. Certo, il film si appoggia su Cruise e si appoggia bene perche’ il nostro incarna l’intelligenza e la prestanza che il ruolo esige. Cosi’ fu per il primo, cosi’ prosegue e cosi’ e’ per ogni film d’azione nel quale si presta. Confesso che a suo tempo non trovai Hoffman adatto al ruolo, per una questione fisica, non altro ma rivedendolo e’ vero che si discosta dalla solita immagine di cattivo ma proprio per questo la sua indubbia bravura si sottolinea.
Divertente, ogni sei o sette anni fa piacere rivederlo.

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Star Trek: Into Darkness – J. J. Abrams

Star Trek Into DarknessBella invenzione il reboot, giochetto per chi ha la memoria corta, per chi non riesce a gestire la continuity di personaggi e trame. Con "Star Trek" si poteva evitare ma il brand deve andare avanti e dalla mia generazione in giu’, non si e’ piu’ in target primario percio’ rassegniamoci e sorvoliamo.
Dimentichiamo il primo capitolo, o meglio partiamo da qui, alle soglie della missione quinquennale col buon Kirk dal sangue caldo come lo conosciamo, anzi ancora di piu’ considerando la giovane eta’. Ne combina una di troppo e la carriera pare in bilico ma un nuovo cattivo, cattivissimo scompiglia le carte in tavola e tocchera’ a lui vincere una partita che vede in campo i klingon, un passato scomodo e un futuro che qualcuno vuole belligerante.
Iniziamo da lui, J.J., croce e delizia del cinema e della tv dell’ultimo decennio e anche oltre. Piu’ volte ho scritto di non essere un suo fan ma neppure disdegno il suo lavoro, qualche volta m’e’ pure piaciuto.
Pur continuando a dirigere come fosse un episodio di "E.R." siamo indubbiamente di fronte al suo film migliore, nella regia in senso stretto, alcuni piani sequenza sono da manuale, nel ritmo ma soprattutto nel testo che definisce i personaggi al meglio, esaltandone le peculiarita’ e rendendoli finalmente riconoscibili anche ai fan di vecchia data, anzi il film e’ pieno di citazioni perche’ J.J. e’ un furbone e sa che i trekker adorano queste cose.
!!! ATTENZIONE SPOILER !!!

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Richard Feynman – Sei pezzi facili (estratto)

III – LA RELAZIONE TRA LA FISICA E LE ALTRE SCIENZE
Introduzione

La fisica è, fra le scienze, la più fondamentale e completa, e ha avuto una profonda influenza su tutto lo sviluppo scientifico. Infatti la fisica è l’equivalente odierno di ciò che un tempo si chiamava filosofia naturale, da cui sono nate quasi tutte le scienze moderne. Studenti delle discipline più diverse si ritrovano a doverla studiare, a causa dell’importanza che riveste in tutti i fenomeni. In questo capitolo cercheremo di descrivere i problemi principali nelle altre scienze, ma naturalmente è impossibile in così breve spazio trattare adeguatamente le questioni complesse, sottili ed eleganti che sorgono in questi campi. La mancanza di spazio ci impedisce anche di descrivere il rapporto tra la fisica e l’ingegneria, l’industria, la società, la guerra, e perfino la relazione, veramente notevole, tra fisica e matematica. (La matematica non è una scienza, dal nostro punto di vista, nel senso che non è una scienza naturale. La verifica della sua validità non è l’esperimento). Fra l’altro, dobbiamo chiarire fin dall’inizio che se una cosa non è una scienza, non necessariamente è un male. Per esempio, l’amore non è una scienza. Quindi, se diciamo che qualcosa non è una scienza, non vuol dire che, in essa, c’è qualcosa che non va: vuol dire solo che non è una scienza.

Chimica

La scienza forse più profondamente influenzata dalla fisica è la chimica. Storicamente, ai suoi albori la chimica si interessava quasi esclusivamente dei fenomeni che ora ascriviamo alla chimica inorganica, cioè quella che tratta le sostanze non legate alla vita. Fu necessario un notevole lavoro di analisi per scoprire l’esistenza dei vari elementi e le loro relazioni: come si uniscono a formare i composti relativamente semplici nelle rocce, nella terra, ecc. Questa chimica «primordiale» fu molto importante per la fisica. L’interazione tra le due scienze fu grandissima, perché la teoria atomica fu convalidata in gran misura da esperimenti di chimica. La teoria della chimica, cioè delle reazioni vere e proprie, venne in gran parte riassunta dalla tavola periodica di Mendeleev, che rivela molte relazioni strane fra i vari elementi, e la chimica inorganica è costituita proprio dalla raccolta delle leggi che dicono quali sostanze si combinano con quali altre, e come. Tutte queste regole in definitiva sono state spiegate dalla meccanica quantistica, così che la chimica teorica è in effetti fisica. D’altra parte, bisogna sottolineare che questa spiegazione esiste solo in linea di principio: abbiamo già detto della differenza tra conoscere le regole del gioco degli scacchi e saper giocare; così succede che magari sappiamo le regole, ma non giochiamo molto bene. È molto difficile prevedere esattamente cosa succederà in una data reazione chimica; ciò nonostante, la parte più profonda della chimica teorica sfocia nella meccanica quantistica. C’è anche un’altra area della fisica e della chimica che venne sviluppata insieme da entrambe le discipline, ed è estremamente importante. Si tratta del metodo della statistica applicato in una situazione in cui vi siano leggi meccaniche, chiamato giustamente meccanica statistica. In ogni reazione chimica sono coinvolti moltissimi atomi, e, come abbiamo visto, gli atomi si agitano e si muovono casualmente in ogni direzione. Se potessimo analizzare ogni singola collisione e seguire in dettaglio il moto di ogni molecola potremmo sperare di prevedere il risultato, ma la quantità di dati numerici necessaria a tale scopo eccede di gran lunga la capacità di qualsiasi calcolatore, figuriamoci quella della mente umana, e quindi era importante sviluppare un metodo per trattare situazioni così complicate. La meccanica statistica, dunque, è la scienza dei fenomeni del calore, o termodinamica. La chimica inorganica è, come scienza, ridotta essenzialmente a ciò che si chiama chimica fisica e chimica quantistica; la chimica fisica studia le velocità di reazione e cosa succede nei dettagli (come si urtano le molecole? quali pezzi vengono scaraventati via per primi? ecc.), e la chimica quantistica ci aiuta a capire cosa succede in termini di leggi fisiche. L’altra area della chimica è la chimica organica, cioè quella che tratta le sostanze legate alle cose viventi. Per un certo tempo si è creduto che le sostanze legate alla vita fossero così meravigliose da non poter venire prodotte artificialmente a partire da materiale inorganico. Questo non è vero affatto: le sostanze sono le stesse della chimica inorganica, solo gli atomi sono disposti in maniera molto più complicata. La chimica organica ovviamente è in strettissima relazione con la biologia, che le fornisce le sostanze, e con l’industria, e, inoltre, sia la fisica chimica che la meccanica quantistica si possono applicare a composti sia organici sia inorganici. Tuttavia, i problemi principali di chimica organica non riguardano questi aspetti, ma piuttosto l’analisi e la sintesi delle sostanze formate nei sistemi biologici, nelle cose viventi. Questo porta impercettibilmente, passo dopo passo, verso la biochimica, e poi alla biologia stessa, ovvero la biologia molecolare.

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Records by Artists (1958-1990) – Giorgio Maffei

Records by Artists (1958-1990)Qualche tempo dopo il post su "LP Cover", l’autore Antonio Gaudino mi scrisse in po’ risentito su quanto avevo detto. Posso capirlo anche se il suo disaccordo era per le ragioni sbagliate. Se da un lato e’ intuibile che abbia dovuto sottostare a una cernita controllata, il suo vero peccato e’ stato confondere passione per contenuto, privilegiando il disco quando era il contenitore ad essere in discussione. Ad ogni modo rispetto il suo lavoro ma la mia raccolta ideale di immagini legate alla musica e’ ben altra.
"Records by Artist (1958 – 1990)" si avvicina terribilmente all’idea di perfezione, per quanto riconosca che il curatore Giorgio Maffei, abbia avuto gioco per certi versi piu’ facile.
In sostanza si tratta di una collezione ragionata delle cover che vedono coinvolti artisti evidentemente non solo musicisti, nella realizzazione dell’album, limitandosi in taluni casi ad un apporto grafico o di packaging, in altri con un coinvolgimento diretto del protagonista anche quando non e’ necessariamente protagonista con la musica. Accade percio’ che grandi artisti si siano prestati a suoni ambientali o elettroacustici laddove in gran parte dei casi, si tratta di vere e proprie collaborazioni nelle quali il testo, le immagini o la semplice carta, hanno valore quanto e piu’ del contenuto o almeno hanno concorso alla pari sul valore del prodotto finito. C’e’ chi come Laurie Anderson e’ musicista e performer ma anche Schifano che oltre la cover, alle sue Stelle cura lancio e produzione. C’e’ Cathy Berberian coi testi di Umberto Eco e le illustrazioni di Eugenio Carmi. Molte sono le performance Fluxus o semplicemente esecuzioni concettuali di pochi minuti ma uniche ed irripetibili. In molti casi e’ poco importante il contenuto in senso stretto se non contestualizzato nell’insieme della confezione, cover e book allegato, dove il valore e’ dato dall’idea e non dal risultato in senso stretto.
La raccolta e’ straordinaria, una tentazione continua una pagina dopo l’altra, di mettere mano al portafoglio e svenarsi nell’acquisto di qualcosa. Tutt’altro che esaustiva, ma Maffei lo premette e in fondo e’ comprensibile, sono tanti gli LP che chiunque segua il mercato del disco e dell’arte, trova mancanti ma il materiale e’ tanto e di cosi’ alto livello che si perdona, si perdona tutto.
Ultimo ma non ultimo un plauso all’editore Danilo Montanari per l’altissima qualita’ del volume stampato in mille esemplari, ancora disponibile ma gia’ venduto da qualcuno a prezzo da collezione. Affrettarsi, ne vale la pena

Pagina dell’editore
ArteLibro

Strade Perdute – David Lynch

Strade PerduteBill Pullman e’ un musicista angosciato che sua moglie, la bella Patricia Arquette lo tradisca  ma lo preoccupano ancora di piu’ certi strani messaggi e delle videocassette che mostrano qualcuno che penetra in casa loro senza lasciare traccia.
L’ultima di queste cassette mostra lui col cadavere della moglie fatto a pezzi, sorpresa e orrore che anticipano la sua condanna a morte e la detenzione in un carcere speciale dal quale in qualche modo scompare per trovare al suo posto un ragazzo ed inizia una nuova storia in cui questi, meccanico ha il piacevole hobby delle donne, non fosse che le fidanzate dei boss non andrebbero toccate ma evidentemente l’ormone e’ piu’ forte della paura. I guai non tarderanno ad arrivare e saranno accompagnati da un tizio gia’ visto nella prima parte della storia, uno strano personaggio col dono dell’ubiquita’ e la passione per le riprese cinematografiche.
Lynch lynchiano forse non al massimo, cervellotico come piace a noi, non fa mancare nulla del suo immaginario e trascina abilmente nel suo gioco nel quale non si puo’ fare a meno di voler entrare. Piu’ pop che in altre occasioni, si appoggia ad una colonna sonora straordinaria ed eterogenea, una vera carrellata della seconda meta’ del secolo che inizia da Jobin e finisce con Marilyn Manson, passando per Bowie, Nine Inch Nails e senza rinunciare alla collaborazione con Badalamenti. Il tutto ben saldato con le immagini, per dire che la varieta’ di situazioni non mancano, incluso uno humor piu’ accentuato del solito e in generale l’atmosfera opprimente che non sempre la fa da padrona, al contrario di altri film suoi.
Degli attori non si puo’ che dirne bene. Non sono un fan di Bill Pullman ma resta all’altezza, meglio Balthazar Getty anche se sta col freno tirato. Robert Logia e’ un caratterista sempre ai massimi livelli e ultima ma non ultima Patricia Arquette, bella da farle un monumento e altrettanto brava.
Un po’ si squaglia nel finale dove perde il passo per creare una trama circolare piu’ interessante ma Lynch resta lassu’, in alto, terribile e meraviglioso sempre e comunque.

Scheda IMDB

Inland Empire – L’impero della mente – David Lynch

Inland EmpireUn film da girare, due star del cinema coinvolte e un grande regista al timone. L’attrice ha un importante passato alle spalle ed una fama da rinverdire, oltre ad un marito molto pericoloso. Il protagonista maschile e’ il divo del momento, lo strappamutande preferito dal gossip e gia’ qualche perplessita’ si pone.
Strane visite da vicine inquietanti, la scoperta che gia’ fu fatto un tentativo di raccontare questa storia ma gli attori furono uccisi, cosi’ come vengono uccisi i protagonisti della trama e in mezzo a tutto questo la donna inizia a vivere dislocazioni temporali e dimensionali.
Si dice sia un film complesso. Certo non e’ una passeggiata eppure si manda giu’ come un amaro dopo pasto bello forte ma corroborante se di Lynch si e’ compresa la cifra stilistica o meglio se si e’ capito che Lynch negli anni ha girato un solo film con tanti episodi che come piani cubisti, traslano il racconto su visuali differenti.
Ecco quindi gli innumerevoli elementi in comune in ogni sua pellicola, spiegato percio’ il senso di familiarita’ con storie e contesti eppure sempre diversi.
Un persona molto piu’ intuitiva di quanto creda mi dice "Anche se non ci capisco niente amo Lynch per l’atmosfera e le immagini". E se avesse ragione? Voglio dire, se in fondo Lynch stesse proponendo pura estetica scevra da significati? Idea sublime che non toglierebbe ad ognuno il gusto di vederci dentro cio’ che vuole.
Una certezza comunque c’e’, Lynch e’ fenomenale sotto ogni punto di vista. Innovatore con le riprese totalmente in digitale e viste le atmosfere buie non era facile, la cura e’ certosina e non si limita al solo girato dal momento in cui l’ambientazione sonora e le musiche tutte sono come sempre straordinarie. Altrettanto bene, anzi benissimo va detto dei due protagonisti principali.Laura Dern e’ un’attrice dotatissima, bravissima sempre, qui superlativa e altrettanto Justin Theroux. Dei colossi Jeremy Iron e Harry Dean Stanton e’ persino inutile tessere le lodi. Ad oggi e’ l’ultima pellicola di Lynch e non voglio dire sia da considerarsi un punto d’arrivo ma se e’ vero appunto che egli dirige un unico film, certo con "Inland empire" tutta la sua estetica si e’ consolidata.
Film gigantesco ma attenzione, solo per lynchiani di ferro.

Scheda IMDB

Mimmo Jodice, Kenro Izu, Fotografia de los Andes (Modena, 30-11-2014)

Fino all’11 Gennaio 2015 alla Fondazione Fotografia Modena, l’esposizione si divide in tre per altrettanti argomenti, due monografiche e una tematica.
Mimmo Jodice - ArciereMimmo Jodice e’ il primo ad accoglierci e come niente ci si ritrova dentro il Mediterraneo, nel richiamo antico del mare che ha dato i natali alla nostra civilta’. Jodice in vent’anni ha girato l’intero bacino, Italia, Grecia e Africa, la Magna Grecia e l’antico impero romano  ricostruiti attraverso le sculture, i mosaici e tutta l’arte nella quale ci riconosciamo e ci rivediamo.
Sara’ questione di fisiognomica e fisonomia ma quei volti scolpiti nel marmo e nel tufo e levigati dal tempo, annullano i secoli e le distanze, riportano alla memoria antichi splendori, luce di gloria mai estinta ed epica mai assopita.
Jodice e’ onirico, sfuma e proietta attraverso linee di forza, il passato nel presente e ancora oltre. I suoi sono primi piani e ritratti, un dialogo fatto di sguardi e antiche virtu’, il richiamo del sangue e specchio nel quale ritrovarsi. Jodice e’ bravissimo in questo, meno sull’uso del digitale che semplifica un po’ troppo le cose.
Kenro IzuA seguire Kenro Izu, giapponese classe 1949, una carriera dedicata ai luoghi sacri che dagli anni ’70 ha cercato, visitato e ritratto, con lo spirito dell’esploratore e nel rispetto dalle tradizioni che si manifestano anche attraverso l’uso di tecniche di stampa antiche e preziose come i sali d’argento e le stampe al platino.
I luoghi in mostra comprendono l’Egitto come l’Inghilterra, l’India e il Messico, sud-est asiatico e Sud America e la forza del fotografo e’ la forza della materia, un eterno imbrunire le cui sole luci provengono dai luoghi e le costruzioni incredibili che solo una Fede inarrivabile puo’ ispirare. Izu in cio’ e’ perfetto, l’occhio coglie il silenzio e le profondita’ delle costruzioni, la sospensione del tempo e la percezioni di forze potentissime. Templi di pietra e legno, natura che si mescola coi manufatti laddove la materia pare elevarsi da luoghi che non appartengono a questo mondo. Meno convincenti i viraggi, le sfumature che penalizzano i particolari, scelta sui tempi d’esposizione non sempre felici o quantomeno che non rispecchiano i miei gusti. A volte la sua tecnica funziona, altre no, merita comunque.
Fotografia de los AndesInfine la parte che ho preferito, fotografie autenticamente antiche dei primi del secolo scorso legate al Sudamerica, nello specifico Peru’ e Ande. Sessanta le opere esposte di diversi autori. Scene di vita quotidiana ma soprattutto ritratti di persone e famiglie, classi scolastiche e lavoratori, intere comunita’ rappresentate da volti e luoghi senza tempo o meglio appartenenti ad un tempo che fa parte dell’immaginario di un occidente che scopre vedendo quelle immagini, leggende e racconti come favole dimenticate e ritrovate. 
Le foto sono bellissime, gioiellini di grande forza evocativa e nel contempo dolcissimi nell’ingenuita’ dei soggetti che rispecchiano probabilmente lo stupore di una tecnologia, la fotografia che a quel tempo, a molti di loro, doveva sembrare una specie di magia. Mi ha molto divertito e nel contempo incantato, indubbiamente delle tre la sezione che ho preferito. Consiglio anche un giro dal bookshop, quest’ultimo catalogo e’ da prendere.

Pagina Ufficiale

Marco Pierini lascia la direzione della Galleria Civica di Modena

Marco PieriniModena, un istante prima di affondare.
Il comune ha deciso che La Palazzina dei Giardini, sede di tante, tantissime mostre curate dalla Galleria Civica con grande passione, rispetto e amore, debba essere destinata a esporre cotechini e prosciutti, come se la citta’ non sapesse produrre altro, non possa rappresentare altro.. In realta’ e’ forte il sospetto che la citta’ sia ormai finita, dal momento in cui la cultura pare non avere piu’ spazio, salvo appunto la Galleria Civica che sotto l’esemplare direzione di Marco Pierini, ha saputo in questi anni  far parlare di se’ per cura ed eccellenza attraverso mostre mai banali, ottimamente gestite e talvolta eccezionali, un vero miracolo a fronte di budget sempre piu’ risicati e la gratuita’ degli eventi.
A questo punto al Direttore Pierini non e’ restato altro che rassegnare le dimissioni, gesto piu’ che comprensibile ma che getta nel piu’ totale sconforto chi ha apprezzato il suo lavoro.
E’ giusto che questo si sappia e alla barbarie di pochi piccoli ma potenti, contrapporre la voce di molti, stanchi della loro cieca ottusita’. Sempre che di ottusita’ si tratti e forse e’ anche peggio.
Attenzione, non e’ il problema di una citta’ soltanto ma di un sistema che non ha piu’ limiti ne sponde per arginare la caduta verticale, percio’ coinvolge tutti, non solo i modenesi.
Lascio ora la parola a Marco Pierini con la lettera di dimissioni:

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Giochi di societa’ – Vari (Urania 555)

Giochi di societa (Urania 555)Leggere questi vecchi Urania e’ un piacere dentro ad un piacere. Con loro soddisfo la voglia di nuovi libri, la fame di fantascienza e nel contempo mi restituisco un po’ dello stupore di un tempo. Albo del 1970, a quei tempi c’ero ma non leggevo ma quando una decina di anni dopo iniziai ad essere regolare nel collezionare i numeri, era questo il periodo storico che trovavo con maggiore probabilita’ nelle edicole del mare piene di libri in offerta e ne comprai talmente tanti che ancora oggi sono la spina dorsale dell’intera collezione.
Adoravo poi le antologie, come quella di cui stiamo parlando e ben presto iniziai ad apprezzare alcuni autori piu’ di altri e la sintesi come dote .
Il tema della raccolta, i giochi di societa’ appunto, e’ in realta’ un blando collegamento se non intendendo il gioco come componente ironico di un vivere quotidiano e futuro, forse meglio dire un diverso modo di d’intendere l’esistenza che trasforma la ragione di vita di qualcuno, nel trastullo di qualcun’altro.
Ipotesi di in futuro drammatico seppur singolare, scontro piu’ che incontro tra diverse intelligenze, aliene o artificiali che siano, lezione sulla morale che se cambia drasticamente tra uomini separati nel tempo, e’ inevitabile che i punti di contatto tra razze diverse, siano ancora piu’ distanti. Come e’ inevitabile che sia, ci sono i racconti migliori e quelli peggiori ma in generale tutti sono buoni, nessuno straordinario e nessuno pessimo.
Ottimi "Visita alla mamma" di Williamson e "Diaspora" di Scott che rispettivamente aprono e chiudono la raccolta.
Il mio preferito resta "Test per due", tragicamente vero. Peccato per "Crio-UFO" che avrebbe meritato maggior approfondimento e "Trapianto" e’ un riassunto troppo stringato per un problema etico di ben altro respiro.
Nel complesso va ben oltre la sufficienza e lo si divora in un lampo.

Scheda Mondo Urania

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